“Il settore vitivinicolo campano sta attraversando una fase delicata e il quadro che emerge è certamente preoccupante. La situazione è stata analizzata anche nel corso della riunione della Sezione Economica Viticoltura di Confagricoltura Campania, durante la quale sono state evidenziate le difficoltà che stanno interessando il comparto”. Così Paolo Mastroberardino, Presidente Sezione Vitivinicola di Confagricoltura Campania.
“La diminuzione dei consumi di vino, legata a diversi fattori economici e al cambiamento delle abitudini dei consumatori – spiega – , sta avendo ripercussioni importanti sull’intera filiera. Le cantine si trovano con una grande quantità di prodotto invenduto e le giacenze stanno aumentando, creando difficoltà sia economiche sia gestionali per le aziende vitivinicole.
“Il rischio – osserva – è quello di un forte squilibrio tra produzione e domanda. Quando il prodotto rimane fermo in cantina, il capitale dell’impresa resta immobilizzato e aumentano i costi di stoccaggio e gestione. Per molte aziende agricole significa avere meno liquidità da reinvestire nella produzione, nella qualità e nell’innovazione.
C’è però un punto fondamentale: la produzione – afferma Mastroberardino – ha bisogno che il vino venga consumato. Dobbiamo innanzitutto lavorare per far ripartire la domanda, rendendo il vino nuovamente accessibile e valorizzandone il consumo”.
Per Matroberardino, “un altro aspetto sul quale è necessario riflettere riguarda il prezzo del vino per il consumatore finale. Oggi il consumatore è molto più attento alla spesa e spesso si trova di fronte, soprattutto nella ristorazione, a prezzi per il vino significativamente superiori rispetto al valore riconosciuto al produttore.
In una fase economica nella quale le famiglie sono particolarmente attente alle proprie spese, la filiera deve impegnarsi a offrire qualità al minor costo possibile. Il nostro obiettivo deve essere quello di trovare un equilibrio tra un prezzo giusto per il consumatore, una remunerazione adeguata per il produttore e un margine sostenibile per tutti gli operatori della filiera.
Per uscire da questa fase di difficoltà – è la proposta – occorre intervenire sull’intera filiera. Dobbiamo favorire una maggiore trasparenza nella formazione del prezzo, promuovere il consumo consapevole e valorizzare maggiormente i vini del territorio.
È fondamentale – sottolinea -, inoltre, sostenere le imprese nella gestione delle giacenze e accompagnarle verso una maggiore diversificazione e apertura a nuovi mercati.
Il vino – conclude – rappresenta una parte importante dell’agricoltura e dell’economia campana. Non possiamo permettere che una fase di difficoltà dei consumi si trasformi in una crisi strutturale per i produttori.
Serve un confronto concreto tra agricoltori, cantine, distribuzione, ristorazione e istituzioni per ricostruire equilibrio nella filiera. Il vino deve tornare a essere percepito come un prodotto di qualità, accessibile e adeguatamente remunerato, dal campo fino alla tavola.



Finalmente abbiamo aperto gli occhi e abbiamo individuato i due veri problemi : il primo è una conseguenza dell’altro, mi spiego meglio, per anni la bevanda vino è stata considerata tradizione e consumo legata alla nostra cultura e per generazioni si è tramandata da padre in figlio. Purtroppo ad un certo punto, il vino da bevanda nazional-popolare subisce un fascino da parte di chi non ha radici né competenze in merito e lo eleva a status simbol del lusso. È il disastro più totale e fuori controllo, i ristoranti e i Wine bar fiutano il business e trattano il vino al pari di pietanze di lusso a costi esagerati aumentando i prezzi a bottiglia o calice con ricarichi ingiustificati. Per anni di professione legata al mondo del vino e dedito nel settore Ho.Re.Ca ho difeso i consumatori cercando di spiegare e con molti con buon esito che il vino per loro era un complemento alla loro proposta culinaria non una speculazione. Mi dispiace che malgrado la situazione stesse degenerando voi produttori esortati da tanti di noi ad intervenire a calmierare questo fenomeno e far sentire la vostra voce e tutelare la filiera e non tacere per paura di ripercussioni da parte di ristoratori in preda ad un delirio di onnipotenza..! Ora siamo quì tutti a leccarci le ferite e a fare i conti del The Day After.