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Ritorno tra i banchi, un minuto di silenzio per ricordare gli studenti e le studentesse di Gaza che non potranno tornare in classe

Un minuto di silenzio nel primo giorno di scuola per ricordare gli studenti e le studentesse di Gaza che non potranno tornare in classe, vittime dei bombardamenti o costretti a rinunciare allo studio perché scuole e università sono state distrutte. E’ l’appello lanciato dalla Rete dei docenti per Gaza.

Si tratta, spiegano gli organizzatori, di una risposta a quello che definiscono uno “scolasticidio”: la cancellazione sistematica del diritto all’istruzione all’interno della popolazione palestinese.

“Lo scolasticidio è uno strumento del genocidio. Con questo momento di silenzio vogliamo che il nostro messaggio di solidarietà e vicinanza al popolo palestinese arrivi forte e chiaro” – si legge nell’appello.

La proposta è stata in molti casi inserita all’ordine del giorno del primo collegio docenti dell’anno scolastico, tenutosi il 1° settembre. In altri è stata semplicemente presentata, perché ciascuno possa decidere di aderire singolarmente. “Il minuto di silenzio non si presenta come un’iniziativa sporadica, ma vuole essere il momento simbolico di apertura di un anno scolastico in cui il mondo della scuola si dedicherà alla formazione di insegnanti e studenti con diverse iniziative sul tema della cultura palestinese”, concludono i promotori.

L’obiettivo è quello di restituire alla scuola il suo ruolo costituzionale, liberarla da ideologie belliciste, linguaggi di forza e pratiche securitarie in modo che diventi davvero un luogo di pace e di accoglienza.

“Come docenti si legge nella nota – siamo poi dolorosamente consapevoli dello scolasticidio che ha portato, secondo diverse fonti, alla distruzione o danneggiamento di circa il 90% delle scuole di Gaza e alla demolizione di tutte le università della regione, cioè alla cancellazione del sistema educativo palestinese. Un’intera generazione di studenti, oltre 600.00 bambine/i e ragazze/i, è privata del diritto umano all’istruzione. Biblioteche, musei, archivi, librerie, moschee, edifici storici sono ridotti in macerie, disintegrando le tracce di una storia millenaria.

Già nel maggio 2024 la distruzione deliberata del sistema educativo palestinese per “erodere il tessuto intellettuale e culturale della nostra società” e al contempo la volontà di non lasciare la propria terra e di non “permettere che tali atti spengano la fiamma della conoscenza e della resilienza che arde in noi” erano stati manifestati nella Lettera aperta del personale accademico e amministrativo delle università di Gaza al mondo.

 

 

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