Mercoledì, 26 Agosto 2026
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In fondo, non ha sorpreso quasi nessuno l’annunzio dell’uscita dal Pd del senatore semplice di Rignano, con relativa telefonata di rassicurazione al premier Conte sul suo appoggio al governo (magari fino al prossimo “Giuseppe stai sereno”?) Da qualche giorno i segnali si erano fatti più frequenti e decifrabili. Prima, la sproporzionata e vittimistica polemica innescata dalla Boschi sulla mancanza di toscani al governo, quasi a voler trovare una possibile giustificazione ad una scissione in tempi brevi. Infine, le dichiarazioni di alcuni altri esponenti del gruppone renziano. Fino alla non-smentita della neo-ministra Bellanova sulla possibilità di una separazione, ma “non ora” (Vedremo cosa magari troverà da condividere una rappresentante del glorioso mondo dei braccianti con chi è stato sempre più attento a banchieri e grandi industriali che non ad insegnanti e lavoratori!).

Il Pd è riuscito ed evitare le elezioni anticipate. E gli esponenti della componente renziana, forti nei gruppi parlamentari, sono stati i massimi beneficiari dell’operazione. Si sono infatti salvati dalla tagliola delle liste di Zingaretti! Tuttavia, la possibile formazione di una nuova forza politica – per ora preceduta dalla formazione di gruppi parlamentari “dedicati” – è entrata nella fase operativa. Essa troverà certamente il suo momento celebrativo nella edizione della Leopolda prevista ad ottobre. I dibattiti e le scenografie della vecchia stazione fiorentina hanno sempre segnato il confine tra il mondo renziano e il resto della politica. Compreso il Pd. Utilizzato, prima, come terreno per una velleitaria rottamazione. Poi come arma di pressione per pericolosi disegni di trasformazione costituzionale (casuale che sia anche la proposta del capitano leghista?). E infine, abbandonato quando Renzi si è accorto che la riconquista sarebbe stata un’opera titanica per un impaziente come lui. Poichè la parlantina non gli è mai mancata, certamente nei prossimi giorni sentiremo tante ragioni. Le probabili e le più improbabili, sempre in bilico tra il vittimismo e l’orgoglio di una nuova, imprecisata appartenenza. La novità sembra essere che non tutti i renziani “sciarpa littoria”, cioè della prima ora, lo seguiranno in quella che per ora sembra una avventura un po’ improvvisata. Tra questi alcuni fra gli esponenti dell’esecutivo Conte non ritengono positiva né convincente l’iniziativa renziana. Essa depotenzia comunque la forza del partito che più ha deciso di contrastare l’involuzione culturale e politica portata avanti dalla Lega. E rischia di frammentare ulteriormente il fronte che vi si oppone. Nel panorama delle tante cose che sentiremo, sarà comunque taciuta, ovviamente, l’unica ragione, quella vera: l’allergia della primadonna Renzi alle leadership collettive e ai disegni definiti da altri. Insieme al suo perenne guardare al centro.  Visto però sempre come fascia di elettorato da conquistare o da annettere, senza alcuna capacità di saper interpretare l’anima moderata o le vere esigenze del Paese! Oggi, secondo sondaggi riservati, il possibile bottino renziano sarebbe intorno al 3%.-5%. E con atteggiamenti centristi si muove anche Conte…  Lo smottamento di FI – abbandonata oltre che da Toti da quattro deputati mentre altri si preparerebbero, insofferenti al sovranismo leghista – è stato con ogni probabilità l’acceleratore dell’operazione renziana. Se nel frattempo, le uscite da Fi fossero diventare una emorragia, esse avrebbero finito per lasciare solo le briciole alla formazione neo renziana. La scelta dei tempi è diventata, perciò, essenziale. I toni, ora, sembrano essere quelli di una separazione quasi consensuale. Chissà se saranno così anche dopo! I renziani continuerebbero a sostenere il governo da autonome posizioni (e spartizioni). Almeno alla Camera, potrebbero costituirsi in gruppo autonomo (sottraendo al Pd la quota di finanziamenti per i gruppi relativa agli aderenti). Al Senato, invece, approderebbero al Gruppo misto perchè la normativa vieta la costituzione di formazioni che non si siano presentate alle elezioni!

In conclusione, un’iniziativa che rischia di rendere il terreno politico ancora più friabile, se non   soggetto a scossoni!

di Erio Matteo

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