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La fissazione della data del referendum ha provocato violente polemiche politiche. Anche questa decisione, infatti, è apparsa frutto della spregiudicatezza del premier, che usa a suo piacimento le istituzioni di tutti come se ne fosse il padrone e non il garante. Cominciamo, però, con il dare a Cesare quel che é di Cesare. Renzi si è dimostrato mille miglia avanti per furbizia rispetto ai suoi avversari, soprattutto relativamente alla formulazione del quesito elettorale. Nonostante le opposizioni siano insorte, esso richiama il titolo dai toni populisti della riforma (Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente ”Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” ecc. Ecc.?). Poichè le probabilità che la riforma approvata sia stata intitolata in maniera così congegnata per un caso sono pari a zero, è evidente la luciferina abilità del premier nell’aver predisposto con molto anticipo la trappola! Se l’esecutivo, comunque, ha davvero fissato quella data senza nè consultare nè informare le opposizioni, ha calpestato ogni regola non scritta di bon ton istituzionale. E ancora una volta ha mostrato la prepotente disinvoltura del premier, sempre più incline a calpestare le regole condivise di convivenza politica. Del resto, non è certo l’unico caso. Ha rinviato per settimane la fissazione della data. Intanto, però, ha partecipato a manifestazioni varie con il "si" in bella mostra sulle tribune. In qualunque Paese di consolidate tradizioni democratiche sarebbe stato considerato scandaloso che un premier si esponesse nel sostenere una delle due tesi in campo prima ancora che venisse ufficialmente indetto (da lui stesso) il referendum! E poi, la scelta del 4 dicembre. Per poter innanzitutto lucrare sugli effetti delle mance elettorali contenute nella legge di bilancio. Comunque, l’annuncio di un voto per la prima volta in pieno inverno e all’inizio di un bel ponte, equivale quasi a un invito a disertare le urne. Una cosa particolarmente grave in un periodo in cui le istituzioni dovrebbero fare di tutto, invece, per incentivare la sempre più scarsa partecipazione dei cittadini alle urne! Già la settimana scorsa il premier aveva dato un altro esempio della sua tendenza a piegare le istituzioni ai propri fini politici, con pesanti riflessi negativi sulla vita del Paese! Il non- dibattito parlamentare sull’Italicum, concluso con la maggioranza ricompattata su una delle più inconcludenti, risibili e vuote mozioni che la storia parlamentare repubblicana ricordi, nè è stato una prova clamorosa! “La Camera si impegna – recitava il testo – ad avviare nelle sedi competenti una discussione sulla legge 6 maggio 2015 n.52 (l’Italicum), al fine di consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e valutare la possibile convergenza sulle suddette proposte”. In poche parole, la Camera si è impegnata ad…impegnarsi! Insomma, purissima aria fritta! Senza alcuna, neppure sommaria, indicazione di direzione di marcia! Non una parola in più sui meccanismi – a cominciare dall’enorme premio di maggioranza e sulla sua attribuzione al partito anziché alla coalizione – che hanno suscitato maggiori perplessità. E neppure un cenno ai punti su cui si potrebbero apportare delle modifiche, definite solo "eventuali" e "possibili". Un vuoto pneumatico provocato dalla volontà del premier di tenersi aperti per ora tutti i giochi, per poi preferire quello che meglio gli garantirà la sopravvivenza! La sua non-scelta si è tradotta, però, in una pagina di palese impotenza della Camera, mobilitata a discutere sul nulla, perciò in una delle più ingloriose nella storia parlamentare repubblicana! Il comportamento tortuoso e politicamente truffaldino del premier in momenti importanti per la vita democratica del Paese – come le sedute delle Camere o il referendum sulla Costituzione – con le sue furbizie e gli imbrogli non fa che accrescere le diffidenze e avvelenare i rapporti politici. E’ fortemente divisivo delle forze politiche e degli italiani. E contribuisce ulteriormente a far diminuire la fiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni.
edito dal Quotidiano del Sud

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