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“Revolving Karma”, da Montoro al Ravello Festival

Quello che fai conduce a quello che meriti. Quello che causi è quello che avrai. Molto semplicisticamente, è questo ciò che il karma definisce: una relazione di causa-effetto connessa non solo ai comportamenti, ma anche e soprattutto alle emozioni che li muovono e che regolano, perciò, il mondo, il suo divenire, le ricompense e le conseguenze per i suoi abitanti.
È ispirandosi a questo principio che Fabrizio Esposito, direttore artistico e coreografo della compagnia @Motion e della scuola di formazione tersicorea Academy Dance di Montoro, ha creato “Revolving Karma” per il Ravello Festival 2017, che sarà in scena sullo splendido palco all’aperto di Villa Rufolo Sabato 22 Luglio e che vedrà esibirsi oltre 40 allievi-danzatori provenienti da centri di formazione di tutta la Campania.
«Il filo conduttore scelto da Laura Valente (direttrice artistica del settore Danza, Tendenze e Nuovi Linguaggi, Progetti Speciali e Formazione del Ravello Festival, ndr) per l’edizione di quest’anno è il “muro” o, meglio, i “muri”, in tutte le loro accezioni – racconta Esposito – Ma, com’è ovvio, il richiamo al momento più vicino a noi è certamente tutto ciò che ruota intorno alla questione migranti: i muri “fisici” dei paesi che alzano le barriere contro i nuovi arrivati; i muri “ideologici” ed “emotivi” che alziamo con la paura e la diffidenza». Un modo di fare, di esistere, praticamente innato negli esseri umani, che si ripresenta da millenni e non accenna a scomparire e che, per questo, è destinato ad essere ripetuto all’infinito, o almeno fino a quando non si deciderà a far prevalere un diverso tipo di coraggio, e non solo quello che fa difendere ad oltranza lo status quo.
«Così il pretesto narrativo che ho usato è stato quello della leggenda di Tirreno. Questa figura mitica – interpretata sulla scena da Riccardo Esposito – è descritta in vari frammenti di opere e autori antichissimi, come Dionigi di Alicarnasso o Strabone, e possiamo forse definirlo il primo migrante della storia. La leggenda di Tirreno, infatti, racconta di come suo padre Atys, re di Lidia, ne estrasse a sorte il nome tra i figli e lo spedì con parte della popolazione “aldilà del mare”, a cercare un futuro migliore lontano da una terra flagellata dalla carestia. Quel mare prenderà proprio il nome del giovane migrante, che si troverà costretto a lottare contro gli ostacoli naturali, come le tempeste, le onde, la siccità, prima di sbarcare su quelle che sono le attuali coste della Toscana. Lì combatte contro i popoli autoctoni e muore prima di vedere compiuta la sua missione. Sarà il figlio Tarconte (in altre versioni indicato come un fedele compagno) a portare a termine tutto, a fondare nuove città governate dal vecchio popolo di Lidia e a dare origine a quella che sarà ricordata come la civiltà etrusca. A quel punto, saranno proprio i nuovi arrivati ad adottare i comportamenti di chi li aveva osteggiati fino a quel momento e ad alzare nuovi muri. E se vogliamo dirla tutta, gli Etruschi sono stati poi spazzati via dai Romani…».
Ci sono sicuramente molte differenze tra le conquiste e l’epica narrativa dei secoli scorsi con l’attuale questione dei migranti, ma è difficile non riscontrare dei principi comuni: siamo comunque di fronte a popolazioni che non hanno le condizioni minime di vita per restare dove nascono, e la cui integrazione in nuovi paesi non può avvenire in modo indolore, ma si rende necessaria alla sopravvivenza. «Anzi, ciò che noi abbiamo in più rispetto a chi ci ha preceduto è la consapevolezza, la conoscenza profonda delle questioni politiche, geografiche, storiche, e dovremmo usarla per trovare soluzioni più ragionate di una guerra. O di un muro. E invece, ecco che restiamo prigionieri di questo eterno e ciclico ritorno, di un karma immutabile».
Proprio perché si tratta di un progetto che ha a che fare con la formazione di giovani lavoratori dello spettacolo, Esposito ha coinvolto un team in tutto il processo creativo: «Ho assegnato la creazione di alcune coreografie a Fioravante Botta e Luigi De Stefano, prezioso è stato l’aiuto come assistente alle coreografie di Luigi Pagano, i costumi che vedrete in scena sono stati disegnati da Manuel Calabrese, per la ricostruzione della drammaturgia e la scrittura di alcuni interventi di prosa presenti nel balletto è intervenuta M.Rosaria Carifano, la voce fuori campo che darà vita alle parole di Tirreno è dell’attore Giuseppe Pavarese». Non resta quindi che partecipare, in qualità di pubblico, alla serata del 22 Luglio, in quello che, forse, è il più bel teatro all’aperto d’Italia.

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