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Si riparta da un’alleanza educativa

La riapertura delle scuole sul territorio regionale e nazionale ripropone tutte le criticità organizzative ed amministrative del sistema scolastico italiano. Si parla tanto di cambiamento della scuola e una prima domanda ci viene in mente, tra le tante che afferiscono alle carenze complessive della nostra scuola: bastano solo buoni dirigenti per cambiare in profondità la qualità dell’offerta formativa scolastica? L’autonomia scolastica di una ventina di anni fa ha cercato di decentrare le principali condizioni di esercizio, dal centro alla periferia, con la finalità di intercettare le sollecitazioni positive provenienti dai territori. In particolare l’autonomia scolastica non fu una prospettiva meramente organizzativa, ma voleva essere – in parte è stata – l’attribuzione di una nuova responsabilità al centro motore di tutto il sistema scolastico, cioè l’insegnante. L’art. 16 del Regolamento del 1999 lo prevede chiaramente: “I docenti hanno il compito e la responsabilità della progettazione e della attenzione del processo di insegnamento e di apprendimento”. Va subito sottolineato il termine “responsabilità” e “attenzione”. In sostanza i legislatori, con rara chiarezza, non si fermarono solo alla progettazione didattica, ma vollero perimetrare tutto lo spazio di capacità e responsabilità docente all’interno del quale doveva avvenire l’auspicato cambiamento. Ma i rischi della solitudine del docente avrebbero trovato sostegno positivo nella “collegialità” dei colleghi di una determinata struttura e nel sempre invocato rapporto scuola-famiglia, a partire dal decollo degli organi collegiali. È una nota dolente, quest’ultima, che non ha trovato mai sufficiente attuazione e promozione per ragioni che afferiscono alla stessa autonomia scolastica e al sempre meno responsabile compito delle famiglie. Non è casuale che anche chi scrive, alcuni anni fa, dalle colonne di questo quotidiano, propose l’organizzazione di scuole serali per genitori per promuovere ambiti e strategie positive nei rapporti scuola-famiglia. Purtroppo il deficit culturale e la scarsissima dose di cittadinanza attiva ha portato le nostre famiglie a “delegare” totalmente la formazione dei nostri giovani alle scuole, con i risultati che sono evidenti a tutti. Ma veniamo alla domanda iniziale di questa riflessione: le competenze di un buon dirigente scolastico bastano per cambiare veramente la nostra scuola? La risposta non può che essere parzialmente positiva. Perché i “poteri” del dirigente scolastico talvolta balzati agli onori della cronaca (preside sceriffo, preside manager) in realtà sono alquanto ridotti a fronte della parziale realizzazione dell’autonomia scolastica. Questo non significa che l’efficacia dell’impegno del dirigente scolastico non sia fondamentale per la promozione di una buona scuola. In realtà – questo lo possiamo affermare ed auspicare – la cura di una buona efficienza organizzativa e il rispetto della correttezza procedurale all’interno di una scuola, non può opacizzare lo specifico educativo di quella stessa scuola. Come sempre è necessario – per la scuola più che mai – il positivo concorso di tutti: operatori scolastici, famiglia degli alunni, istituzioni, forze sociali e chiesa locale. In sintesi è la grande “Alleanza Educativa” proposta da Papa Francesco per l’evento del 14 maggio 2020 in Vaticano.

di Gerardo Salvatore

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