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In questo tempo così incerto e sospeso, dove il ritorno alla normalità di una vita non più in maschera è ancora di là da venire, vi è l’esigenza, direi l’imperativo, per le forze democratiche e culturali democratiche innanzitutto di porre al centro della propria riflessione e della conseguente iniziativa per l’Italia del futuro, più o meno immediato, l’obiettivo di un forte, significativo ed efficace rilancio della nostra Scuola di ogni ordine e grado. Dobbiamo, infatti, ripartire dalla scuola, dalla sua insostituibile e fondamentale funzione di formazione cultural-spirituale e di istruzione professionale se vogliamo fornire alle nuove generazioni mezzi adeguati e contenuti validi per attrezzare la mente, emozionare il cuore, tenere a freno gli istinti, al fine di svolgere al meglio il “mestiere di vivere” e contribuire a livello teorico o pratico alla dantesca “operatio humanae universitatis”, che si trova alle prese con problemi inediti quanto terribili, quali il superamento della pandemia, che ha ucciso circa cinque milioni di esseri umani, e con una situazione del pianeta che sembra vicina alla catastrofe e al collasso ecologico. Possiamo ripartire dalla scuola perché, anche a prescindere dalla sua storica funzione centrale nella storia di ogni società civile, essa ha retto e sta reggendo bene di fronte alle difficoltà enormi indotte provocate dal Covid. In questi due terribili anni il sapere messo a disposizione degli studenti è stato tutt’altro rapsodico e scadente, bensì di elevata qualità; il dialogo educativo, privato di comunicazione personale diretta, è stato caratterizzato comunque da grande e partecipe intensità e da rinnovata vis di approfondimento critico. La Dad, insomma, è stata utilizzata al meglio e si è rivelata anche uno strumento a cui non rinunziare in futuro per dialoghi culturali a distanza, quanto mai formativi. Il merito fondamentale, esclusivo, di fronte a tanti troppi demeriti governativi, va o al corpo docente e, più in genere, al personale della scuola. Chi lavora nella scuola, nonostante stipendi che gridano vendetta al cielo per la loro inconsistenza, ha dato prova di assoluta serietà, senso del dovere, spirito di sacrificio a fronte di rischi tutt’altro che lievi per la propria incolumità. Gli stessi studenti, tranne qualche estemporaneità, hanno dimostrato maturità e amore per il sapere e per la scuola. Rilanciare la scuola significa, a mio avviso, innanzitutto decidersi a pagare meglio chi vi lavora. Significa, inoltre, approntare e realizzare un piano di edilizia scolastica che dia a milioni di studenti italiani edifici e aule moderne e ben attrezzate, che ancora assolutamente non hanno specie al Sud. (Basta farsi un giro per le scuole napoletane dei quartieri popolari o dei centri limitrofi, dove le aule sono stamberghe, per rendersene conto). Significa ancora, e prioritariamente, destinare parte cospicua del sistema dei trasporti alle esigenze di milioni di ragazzi che abitano in luoghi lontani da scuole e università. Ma il problema dei problemi è di restituire, con adeguati provvedimenti organizzativi, piena e integra e autorevolezza alla Scuola, come istituzione dotata di autorità liberatrice e dispensatrice di sapere. Certo occorre ripensare profondamente tanti contenuti dell’insegnamento per i tempi nuovi che attendono le nuove generazioni. Ma questo è un discorso complesso che merita di essere affrontato a parte e in modo adeguato. Ci proveremo a farlo.

di Luigi Anzalone

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