Il Collettivo studentesco e i Giovani Comunisti esprimono soddisfazione per la decisione dell’Amministrazione comunale di Avellino di aderire alla campagna R1PUD1A di Emergency, informando dell’istituzione di un registro per l’obiezione di coscienza al servizio militare. “Un gesto che richiama i valori dell’articolo 11 della Costituzione e che, in un contesto di crescente militarizzazione, rappresenta un’iniziativa positiva.
Tuttavia, come Collettivo Studentesco Irpino e Giovani Comunisti/e riteniamo che questa iniziativa, per quanto lungimirante, non sia sufficiente ad arginare la deriva bellicista in atto. Il contesto internazionale è segnato da una profonda crisi del capitalismo globale, una crisi strutturale che le classi dominanti tentano, come sempre, di risolvere con la guerra. Il piano di riarmo europeo noto come ReArm Europe, con i suoi 800 miliardi di euro di investimenti, non è una risposta alla pace, ma un tentativo disperato di rilanciare i profitti dell’industria bellica a scapito del welfare e dei diritti sociali. È un’enorme quantità di denaro sottratta alla sanità, all’istruzione, al lavoro e alla lotta alla crisi climatica, per essere investita nella produzione di armi.
Contemporaneamente, assistiamo a una pericolosa militarizzazione del linguaggio e delle istituzioni. Nelle scuole italiane, protocolli e iniziative delle forze armate entrano sempre più spesso nelle aule con l’obiettivo di
diffondere la “cultura della difesa”. Il ministero dell’Istruzione di Giuseppe Valditara ha addirittura cancellato corsi di formazione per docenti che promuovevano l’educazione alla pace. L’obiettivo è dunque chiaro: abituare il popolo a parlare di guerra, a normalizzarla come evento necessario e inevitabile, quando in realtà l’unica necessità dovrebbe essere quella della pace, la solidarietà e la cooperazione tra i popoli.
I lavoratori, gli studenti, i precari, i pensionati sono gli unici a pagare le conseguenze di questa follia: saranno loro a subire i tagli ai servizi, a perdere posti di lavoro e, come sempre, a pagare con la vita il prezzo delle guerre decise dagli autocrati e dai governi al loro servizio.
La delibera della giunta Comunale di Avellino è apprezzabile, ma non basta a cambiare il quadro. Non basta dichiararsi “contrari alla guerra” in un documento. Serve riconoscere che i nostri veri nemici sono i padroni della guerra, i grandi gruppi industriali e finanziari che investono e lucrano sulla produzione di armi e sulla distruzione di massa, e i loro servi, che in parlamento e nelle istituzioni legittimano e attuano questo progetto, gettando il mondo nel caos e nella barbarie”.
Per questo, invitiamo le lavoratrici e i lavoratori, le studentesse e gli studenti, i cittadini e le cittadine di Avellino a non fermarsi alla dichiarazione di intenti. La vera obiezione di coscienza è l’opposizione attiva e organizzata a questo sistema. È la mobilitazione per il lavoro, la casa, la salute e l’istruzione. È la costruzione di un’alternativa politica e sociale che ponga al centro i bisogni delle persone e la pace tra i popoli, contro la logica di morte del capitale.


