Parte dalla consapevolezza del valore della memoria, patrimonio di una comunità il volume “Rivoltosi e Partigiani Irpini”, che sarà presentato sabato 29 agosto alle ore 18.30 nella piazzetta Pro Loco. Il libro, voluto dall’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Forino-Contrada, affronta il tema della ribellione e della Resistenza, riportando alla luce anche le vicende di quegli irpini che, in modi diversi, si opposero al nazifascismo e contribuirono a scrivere una pagina fondamentale della storia italiana.
Tra le storie anche quella di Saverio Lucido, tra i componenti della Divisione Acqui a Cefalonia, dove migliaia di militari italiani furono uccisi dopo aver rifiutato di arrendersi alle forze tedesche. La vicenda di Saverio comincia in Grecia, a Cefalonia, dove era militare della Divisione Acqui.
Dopo l’8 settembre 1943, il generale Antonio Gandin, insieme agli ufficiali e ai soldati della Divisione, si trovò di fronte a una scelta drammatica: arrendersi ai tedeschi, consegnando le armi, oppure resistere. In tanti scelsero di non arrendersi, non consegnare le armi e difendere la bandiera della Divisione.
Fu l’inizio di una resistenza impari, combattuta da soldati male equipaggiati e privi di adeguati rifornimenti contro un esercito tedesco molto più forte.
Quando vennero meno munizioni e viveri e ogni collegamento con l’Italia risultò impossibile, la situazione precipitò. La Divisione Acqui venne travolta dalla reazione tedesca e iniziò uno dei più sanguinosi eccidi compiuti contro militari italiani dopo l’8 settembre.
Gli ufficiali furono progressivamente fucilati, a partire dallo stesso generale Gandin. Alle esecuzioni selettive seguirono le fucilazioni collettive e sommarie.
Tra coloro che cercarono di fermare quella mattanza ci fu anche padre Romualdo Formato, cappellano militare originario di Savignano Irpino, che implorò i tedeschi di interrompere le uccisioni.
“In quella tragedia – racconta il figlio Toni – Saverio riuscì a sopravvivere quasi miracolosamente. Ferito, venne considerato morto e finì insieme ad altri corpi nella catasta destinata a essere bruciata. Fu però estratto da un cittadino greco che decise di aiutarlo, curarlo e proteggerlo. Per sottrarlo ai rastrellamenti, l’uomo arrivò a farlo passare per un proprio figlio. Una nuova prova terribile sarebbe però arrivata poco dopo. Saverio fu imbarcato su una nave destinata a trasportare i prigionieri italiani in Germania, verso i campi di concentramento. La nave venne affondata. Saverio, che non sapeva nuotare, si gettò in mare convinto che fosse ormai arrivata la fine. Invece, dopo essere rimasto privo di sensi, si ritrovò sulla spiaggia. Era ancora vivo. Aveva visto le atrocità della guerra, le violenze, le esecuzioni e la morte dei suoi commilitoni. E proprio per questo decise di continuare a combattere. Si unì ai partigiani greci, scegliendo di mettere nuovamente a rischio la propria vita nella lotta contro i tedeschi. Imparò il greco, fino a riuscire a leggerlo, scriverlo e parlarlo. Visse un’esperienza che avrebbe lasciato un segno profondo per tutta la sua esistenza. Conservò persino documenti ufficiali e una carta d’identità greca. Poi, molti anni dopo, in un momento di sconforto e nel bisogno di chiudere con quel passato terribile, decise di bruciare quei documenti nel camino di casa. Come se quelle carte potessero rappresentare, insieme, la testimonianza di una vita e il peso di una memoria troppo dolorosa da custodire. La grandezza della sua esperienza è emersa anche dai ricordi raccolti negli incontri annuali dei reduci della Divisione Acqui, ai quali la famiglia ha partecipato. Era orgoglioso del suo fucile mitragliatore, ma soprattutto della responsabilità verso gli altri. Quella generosità che aveva manifestato sul campo di battaglia sarebbe rimasta una delle caratteristiche più profonde della sua personalità”
La storia di Saverio si inserisce così in quella più ampia degli “irriducibili”, dei rivoltosi e dei partigiani irpini, uomini e donne che in modi differenti contribuirono alla nascita della Resistenza. Tra le vicende narrate anche quella, raccontata da Michele Vespasiano, del sottufficiale della Polizia di Stato Sena, originario di Sant’Angelo dei Lombardi, ricordato per la sua sensibilità e per l’azione che avrebbe contribuito a salvare migliaia di ebrei.
Due storie diverse, accomunate dalla scelta di non voltarsi dall’altra parte di fronte alla violenza e alla persecuzione.
Interverranno Michele Vespasiano, Vincenzo Lucido, Annibale Cogliano. A portare i propri saluti il sindaco Rosanna Repole. Coordina Tony Lucido, presidente pro loco Alta Irpinia Seguirà, poi, la riflessione di Franco Di Cecilia su “Gli Irpini, la Costituzione e l’avvento della democrazia”.



