Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, è tornato a commentare i quattro arresti legati all’attentato dinamitardo che ha colpito la sua abitazione. Nelle interviste rilasciate a la Repubblica, al Corriere della Sera e ad Agorà Estate, il giornalista ha delineato un quadro inquietante, fatto di minacce continue, piste mafiose e una vera e propria rete organizzata dietro l’attacco.
Ranucci ha rivelato che la pressione su di lui non si è mai fermata: “Negli ultimi tempi ho continuato a ricevere minacce da vari ambienti che non ho mai voluto rendere note”. Il giornalista ha precisato di aver denunciato ogni singolo episodio alle autorità competenti e che il materiale è ora al vaglio dei magistrati. Tra i messaggi più pesanti, uno recitava: “Prima o poi ti toglieranno la scorta e allora sarà bellissimo”, a cui si aggiungono i propositi ostili intercettati da parte di un esponente della ‘ndrangheta.
Se da un lato Ranucci si dice impressionato dal “lavoro certosino” di magistrati e Carabinieri, dall’altro si dice scosso dallo spessore della manovalanza criminale (proveniente dalla Campania), definita come una squadra che fa di mestiere attentati ed estorsioni per la criminalità di alto livello: gli indagati si vantavano di precedenti violenti, affermando di voler “fare la storia” e di essere pronti a “far cadere i palazzi”. Ranucci ha smentito le prime ricostruzioni: “L’esplosivo utilizzato non era polvere pirica, ma una carica ad alto potenziale”.
Se fossero esplosi i serbatoi di GPL delle auto di famiglia, le conseguenze sarebbero state tragiche. “Io o mia figlia Michela saremmo potuti uscire per andare a prendere una cosa dimenticata in macchina, o poteva passare un vicino col cane. Sarebbe andata diversamente”, ha confessato il giornalista, ammettendo lo stordimento per aver dovuto rivivere quel giorno.
Sui mandanti il conduttore non ha dubbi: esistono ed emerge chiaramente dagli atti, dato che gli esecutori materiali hanno goduto di assistenza legale e schede SIM protette per comunicare in modo sicuro. Per quanto riguarda il movente, Ranucci ha ribadito agli investigatori la presenza di forti coincidenze temporali e geografiche con un’inchiesta di Report: quella sul ritrovamento di mitragliatrici “dimenticate” nel cantiere navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo. L’auspicio del giornalista è che gli arrestati decidano di confessare e parlare.
“Ho sentito la presenza costante della procura e dei carabinieri. Ma sinceramente, ormai dalla Rai non mi aspetto più nulla.”
Ranucci ha voluto marcare una netta differenza tra il sostegno istituzionale e quello aziendale: il conduttore ha lamentato una sostanziale solitudine all’interno dell’azienda, spiegando di aver ricevuto soltanto due messaggi di circostanza (uno dal capostruttura e uno dal responsabile della comunicazione) dopo la notizia degli arresti.
Oltre al plauso generale alle forze dell’ordine, Ranucci ha rivolto un ringraziamento speciale al magistrato Carlo Villani (fino a poco fa all’Antimafia e appena nominato capo della Procura di Velletri, competente per la zona in cui risiede il giornal): “Mi aveva promesso che avrebbe chiuso questa parte delle indagini prima di andare via e lo ha fatto”.


