“Come Godard ha saputo guardare all’enorme patrimonio classico di immaginario per ispirarsi e travalicarlo, così noi dello Zia Lidia Social Club, guarderemo al suo cinema per vivere l’avventura del cinema a partire dal suo più grande Maestro e inventore”. Spiega così Michela Mancusi dello Zia Lidia Social Club l’idea da cui nasce la rassegna dedicata al regista Jean Luc Godard, al via domani sera, alle 20.30, al Partenio con la proiezione del Disprezzo, nella sua versione integrale in lingua originale, con sottotitoli in italiano. Il film sarà introdotto dal critico cinematografico Francesco Della Calce, direttore artistico del Mistro Film Festival, speaker per Radio Marte. Ad accompagnare la proiezione gli interventi di Ciro Borrelli, Angelo Iermano, Alessandro Guerriero, Michela Mancusi, Mauro Pagliuca, Bianca Maria Paladino. Quello che proponiamo – prosegue Mancusi – è un atto d’amore per Godard e per chi è alla ricerca di un’idea più sofisticata di innovazione delle arti visive. L’opera di Godard è infinita, assoluta, gigante. Jean Luc Godard è uno dei registi più proliferi della storia del cinema e allo stesso tempo un “padre” ed un innovatore. Il nostro approccio all’opera complessiva di Godard è da osservatori attenti e studiosi, non tenteremo di spiegarlo, non spetta a noi l’esegesi dei film di Godard, ma piuttosto tenteremo di “educare” lo sguardo al cinema per far comprendere ad un occhio sempre più pigro e assuefatto alle serie tv, alle visioni tablettate e piattaformate, cosa è cinema e cosa non lo è. Partendo dell’ assunto godardiano che il “cinema è il cinema!”. Godard trasse la storia da un romanzo di Moravia. Nelle sue mani il romanzo diventa il pretesto per uno dei suoi racconti più narrativi: la storia di uno sceneggiatore, di un produttore, di un regista e di un’attrice bellissima, dove il paesaggio mediterraneo offre un sontuoso contrastor alla volgarità del mondo cinematografico”. Lo scrittore Paul Javal vive a Roma con la moglie Camille. Gli viene chiesto dal produttore americano Jerry Prokosch di riscrivere la sceneggiatura di un film ispirato all’Odissea la cui regia è stata affidata a Fritz Lang che Prokosch ritiene troppo intellettuale. Il produttore è attratto da Camille e Paul lascia che i due, nonostante la contrarietà di lei, possano rimanere da soli. Da questa situazione prende forma il disprezzo che Camille inizierà a provare per il marito.
“Per la prima volta, con Le mépris (Il disprezzo, 1963) – scrive Fernando Di Giammatteo – Godard abbandona il terreno che gli è familiare. Accetta una proposta dell’industria, sceglie un romanzo di Moravia che detesta (“È un volgare e grazioso romanzo da leggere in treno, pieno di sentimenti classici e fuori moda”) e lo trasforma: non tanto nella storia quanto nel significato e negli echi che suscita. Il disprezzo moraviano diventa, nella mani di un Godard, un atto di accusa contro il cinema commerciale e i compromessi che gli autori, colpevoli anch’essi, debbono accettare per sopravvivere. Per lui il cinema è la vita e la realtà. Crede in ciò che ha sempre fatto, ha fiducia nel mito e nella natura, nel sole e nel mar del Mediterraneo, lì davanti a Capri”. L’appuntamento dà il via alla nuova stagione cinematografica dello Zia Lidia.
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