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Il triste episodio del maestro di Foligno “bimbo nero, sei brutto, voltati” merita qualche approfondimento più pregnante, al di là di ogni occasionale moralismo. I rigurgiti razzisti sono, ormai, presenti in tutta Europa, ma la vicenda di Foligno – condannata senza riserve, come già avvenuto da parte di chi ha competenza istituzionale in materia e da tanti seri osservatori – ha evidenziato un aspetto forse non sufficientemente considerato: la grande lezione che ci è stata data dai piccoli compagni di classe della piccola vittima, sono stati i primi a raccontare dell’accaduto ai propri genitori. Il resto lo ha fatto facebook con un post subito rimosso, ma l’ondata di indignazione ormai era un fiume in piena. Dalla minicattedra umana e civile di questi bambini sconvolti – abitualmente attenti alla cattedra istituzionale dei loro maestri – è stata data una grande lezione di solidarietà alla stragrande maggioranza degli adulti italiani, attanagliata dalla paura di evitare qualche attacco al perimetro delle loro consolidate certezze quotidiane di benessere. È una lezione autentica in quanto ci proviene da uno spazio, quello della scuola, forse l’ultimo baluardo di difesa valoriale di una comunità sconnessa, ove il connettivo di valori, di principi, di concrete disponibilità costituisce solo il ricordo di percorsi umani e sociali che hanno attraversato le nostre famiglie di origine, nonostante la scarsità di risorse materiali. Scarsità di risorse materiali, ma feconda abbondanza di risorse umane e spirituali che hanno forgiato intere generazioni: perché, allora, non raccogliere la domanda dei solidali bambini di Foligno che, con il loro grado di allarme, ci chiedono proprio la riscoperta di questi valori? È un riscontro immediato quello che questi piccoli educatori, piccoli solo per ragioni anagrafiche, ma grandi per la loro sensibilità, senza aspettare che lo sprovveduto maestro razzista, diventi padre o nonno per percepire che siamo persone, al di là del colore della pelle o delle condizioni economiche e sociali. Vorrei concludere queste brevi e modestissime riflessioni cercando di dare a me stesso e alle tante persone che ancora pensano, con responsabilità e senso critico, una sintetica chiave di lettura di quello che sta avvenendo in Italia, in Europa e nel mondo, sul piano umano, culturale e politico. In questo non facile sforzo mi viene in aiuto una autrice francese Charlott Beradt, col suo libro “Il Terzo Reich dei sogni” dove questa giornalista analizza i sogni di molti cittadini tedeschi negli anni che precedettero l’avvento del nazismo. In sostanza Beradt confermava nel suo scritto una celebre intuizione di Carlo Gustav Jung secondo il quale Adolf Hitler aveva conquistato l’inconscio del suo popolo. Questo riferimento certamente vale per i totalitarismi, ma il sempre crescente sovranismo e la polarizzazione del consenso più verso personaggi “forti” che verso partiti con un pensiero autenticamente democratico, ci porta a considerare – direi a prendere atto – che l’efficacia pervasiva dei social all’interno delle democrazie occidentali, genera le peggiori intolleranze, condite da una considerevole dose di stupidità. Per fortuna dalla scuola italiana, nonostante tante zone d’ombra, ci proviene una grande e generosa lezione umana e spirituale proprio da parte di coloro per i quali, noi adulti, dovremmo promuovere orizzonti di speranza e di futuro.

di Gerardo Salvatore

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