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La “Suddeutsche Zeitung”, in sintonia con i commenti tra lo scandalizzato e l’incredulo della stampa europea,  ha dedicato ieri un articolo stroncante all’elezione a sindaco di Palermo, al primo turno, del candidato sponsorizzato e imposto da Marcello dell’Utri, il noto miliardario ex ergastolano per mafia, sodale di Silvio Berlusconi, con cui ha fondato Forza Italia nel 1993, e sostenuto con una lista sua propria da quell’altro fior di mafioso che è Totò Cuffaro, che è stato, vale ricordarlo, anche vicesegretario nazionale dell’UDC, di cui era segretario l’on. Pierferdinando Casini, che ovviamente non si rese mai conto con chi avesse a che fare.  Il neoletto sindaco, così non invidiabilmente balzato agli onori della cronaca nazionale,  risponde al nome di Roberto Lagalla, docente universitario di radiologia diagnostica e già rettore dell’ateneo palermitano,  che si è limitato a trovare spropositato e persino velenoso l’uso della “questione morale”, ma diremmo anche criminale, nei confronti della sua candidatura. Per parte nostra, concordiamo perfettamente con il nuovo primo cittadino di Palermo; anzi.  riteniamo che non possa avere più degni e titolati accompagnatori al suo fianco di Dell’Utri e Cuffaro per andare in via D’Amelio il 19 luglio prossimo a rendere omaggio a Paolo Borsellino nel trentesimo anniversario della strage di mafia in cui trovò la morte al tritolo insieme ai cinque uomini della sua scorta, tra cui una giovane donna (Emanuela Loi, 24 ani); qella morte al tritolo in cui era stato preceduto 55 giorni dall’altro Dioscuro della lotta vincente e senza quartiere alla mafia, Giovanni Falcone, e da sua moglie, il giudice Francesca Morvillo, e da tre uomini della scorta.

Se si ha un minimo di coscienza morale, di senso umano e di dignità personale, come ci può esimere dal constatare che un’elezione siffatta, per com’è stata promossa ed è avvenuta, non reca certo onore alla memoria di chi, come Falcone e Borsellino  e tanti altri Servitori dello Stato, a centinaia e migliaia, noti e meno noti, ha dato la vita nella lotta al crimine organizzato, a favore dello Stato democratico, della legalità, della libera, pacifica e civile convivenza? Come non constatare che la malattia morale, diventata malattia mortale del vivere onesto, che affligge la coscienza di tanta parte del popolo palermitano, siciliano, meridionale e, perché no, nazionale, è il dato che segna nel profondo in modo costante quanto maligno la storia d’Italia? Come non concordare con la stampa tedesca ed europea che trova inqualificabile il comportamento di chi, come decine di migliaia di palermitani,  in nome di una partita di pallone, non si è recato alle urne mentre la mafia votava a tutto spiano?. Che cosa sta dietro a quei 120 presidenti di seggio che non si sono presentati alla loro apertura, dando forfait?

In questa grave deriva della coscienza democratica e civile non solo dei palermitani, ma, ahime!, degli italiani non sorprende che il centrodestra, spesso  contiguo a una disonorata e mala società, vinca a man bassa dalle Alpi agli Appennini, da Genova all’Aquila, e si accinga a fare il bis al ballottaggio. A sua volta, il centrosinistra esce sconfitto, con i cinquestelle sulla via della dissoluzione e il PD che fa esangui progressi che non producono vittorie, mentre manca un programma di rinascita per l’Italia. Intanto, in Francia, quasi in una distanza siderale da noi, si confrontano il centro democratico del presidente Macron con la Sinistra  socialista e radicale di Mélénchon in una battaglia politica che sa di cose positive e di valore.

di Luigi Anzalone

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