Domenica, 23 Agosto 2026
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Di Gianni Festa

Entro in punta di piedi e con l’assoluto rispetto che si deve alla storia del movimento operaio e della contestazione giovanile: temi che erano di abituale discussione e di confronto in casa mia, quando mio padre, operaio, difendeva le ragioni dello sciopero e mio fratello universitario organizzava i movimenti studenteschi davanti al sagrato di San Ciro. Rifletto su quello che sta accadendo oggi prima a Pisa, poi a Firenze e infine a Torino e sono convinto, dopo aver ascoltato le parole di quel galantuomo di Mattarella, che il dissenso non si manganella. Eppure c’è qualcosa che nel dibattito attuale sfugge alla politica e ai sindacati e che porta direttamente a quel meridionalismo per il quale da cent’anni questa testata mantiene accesa una fiammella di speranza. Chi sono i poliziotti? Recupero dalla memoria una pagina nobile di Pier Paolo Pasolini che li definiva poveri cristi. Ne riproduciamo una strofa significativa della sua poesia:

Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.

La madre incallita come un facchino, o tenera
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli; la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari.

Dopo quasi 60 anni questi versi non hanno perduto nulla della loro forza, della loro drammaticità. Eccolo, il punto di vista che ci riguarda, eccola, la questione meridionale che ritorna impietosa, in quel modo difficile di essere stati ragazzi, in quelle difficoltà familiari, nei sacrifici di quelle madri, nelle povere case o nei quartieri dormitorio in cui hanno trascorso la loro gioventù. Una situazione che da allora è poco cambiata, che spesso anzi è peggiorata. Ancora oggi la maggioranza assoluta di quelli che si arruolano in Polizia lo fanno perché è una delle poche alternative per uscire dalla precarietà, dalle difficoltà del presente, per costruirsi un futuro dignitoso. Ma chi ha voglia di confrontarsi con la realtà, chi ha il coraggio di guardare la questione per quella che è? Nessuno. La cancellazione del Mezzogiorno dall’agenda nazionale ha anche questo risvolto, la riduzione del destino di una grande parte dei giovani meridionali a questione marginale. Se noi siamo dalla parte dei poliziotti, condannando vibratamente violenze inutili come quelle sui ragazzi di Pisa, è anche per questo, perché sappiamo, uno per uno, cosa si nasconde dietro quelle divise, quali sentimenti li muovono, quali speranze, quali sogni li animano. Le mele marce vanno isolate, i fanatici vanno condannati, ma il ruolo della Polizia è essenziale, essa è un presidio forte, sostanziale, importante, per la difesa della democrazia nel nostro Paese. Bisogna sempre ricordarsi di loro, non solo nei momenti eclatanti, ma nella costante opera di prevenzione che fanno sul territorio, nell’ impegno senza sosta contro la delinquenza, contro la camorra, contro la mafia, nei prezzi che pagano di persona. E ricordarsi di loro significa, sempre, ricordarsi le loro umili origini, le loro radici meridionali, e dunque la loro diretta conoscenza dei tanti drammi che ci riguardano e sui quali sono impegnati giorno per giorno. Dalla loro parte, dunque, a testa alta. Non stiamo parlando di automi, ma dei nostri figli.

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Gianni Festa

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