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Quei reperti in una villa cittadina 

Il monumento funebre di cui Consalvo Grella, direttore emerito del Mueo Archeologico Irpino, con questo suo mirabile studio ci ha tramandato la memoria, riveste un’importanza straordinaria non solo per le sue caratteristiche intrinseche e il grande valore storicoartistico, me anche perché costituisce molto probabilmente una preziosa testimonianza materiale del tracciato dell’antica via Appia in Irpinia, ancor oggi controverso. La tomba di Iucundus e Rufino fu ritrovata negli anni Settanta in località Lupaparelli, in territorio di Guardia di Lombardi, nelle immediate adiacenze dell’antica chiesa di san Pietro, detta anche dell’Immacolatella, a margine dell’odierna S.S. 303. In un atto di donazione del 774 con cui Arechi II, duca longobardo di Benevento, offriva cospicui beni al Monastero di Santa Sofia, viene menzionata una località ad monumentum, che non si può escludere coincida con tale località. Gli elementi super stiti del grandioso monumento funerario circolare d’età romana localizzano un punto del probabile passaggio, in agro compsano, dell’antica via Appia. Difatti quando il grande suo ideatore e realizzatore, Appio Claudio Cieco, decise di costruire la propria tomba a un passo dalla via Appia, alle porte di Roma, dette avvio avvio a un costume che avrebbe caratterizzato da allora in avanti le principali via di Roma, in tutte le località e in tutte le epoche che fossero, vale a dire alla consuetudine di elevare le tombe nelle loro immediate adiacenze. Il punto in cui si colloca la tomba è sul tracciato irpino dell’Appia secondo l’ipotesi corrente, che vuole l’antica via Appia risalire da Eclano a Frigento e poi dirigersi lungo la SS 303 a Bisaccia e Lacedonia e da qui al ponte di Santa Venere; ma è anche sul tracciato dell’Appia secondo una nuova ipotesi, che proprio da Contrada Luparelli vedrebbe l’Appia dirigersi verso Conza e Calitri attraverso il ponte di Pietra dell’Oglio direttamente a Melfi. Non è da escludere che nei dintorni della località del ritrovamento altri reperti, se non addirittura un tratto selciato della regina viarum, possano prima o poi venire alla luce (è significativa la presenza in zona di vari toponipi quali Li Petri, Pietri di Sotto, Pietri di Sopra, Contrada Di Pietro). Non va dimenticato come i reperti in questione sono stati collocati dignitosamente nella villa avellinese di Guido Iannaccone, che la custodisce con profondo rispetto e amore, aprendo le porte della sua casa a chiunque in qualunque momento ne faccia richiesta. (G.T.) Sono ben conservati e, in qualche modo valorizzati, alcuni elementi superstiti di un monumento funerario d’età romana collocati dignitosamente e con un accenno di ricomposizione del monumento stesso nella villa di Guido Iannaccone, in via Zigarelli, contrada Chiaira (Avellino), su suggerimento e con la consulenza del professor Mario Napoli e del dottor Carlo Franciosi. Regolarmente denunziati a suo tempo alla competente Soprintendenza archeologica di Salerno e, pertanto, autorizzati ad essere custoditi in loco, possono essere visitati e studiati da chiunque ne faccia richiesta al proprietario della villa medesima. I reperti in questione, complessivamente nel numero di tre, si riferiscono a due rilievi figurati e ad un ‘iscrizione, databili al primo quarto del I secolo d. C. e facevano parte di un grandioso monumento funerario circolare, di cui si conservano anche alcune cornici, come quello di Sepino del magistrato municipale Ennius Marsus. Generalmente, questa classe di monumenti, che è anche di forma quadrata, come quello di Numisius Ligus, sempre a Sepino, e di Marcus Paccius,murato nella torre del Goleto di Sant’ Angelo dei Lombardi, è privilegio di un ceto sociale emergente, riferito per lo più a personaggi che in vita hanno ricoperto cariche pubbliche sia in ambiente civile che militare. Il monumento di Guardia dei Lombardi, in agro compsino conservato in Avellino, nella villa Iannaccone, appartiene a due personaggi conzani, come si evince dal testo epigrafico in parte mutilo: padre e figlio. Il primo, il dedicante, è un certo Iucundus di cui il gentilizio non è certo, ma potrebbe essere Mindius, Valerius o altro, di condizione sociale liberto e augustale; il secondo è Rufino, figlio del dedicante, iscritto alla tribù Galeria, di anni 25, designato alla carica municipale di quattuorviro. Infatti il testo dell ‘iscrizione integrato nelle parti mutile è il seguente: [MIND] IVS? P (VBLI) L (IBERTVS) [IVC] VNDVS [AVG] VST [ALIS] SIBI ET [MINDI] O? P(VBLI) F(ILIO) GAL (ERIA) RVFINO F(ILIO) AN (NORVM) XXV [IIII V] IR(O) I (VRE) D (ICVNDO) DESIGN (ATO) ET; a questo punto l’iscrizione si interrompe, perché manca un pezzo alla base, ma probabilmente doveva continuare con la dedica del monumento da patte di Iucundus anche ad altri membri della famiglia. Il quattuovirato è una magistratura tipica dei municipi italici romanizzati in Irpinia ricorre anche ad Aeclanum che per prima fu municipium i quali si sovrapposero alle vecchie organizzazioni sannitiche del territorio, diviso in vici e pagi. Nelle colonie, invece, la magistratura ricorrente è il duovirato, come ad esempio ad Abellinum, sulle rive del Sabato. Rufino, quindi, figlio di un genitore di umili origini, fu designato quattuorviro del Municipio di Conza, una magistratura, questa, ambita nel contesto delle assemblee locali, preposte da Roma ad amministrare il potere periferico. Il padre, infatti, era un liberto, cioè uno schiavo liberato con una capacità giuridica limitata rispetto a quella del figlio, che era nato libero; perciò, l’unica soddisfazione che poté ottenere nella vita pubblica conzana, fu l’umile investitura di augustale, cioè di sacerdote addetto al culto dell’imperatore, appunto perchè gli augustali erano scelti tra persone di estrazione libertina. Fu questo un aspetto particolare della «rivoluzione romana» che aveva portato alla ribalta la burocrazia equestre, la borghesia municipale e la massa dei li berti arricchiti i quali si sentirono realizzati socialmente e giuridicamente tramite l’investitura dei figli nella vita pubblica. Per questo, è interessante sottolineare che nel contesto dell ‘iscrizione, alla linea tre, il liberto ed Augustale Iucundus fa ripetere due volte la ‘parola figlio, quasi per dissipare qualsiasi dubbio che Rufino, nato libero, iscritto alla tribù Galeria, magistrato designato, era proprio suo figlio. Un esempio di orgoglio per l’ascesa giuridica e sociale di un membro della famiglia. I due rilievi figurati poi, che erano collocati sulla parte terminale del monumento, su comici modanate, decorate con ovuli e fiori di acanto, rispettivamente rappresentano, il primo un gladiatore con lancia, affrontato ad un leone, di cui è riportata solo la testa, ed il secondo un asino o mulo? con ephippium (sella) su cui risalta un oggetto poco decifrabile, una bulga (borsa?). Certamente questi due rilievi hanno attinenza con la vita di uno dei due personaggi dell’ epigrafe e, precisamente, con quella di Iucundus. Il gladiatore con il leone potrebbe far riferimento alla carica di augustale del predetto personaggio conzano il quale, in virtù di questa carica che lo preponeva al culto dell’imperatore, poteva organizzare in suo onore dei ludi di carattere circense. Il quadrupede sellato con la bulga, riportata sulla sella stessa, potrebbe invece riferirsi allo stato di benessere raggiunto dal liberto medesimo, Iucundus, tramite il commercio esercitato con l’aiuto di questo animale da soma. Manca invece sul monumento il pezzo distintivo del quattuorviro Rufino, che poteva essere rappresentato dalla sella curulis. Non è improbabile, però, che questo elemento del monumento sia andato smarrito, o che il segno distintivo del predetto personaggio non sia stato proprio riportato sul monumento stesso, in quanto, la magistratura di quattuorviro, già in sè prestigiosa e altresì menzionata nell’ epigrafe, non aveva bisogno di altri segni per essere esaltata.

 

Di Consalvo Grella pubblicato il 03/09/2011 sul Quotidiano del Sud

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