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Rubedo al Monte: quaranta giorni con Dante. Mazzone: «Disegnare è come respirare».

Di Vincenzo Fiore

In occasione dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, il comune di Montella ospiterà l’anteprima mondiale della mostra “Nigredo, Albedo e Rubedo – Magnum Opus: omaggio a Dante” dell’artista torinese Enrico Mazzone. La mostra sarà visitabile per quaranta giorni presso il Complesso Monumentale di Santa Maria della Neve, dal 24 giugno fino al 1 agosto, esclusivamente attraverso prenotazione dal sito dedicato: www.convivioalmonte.it (ingresso gratuito). L’opera realizzata su un enorme supporto cartaceo lungo 97 metri e largo 4 racconta il viaggio del Sommo poeta attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso con una reinterpretazione dell’artista: «L’immagine è contemporaneamente sia uno strumento per spiegare, sia uno strumento che trascende la spiegazione, che prova a raffigurare, a dare forma laddove la parola si ferma. In questo modo è evidente che venga fuori  un punto di vista personale, interiore». Il suo primo incontro con Dante – spiega l’artista – avvenne quando aveva soltanto sette anni e sfogliò per caso le pagine della Divina Commedia, restando colpito e affascinato dalle raffigurazioni e dai chiaroscuri degli angeli e dei demoni. In particolare, gli rimasero impresse le immagini del XIII Canto dell’Inferno, quello relativo alla Selva dei suicidi, selva abitata da mostruose Arpie e da creature trasformatesi in arbusti e piante capaci di provare dolori laceranti (Uomini fummo; ed or sem fatti sterpi: / Ben dovrebb’esser la tua man più pia, / Se state fossim’anime di serpi; vv. 37-39). «Nel 2015 mi trovavo nella cittadina di Rauma, situata sulla costa sud occidentale della Finlandia, luogo in cui come un esule volontario avevo dato sfogo al mio desiderio di fuggire. Stavo correndo, quando all’improvviso un’ombra contorta che filtrava dagli alberi mi rievocò proprio le immagini della Selva dei suicidi, in quel momento iniziai ad immaginare la mia opera». Intanto, Mazzone farà tappa anche nei paesaggi solitari della Groenlandia, dove troverà l’ispirazione per disegnare Lucifero fra i ghiacciai. E proprio durante questa sua permanenza che comprende che per lui «disegnare è come respirare». Mazzone si ritrova fra le mani questo enorme supporto cartaceo frutto di un errore di grammatura che sarebbe stato da scartare, ma che egli cerca di provare a utilizzare e a trarre così da un errore un’opera d’arte.

La tecnica di disegno utilizzata da Mazzone è un puntinismo a matita, «quando disegno immagino come se stessi incidendo. Cerco di rappresentare il dramma, la tensione, il chiaroscuro, cercando di imitare le luci e le ombre dei boschi e della natura. È stato molto complesso rappresentare i corpi contorti, tellurici dell’Inferno e del Purgatorio. Al contrario, la realizzazione del Paradiso è maggiormente metaforica, quasi metafisica, si tratta più di un gioco di simbolismi, di traduzione in immagini di ciò che si vaporizza, di ciò che è rarefatto. Lo scopo finale è stato quello di concedere agli osservatori una libera interpretazione, il senso di tutto si nasconde paradossalmente anche nel non-disegnato». Una predisposizione fortemente spiritualistica si palesa nel  racconto e nell’opera dell’autore, che tiene a spendere parole anche sul luogo che gli ha aperto le porte: «Difficile immaginare per un ragazzo che come me vive a Torino zone con un così alto impatto naturalistico, Montella e l’Irpinia mi hanno fatto riscoprire un paesaggio che in Italia avevo dimenticato. Inoltre, qui ho trovato un’ospitalità d’eccezione e devo ringraziare tutti gli organizzatori».

Proprio tra gli organizzatori, a parlare è il Direttore artistico e curatore della mostra Aldo Zarra: «Nel momento in cui ho esposto l’idea al Sindaco di Montella, Rino Buonopane, ho trovato in lui disponibilità e riscontro immediato. Si è creata fin da subito collaborazione e condivisione con i componenti dell’Amministrazione e con la sua Giunta, il Vicesindaco e l’Assessore alla Cultura Anna dello Buono, i Consiglieri Ezio Moscariello e Egidio Gramaglia, il Presidente dell’Arciconfraternita SS Sacramento Michele Santoro, il Coordinatore del Gal Irpinia Sannio- Gal CILSI Mario Salzarulo e tutti gli altri collaboratori che hanno partecipato all’organizzazione dell’evento. Il luogo appare impregnato di mistero e ha dato subito spazio all’immaginazione per la realizzazione di un percorso iniziatico e trascendentale, partendo dall’ingresso del convento infatti ci si trova nel chiostro del Complesso e ci si può dirigere, attraversando i corridoi, verso i locali dove ci si immerge in un luogo alchemico che contaminato dell’opera di Mazzone crea un flusso artistico che accompagna il visitatore fino a raggiungere la Chiesa, luogo in cui avviene l’esposizione: Magnum Opus. La mia passione per l’arte mi ha fatto imbattere tempo fa in un articolo dedicato all’artista Mazzone e alla sua opera e sono stato colpito fin da subito dalla sua maestosità, dal tempo impiegato e dalla tecnica di disegno utilizzata, 5 anni, 6000 matite e un foglio lungo 97 metri e largo 4 metri. La Divina Commedia è stata analizzata dagli studiosi come una rappresentazione simbolica del percorso di maturazione dell’uomo, il significato stesso della modernità concettuale mi ha fatto pensare alla realizzazione di un percorso sinestetico dove le immagini e le musiche si intrecciano accompagnando ciascun visitatore in un vero e proprio percorso introspettivo; in ognuno di noi è insita l’idea del concetto di Inferno, di Purgatorio e di Paradiso, per cui “il cammino” della mostra vuole provocare una reazione emotiva, che fa riflettere sul presente e che fa immaginare un futuro prossimo lasciando spazio alla libera interpretazione».

«Nella scelta musicale viene ripreso il concetto di introspezione – continua Zarra – per cui la musica contemporanea di Salvatore Sciarrino, Alva Noto, Ryuichi Sakamoto e Murcof accompagna il visitatore lungo il percorso fino a raggiungere la Chiesa, nella quale si può visionare l’opera: “Magnum Opus” e dove si è avvolti dalla musica “O dolorosa Gioia” dal V libro di Madrigali di Carlo Gesualdo, brano dedicato all’artista Enrico Mazzone, alternato dal brano “La Lacrimosa” parte del Requiem di W. A. Mozart scelto proprio in onore del sommo poeta Dante Alighieri per ricordarlo nei settecento anni dalla sua morte. Nell’organizzare e nel curare la mostra lo scopo è stato quello di presentare un’opera  che provochi una reazione emotiva ed etica che non metta il pubblico davanti ad una risposta dicotomica: “sì mi è piaciuta”, “no, non mi è piaciuta”, ma che permetta al visitatore di porsi lui stesso delle domande, di vedere altro e anche oltre».

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