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Spopolamento al ritmo di 3mila abitanti in meno all’anno

Continua inesorabile lo spopolamento in Irpinia. Lo certifica ancora una volta l’Istat nell’ultimo report, dove si legge che la provincia di Avellino passerà dagli attuali 396.973 residenti del 2024 a 370.918 nel 2034.
La perdita stimata è di circa 26 mila abitanti in un decennio.
Se si guarda al 2050 la popolazione provinciale scenderà a 320.660 unità, vale a dire di 76.313 persone rispetto a quella di oggi. La media annuale del calo si attesta a 3 mila unità.
Lo vede anche nel capoluogo: Avellino ha oggi 52.121 abitanti, nel 2034 sarà a quota 49.320 residenti e nel 2050 il numero scenderà ulteriormente a 43.445: una diminuzione di 8.676 unità.

Le cause

Più in generale, a causa della bassa fecondità degli ultimi decenni, e sulla base delle ipotesi considerate nello scenario mediano, si prevede che le coppie con figli continueranno a diminuire. Oggi sono 7,6 milioni e rappresentano meno di tre famiglie su 10 (28,6%), entro il 2050 potrebbero scendere a 5,7 milioni (-24%) arrivando così a poco più di due famiglie su 10 (21,4%).

In lieve aumento, invece, saranno le coppie senza figli che si prevede saliranno da 5,4 milioni nel 2024 a 5,7 milioni nel 2050 (+6%), arrivando a rappresentare il 21,2% del totale delle famiglie. La contrapposta dinamica tra coppie con o senza figli comporta una progressiva riduzione del divario numerico tra le due tipologie familiari.

Se a livello nazionale arriverebbero quasi a pareggiarsi entro il 2050, in alcune aree del Paese, come il Nord e il Centro, a quella data si sarebbe già verificato il sorpasso delle seconde sulle prime. La crescente instabilità coniugale porterà a un leggero aumento dei genitori soli, che passeranno dal 10,9% al 12,1% del totale famiglie tra il 2024 e il 2050. In valori assoluti la variazione risulterebbe da 2,9 a 3,2 milioni. Per la maggior parte dei casi continuerà a trattarsi, come oggi, di madri sole, ma la quota di padri soli sul totale dei monogenitori è prevista in crescita dal 21% al 25%.

Il Sud

In passato il Mezzogiorno presentava una fecondità maggiore, mentre nel Centro e nel Nord si registravano tassi più elevati di instabilità coniugale e un invecchiamento della popolazione più marcato. Negli anni recenti, almeno dall’inizio del nuovo millennio, il quadro è andato parzialmente modificandosi: la fecondità è in discesa ovunque, anche in Campania e Sicilia che mantengono un vantaggio solo relativo; molte regioni del Mezzogiorno presentano un più accentuato invecchiamento e sono già dentro una spirale di apparente non ritorno sul piano strutturale (ad es. Molise, Basilicata, Sardegna); infine le moderne trasformazioni familiari, pur in presenza di una maggiore diffusione delle coppie con figli, hanno inciso anche nelle regioni meridionali. In questo recente quadro evolutivo, le previsioni delle famiglie non fanno che rafforzare una convergenza territoriale, con un Mezzogiorno che transita verso schemi sociodemografici sempre più simili a quelli del Centro e del Nord.

Si prevede, infatti, un trend in diminuzione delle famiglie con almeno un nucleo particolarmente accentuato nel Mezzogiorno (dal 63,1% nel 2024 al 57,6% nel 2050), che però rimane la ripartizione con la quota più alta di queste famiglie (rispettivamente Nord e Centro avrebbero nel 2050 il 55,1% e il 54,3%). Le famiglie composte da coppie con figli subirebbero poi i cambiamenti più rilevanti. Il Mezzogiorno manterrebbe la proporzione più alta per questo tipo di famiglie, anche se la loro presenza sembrerebbe destinata a diminuire sensibilmente: dal 31,5% nel 2024 al 22,7% nel 2050.

Le famiglie

Le famiglie senza nuclei si confermano maggiormente presenti nel Nord e nel Centro (nel 2050 raggiungerebbero, rispettivamente, il 44,9% e il 45,7%). Ciononostante l’aumento maggiore si avrebbe nel Mezzogiorno, pari a 5,5 punti percentuali (dal 36,9% al 42,4%). Anche i fattori sociali che nel loro insieme caratterizzeranno la futura consistenza delle persone sole sembrano suggerire un quadro di convergenza territoriale. Secondo le previsioni, nel Nord le persone sole nel 2050 saranno il 41,9%, registrando un incremento di 4 punti percentuali sul 2024. Stesso incremento quello che avrebbero le persone sole nel Centro, ma partendo da una quota più elevata ciò porterà tale ripartizione a mantenerne il primato (42,8%). Più significativo l’incremento che si avrebbe nel Mezzogiorno (+4,9 punti percentuali, 38,7%) che determinerà in tale ripartizione la condizione di avvicinarsi ai livelli del Centro-nord. Le coppie senza figli sono previste ovunque in leggera crescita. Continueranno a essere più diffuse al Nord (22,2% nel 2050) mentre nel Mezzogiorno potrebbero salire al 20,2%. Le trasformazioni familiari previste porteranno a una comune riduzione della dimensione familiare media su tutto il territorio. Se in Italia, come detto, si prevede una diminuzione da 2,21 a 2,03 componenti, nel Nord e nel Centro, dove oggi i valori sono pari a 2,16 componenti, si potrebbe scendere nel 2050 a circa 2 componenti, mentre il Mezzogiorno passerebbe da 2,32 a 2,06.

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