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Riecco il “ceto medio”

 

Un Quotidiano della stampa nazionale di ieri, con riferimento alle amministrative di Roma, titolava: "Il ceto medio vota Bertolaso". Questa improvvisa riproposizione della questione delle "ceto medio" merita qualche opportuna riflessione, dal momento che la tematica, da qualche tempo, non occupa più una posizione rilevante all’interno del dibattito socio-economico non solo italiano, dopo una articolata analisi sulla crisi del ceto medio che portava a concludere sulla crisi dello stesso. Si trattava – veniva affermato – di un malessere diffuso, di un progressivo impoverimento e abbandono di stili di vita prestigiosi, della diminuzione dei consumi e quindi di una condizione di complessivo benessere. La vulnerabilità del ceto medio – veniva altresì sottolineato – era certamente ascrivibile all’innalzarsi del costo della vita, alla perdita del potere d’acquisto, al blocco delle retribuzioni, sia nel settore pubblico che in quello privato, alla percezione soggettiva di incertezza economica. Conseguenzialmente ne derivava la compromissione della dimensione progettuale, specie tra i giovani tra i quali cresceva il senso di deprivazione rispetto alle generazioni precedenti. La stessa famiglia del ceto medio diventava – e lo è ancora – di fatto l’unico ammortizzatore sociale per i giovani disoccupati, non sufficientemente motivati per scegliere la via della emigrazione interna e europea: nelle zone interne del nostro Mezzogiorno il fenomeno era vissuto in proporzioni maggiori rispetto alle altre aree del paese. Attualmente alcuni studiosi non parlano più di crisi del ceto medio, ammettendo che si tratta, ormai, della sua scomparsa. Il progressivo crollo di questo gruppo sociale omogeneo, con funzioni di cerniera sociale e di stabilizzazione politica, comporta nuovi scenari di soggettività sociale, culturale e politica i cui contorni non sono stati ancora adeguatamente soppesati dalla classe politica che, alternativamente, si è avvicendata al governo del paese. Al posto del ceto medio è così emersa una forte differenziazione non solo tra categorie e posizioni, ma anche all’interno delle categorie stesse e emersa una contrapposizione sempre più marcata tra il ceto medio del settore pubblico e quello che lavora nel settore privato. Il clima di incertezza ha amplificato le distanze tra chi è protetto e chi non lo è, inasprendo i rapporti sociali. Mentre i partiti tradizionali si dissolvevano, facendo prevalere il litigio e le accuse reciproche, emergeva ed emerge ancora progressivamente l’antipolitica e la ricerca indiscriminata del modo nuovo del fare politica. La miopia culturale e politica della classe politica dirigente non ha considerato le condizioni di subalternità del vecchio ceto medio, che costituisce ormai una vera e propria questione sociale e democratica. Non la questione sociale nel senso di una debole e limitata nel tempo capacità di resistenza di questo ceto agli effetti perduranti della crisi. Non la questione democratica ed i rischi di involuzione politica ormai abbastanza percepibili, alimentati da un crescente senso di incertezza e di maggiore esposizione alle condizioni di povertà dei gruppi sociali che più contribuiscono con il loro lavoro dipendente alla ricchezza di tutta la società. Non casualmente al vertice del G20 di Cannes del 2011 l’attuale presidente del Brasile Dilma Roussff – attualmente sospesa "dall’impeachmento" della Camera – individuò, come priorità della politica economica del proprio governo, "l’inclusione della popolazione della classe media". Attualmente è diventato sempre meno sostenibile, all’interno dei paesi della comunità europea, attuare ulteriormente politiche restrittive per le loro classi medie, anche perché, a fronte di una concreta ed oculata lettura della situazione, il ceto medio italiano ed europeo non esiste più. In realtà, per una linea strategica per alleviare l’attuale crisi, c’è bisogno di dare senso politico e respiro progettuale ai sacrifici richiesti ai lavoratori, alle famiglie e alle piccole imprese che fino a qualche decennio fa, costituivano il vitale ceto medio del paese. Se questo è vero i consensi per Bertolaso, a Roma, saranno davvero pochi.
edito dal Quotidiano del Sud

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