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Serrocroce entra tra i case history del MOOC su Intelligenza Artificiale e Trasformazione Digitale

MONTEVERDE  – L’innovazione più autentica nasce dalla terra. È il percorso intrapreso da Serrocroce, azienda agricola e brassicola di Monteverde, che oggi aggiunge un nuovo e prestigioso tassello alla propria storia: l’Università Giustino Fortunato di Benevento, insieme alla Camera di Commercio Irpinia Sannio, ha inserito Serrocroce tra i case history del MOOC “Intelligenza Artificiale e Trasformazione Digitale per le Micro, Piccole e Medie Imprese”, conferendole uno speciale riconoscimento di merito quale esempio virtuoso di innovazione applicata alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari.

Un riconoscimento che arriva a pochi mesi dal Premio Filiera assegnato da Slow Food nella Guida Birre d’Italia 2026, confermando la solidità di un progetto capace di coniugare identità agricola, sostenibilità e trasformazione digitale senza mai perdere il legame con il territorio.

 

Nel panorama della birra artigianale italiana, Serrocroce rappresenta infatti una realtà unica. Da oltre dieci anni la famiglia Pagnotta coltiva direttamente oltre trenta ettari di terreni nell’Alta Irpinia, a 740 metri di altitudine, producendo orzo, grani antichi e luppolo destinati esclusivamente alle proprie birre. Una filiera agricola completamente controllata, che segue il ritmo delle stagioni e consente di governare ogni fase della produzione, dal seme fino al bicchiere.

 

È proprio questa filosofia, oggi rafforzata dagli strumenti digitali, ad aver attirato l’attenzione del mondo accademico.

 

Serrocroce è infatti la prima birra artigianale campana ad adottare un sistema di tracciabilità in blockchain, sviluppato in collaborazione con Authentico, piattaforma che permette ai consumatori di accedere, semplicemente inquadrando il QR Code presente in etichetta, a tutte le informazioni relative al lotto di produzione, alla provenienza delle materie prime e all’intera filiera agricola.

 

La blockchain diventa così uno strumento di trasparenza e fiducia, capace di raccontare ciò che rende unica ogni bottiglia: l’acqua dell’Irpinia, i cereali coltivati in azienda, il luppolo, il lavoro nei campi, la raccolta, la trasformazione e il processo brassicolo. Un patrimonio di informazioni verificabili che restituisce valore all’origine del prodotto e rafforza il rapporto tra produttore e consumatore.

 

Non si tratta di una semplice innovazione tecnologica, ma dell’evoluzione naturale di un modello produttivo che ha scelto di mettere la terra al centro, utilizzando il digitale per certificare e raccontare ciò che accade quotidianamente in azienda.

 

In un settore sempre più attento ai temi della qualità, della sostenibilità e della trasparenza, Serrocroce dimostra come anche una piccola realtà agricola possa trasformarsi in laboratorio di innovazione, senza rinunciare alla propria identità.

 

Monteverde, inserito tra i Borghi più belli d’Italia, diventa così il luogo in cui tradizione e futuro trovano un equilibrio concreto. Quella che poteva apparire una periferia produttiva si è trasformata negli anni in uno dei riferimenti della birra agricola italiana, capace di attirare l’interesse di istituzioni, università e operatori del settore.

 

«Vogliamo offrire ai nostri consumatori una birra autentica, capace di raccontare la propria storia in ogni sorso», commenta Vito Pagnotta, mastro birraio di Serrocroce. «Dall’acqua irpina ai nostri cereali e al luppolo coltivato direttamente in azienda, ogni ingrediente rappresenta un pezzo della nostra identità. Grazie alla blockchain possiamo condividere questo percorso con la massima trasparenza, dimostrando concretamente il valore del nostro lavoro.»

 

Pagnotta sottolinea inoltre il significato del nuovo riconoscimento: «Essere stati scelti dall’Università Giustino Fortunato e dalla Camera di Commercio Irpinia Sannio come case history del MOOC dedicato all’Intelligenza Artificiale e alla Trasformazione Digitale rappresenta per noi un motivo di grande orgoglio. È il riconoscimento di un percorso che dimostra come innovazione, agricoltura e cultura del territorio possano crescere insieme. Dopo il Premio Filiera di Slow Food, questo risultato conferma che investire nella qualità, nella sostenibilità e nella digitalizzazione è la strada giusta.»

 

Il riconoscimento assume un valore che va oltre la singola azienda. Premia una visione imprenditoriale nella quale la tecnologia non sostituisce il lavoro agricolo, ma lo valorizza, rendendolo più trasparente, verificabile e riconoscibile. Una dimostrazione concreta di come l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e gli strumenti di certificazione possano diventare alleati delle eccellenze agroalimentari italiane, contribuendo a preservarne autenticità e competitività.

 

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