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Le tante valutazioni postume al risultato delle regionali in Emilia Romagna e in Calabria riflettono l’ormai assoluta polarizzazione degli addetti alla comunicazione scritta verso la complessa questione politica ed amministrativa italiana che, in realtà avrebbe bisogno di una sua bonifica e una successiva ed immediata semina di valori etici, civili e sociali la cui traccia sembra smarrita. Pensando ad alcuni disgustosi episodi che hanno caratterizzato la campagna elettorale in Emilia Romagna, con tutta la pregnanza dello sdegno civile di cui mi sento ancora portatore, mi pongo una domanda: l’educazione comunitaria, come collante fecondo del tessuto sociale e pre-condizione per una partecipazione attiva e responsabile, è davvero un compito – direi una risorsa – al quale la società attuale ha rinunciato, sommersa dalla palude maleodorante della cattiva politica? La nostra società, è angosciante dirlo, è una miscela caotica in cui dominano tendenze negative e autodistruttive come l’edonismo effimero, il consumismo e l’ansia permanente del successo ad ogni costo. È triste notare anche la sempre meno avvertita consapevolezza che molti degli attuali educatori hanno delle loro responsabilità di trasmettere alla nuova generazione un autentico senso d’amore per la vita che non sia viziato da conformismo e subalternità a modelli estranei alle pratiche reali del vivere quotidiano. Il rischio di una deleteria sudditanza psicologica agli strumenti di avanzata tecnologia sembra prefigurare una moltitudine robbottizzata di individui che rispondono solo agli stimoli esterni predeterminati, relegando in spazi sempre più angusti dimensioni e dinamiche umane e sociali. Ci possono ancora essere educatori – come quelli che abbiamo avuto la fortuna di conoscere noi non più ventenni – capaci di esprimere il senso collettivo della partecipazione civile o la passione per la condizione umana, per le sue bellezze, per le sue fragilità, per le sue potenzialità nella ricerca del bello e del buono? Credo che il significativo responso elettorale in Emilia Romagna sia stato determinato da una partecipazione massiccia al voto di una larga fetta di cittadini elettori che, da non pochi anni, aveva preso le distanze dal doveroso esercizio democratico del voto. Al contrario, in Calabria, la scarsa partecipazione ha favorito le forze in campo più attrezzate per una campagna elettorale fatti di promesse facili e di accuse martellanti verso una classe politica comunque responsabile più di errori che di buona amministrazione. Da sempre, con la modestia del nostro impegno socioculturale, attraverso le pagine del nostro quotidiano, abbiamo auspicato itinerari progettuali, credibili e condivisi, per ri-generare comunità, quale condizione necessaria per ricostruire lo sconnesso tessuto comunitario. Lo scenario socioculturale postmoderno non è qualcosa che ci riserva la possibilità di affrontare le questioni esistenziali e quotidiane che riguardano “il dopo, il susseguente” che abbiamo dinanzi. Questa consapevolezza antica, ma sempre attuale e necessaria, ci chiama a compiere, immediatamente, sforzi di partecipazione personale e comunitaria che sia “attiva” e “responsabile” a cominciare dall’utilizzo finalizzato degli spazi della cabina elettorale.

di Gerardo Salvatore

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