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Ristori Covid, condannati due commercialisti avellinesi

Ristori covid, condannati due commercialisti avellinesi. Il Tribunale di Avellino, presieduto dal giudice Fabrizio Ciccone, ha emesso la sentenza relativa al procedimento abbreviato che vedeva imputati i due   professionisti, arrestati dalla Guardia di Finanza, per una maxi truffa di un milione e duecentomila euro sui ristori Covid.

Assistiti dagli avvocati Alberto Biancardo, Vincenzo Di Vaio e Alfonso Laudonia, il giudice Ciccone ha condannato  P. V alla pena di 3 anni di reclusione e R.I.  alla pena di 2 anni e 10 mesi di reclusione. Altri imputati nel medesimo procedimento erano difesi dagli avvocati Giacomo Sorrentino e Nello Pizza.

Il 7 novembre, i Finanzieri del Comando Provinciale di Avellino hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali disposta dal G.I.P. del Tribunale di Avellino nei confronti di quattro soggetti, tra cui due professionisti e due prestanome. Contemporaneamente è stata eseguita una misura ablativa di carattere reale con il sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di 1.190.968 euro. L’operazione era stata condotta in relazione ai reati di truffa continuata ai danni di un ente pubblico, riciclaggio, autoriciclaggio e falso in bilancio.

Il provvedimento restrittivo è l’esito di complesse indagini svolte dal Gruppo di Avellino della Guardia di Finanza, che hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei due professionisti irpini. Questi ultimi, avvalendosi di quattro società e di due prestanome compiacenti, nel 2021 hanno indebitamente beneficiato delle misure di sostegno economico destinate ai soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Le suddette misure, previste dai Decreti Legge 41/2021 (c.d. “Decreto Sostegni”) e 73/2021 (c.d. “Decreto Sostegni-bis”), consentivano all’Agenzia delle Entrate di erogare contributi a fondo perduto agli operatori economici che ne avessero fatto richiesta. Tali contributi erano determinati applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2020 e quelli del 2019.

Le indagini, dirette e coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno fatto emergere che i due professionisti avevano ideato un complesso sistema fraudolento per ottenere i benefici, attraverso la presentazione di istanze da parte delle società coinvolte, in cui veniva falsamente dichiarata una flessione media mensile del fatturato tra il 2019 e il 2020. Questo ha consentito loro di percepire illecitamente contributi per un importo complessivo pari a 1.190.968 euro.

Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato che le società coinvolte avevano presentato dichiarazioni fiscali integrative ai fini IVA e per le imposte dirette, rettificando quelle originariamente depositate per gli anni d’imposta 2019 e 2020. In tali dichiarazioni, erano riportati dati non veritieri, con un volume d’affari di circa 9 milioni di euro per ciascuna società, al solo scopo di simulare una flessione media del fatturato di circa 750.000 euro tra il 2019 e il 2020. Durante i controlli effettuati dalla Guardia di Finanza non è stata reperita documentazione fiscale, amministrativa o contabile idonea a dimostrare il fatturato dichiarato nelle integrazioni.

I due professionisti, inoltre, in concorso fra loro, trasferivano parte delle somme indebitamente percepite a una società per azioni con sede a Milano, a loro riconducibile in quanto rispettivamente rappresentante legale e presidente del collegio sindacale. Tale trasferimento avveniva mediante la creazione di dati fiscali e contabili falsi, con l’intento di ostacolare l’identificazione della provenienza illecita dei fondi. Uno dei due professionisti è, inoltre, indiziato di false comunicazioni sociali, per aver riportato nel bilancio di una delle società fatti materiali rilevanti non corrispondenti al vero.

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Michela Della Rocca

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