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Sconfiggere i santuari del malaffare

Sarò molto franco. Non da oggi la città è preda della criminalità. Traffico e consumo di droga, usura, pizzo, furti, camorra edilizia sono presenti nel tessuto sociale, determinando un difficile clima per la convivenza civile. Le cause sono ben note. Fra tutte la posizione geografica dell’Irpinia. Tra la periferia napoletana e quella dell’agro sarnese-nocerino. In queste aree la camorra impera e le squadre della malavita sono pronte ad aggredire i territori circostanti. Non solo. In città da tempo operano clan minori che sono collegati con organizza- zioni criminali ben più pericolose. Pensa- re alla nostra realtà come una isola felice è solo un ricordo del passato. Tuttavia al cambiamento di pelle non corrisponde un’adeguata conoscenza della realtà. Ascoltare il prefetto di Avellino e sentir dire che statisticamente i reati in Irpinia sono calati e che tutto sommato i recenti fatti delinquenziali non sono riconducibili a “fatti di camorra” mi sembra onestamente una sottovalutazione di un fenomeno che si presenta come dato emergenziale. Probabilmente sarà per il poco tempo da quando ha assunto il governo della realtà che qualcosa le sfugge. E allora con tutta modestia e nel grande rispetto che ho per le Istituzioni vorrei, anche con riferimento alla lunga esperienza di cronista, rappresentarle come si nutre la camorra. Essa agisce con una regia che controlla gli affiliati, siano autori di reati minori o coloro che gestiscono i grandi affari. Dai furti all’uso spregiudicato dei rifiuti tossici, dall’uso avvelenato delle cave, alla speculazione sul cemento, all’abusivismo edilizio, al commercio delle armi. La camorra controlla tutto. Va tutto bene fino a quando nel controllo degli affari un clan non entra in competizione con un altro. Quando la pax camorristica si interrompe cominciano i conflitti. Allo stato in cui si trova la provincia di Avellino, la distinzione tra microcriminalità e clan camorristici è solo superficialità, perché la seconda senza la prima non avrebbe senso come la seconda senza l’apporto della prima non potrebbe agire come fa. Immagino che il prefetto sia meglio e più informato di me di come i reati avvengono. E credo che io possa essere in sintonia con il suo agire se dico che il controllo del territorio presuppone un impegno di legalità. Ebbene io credo che la città debba sapere che nonostante la Commissione Antimafia, nella sua relazione al governo, abbia denunciato, senza equivoci di interpretazioni, che in Irpinia e in città la camorra agisce in connubio con imprese locali e che per questo sono state emessi provvedimenti interdittivi antimafia non vi siano segni di cambiamento evidenti. Davvero allora dobbiamo considerare che gli episodi che stanno accadendo sono riconducibili alle armi che circolano e che tutto si risolve con qualche telecamera in più? Forse se si visitassero i santuari della speculazione si capirebbe meglio che cosa accade e chi comanda davvero. Nell’illegalità.

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Gianni Festa

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