di Ranieri Popoli
Il cammino ha segnato fin dalle origini la storia della civiltà umana. Agli albori di essa si è camminato per scoprire nuovi orizzonti in cerca di rudimentali ma essenziali elementi di sussistenza di vita. Successivamente l’Uomo ha iniziato a spostarsi anche per conquistare nuovi spazi, spesso ricorrendo alla belligeranza con i propri simili. Il migrare, però, è servito anche a scoprire nuove terre per comunicare con esse e far vivere scambi di ogni sorta: commerciali, culturali. religiosi. Interi popoli si sono messi in movimento per raggiungere la loro libertà, fosse una terra promessa, una montagna di sale, un fiume sacro, una città proibita.
Il trascorrere del tempo e l’affermarsi di forme avanzate di tecnologie hanno indotto gli esseri umani a muoversi in modo sempre più veloce fino a raggiungere il paradosso di non avere più necessità di spostarsi. Probabilmente anche per via di questa contrastante leggerezza dell’essere negli ultimi tempi si è sviluppato in questa parte del mondo più opulenta il bisogno di rimettersi in cammino originando un crescente movimento di appassionati che a vario titolo percorrono in lungo e in largo sentieri, strade, luoghi del nostro vecchio continente e del nostro Paese.
Un vero e proprio fenomeno di massa che coinvolge trasversalmente ogni ceto sociale e le diverse generazioni e che intercetta diversi filoni, anche intrecciati tra di loro, riguardanti un nuovo turismo, nel senso etimologico del termine, caratterizzato dalla lentezza ovvero dal rifiuto delle dinamiche della frenesia che condizionano la vita delle persone da diversi decenni privandoli della stessa essenza esistenziale .
La portata di questi cammini ha assunto una dimensione tale che sono sorti organizzazioni, portali telematici, progetti di promozione, insomma un vero e proprio “business” , nel senso che intorno ad esso si sta creando ‘economia” della quale si avvantaggiano in particolare le realtà territoriali interessate.
Quelli religiosi sono i percorsi più diffusi e coinvolgenti in quanto per la loro natura esprimono una particolare suggestione ma, probabilmente, anche perché suggeriscono un certo incontro con il bisogno di ritrovare se stessi, quindi di spiritualità, cosa questa che sta conoscendo una nuova stagione di interesse per chi non accetta lo stato delle cose presenti ed è in cerca di un avanzato e diverso equilibrio valoriale.
I cammini della fede, come gli altri, d’altronde, sono di diverso tipo, e possono variare a seconda delle zone interessate, di come li si affronta, ovvero in collettivo o individualmente, e se intrecciano altri interessi, come ad esempio quelli storici o naturalistici.
In Italia se ne contano, oramai, più di 150 e sono di diversa caratura, distribuiti su tutto il territorio nazionale, a dimostrazione di una corrispondenza dell’unicità del nostro Paese in termini di offerta di ricchezza paesaggistico-ambientale.
La Campania è storicamente un crocevia delle percorrenze spirituali religiose in quanto luogo di snodo tra l’Occidente Cristiano e le Terre d’Oriente e territorio nel quale si sono incrociate e avvicendate numerose esperienze religiose per cui è stato del tutto inevitabile che essa fosse interessata da cammini, organizzati e non, che toccano mete, siti e testimonianze tracciate collegando luoghi di tradizioni, santità e fede.
Il Cammino Micaelico, quello della Via Francigena, solo per citare quelli storici, ai quali negli ultimi tempi si stanno aggiungendo tanti altri promossi da associazioni, Istituzioni ed Enti Territoriali, come i GAL, che in Irpinia vedono protagonista in particolare quello del “Partenio” con i Progetti “CAM Sent” e quelli legati al ciclo turismo.
L’originalità dei percorsi della fede italiani sta anche nel fatto che, a differenza di altri europei, non presentano solo una semplice sentieristica che conduce alla meta finale, di solito costituita da una cattedrale o un importante sito religioso, ma un percorso ricco di preziose testimonianze materiali, immateriali e paesaggistiche di straordinario interesse culturale che ti fa camminare, oltre che nello spazio anche nel tempo.
Ed ecco allora scoprire eremi, grotte, , cappelle, chiesette di campagna, ma anche castelli, palazzi storici, centri antichi, zone e testimonianze archeologiche, aree agricole di pregio, nicchie di straordinario valore paesaggistico e ambientale, riserve faunistiche, corsi d’acqua rispetto alle quali si pone il problema della loro cura e valorizzazione a partire dai nostri Sabato, Calore e Ofanto.
L’Irpinia, vuoi per la sua storia che per la sua posizione e caratterizzazione geografica, è una terra di mezzo della Campania e dei due mari che non riesce ancora a valorizzare compiutamente questo eccezionale patrimonio che se messo a frutto potrebbe determinare anche una nuova vocazione territoriale con ricadute economiche e sociali non di poco conto.
Quello che manca ancora, però, è una sua dimensione funzionante e permanente che consenta di mettere a sistema le diverse offerte territoriali in modo da realizzare una Rete organizzata che consenta di far diventare i Cammini occasioni per uno sviluppo innovativo e sostenibile partendo dal recupero e dalla messa in opera di questi beni.
Quando un bene religioso riprende vita a pieno titolo diventa di per sé una fonte di attrazione anche sotto l’aspetto strettamente culturale favorendo una nuova attenzione di studio, di ricerca e di promozione delle tradizioni.
Nelle nostre piccole realtà il confine tra fede religiosa e religione civile è difficile definirlo essendo elementi di forte e intimo radicamento identitario.
E chi ne guadagna è l’economia locale, favorendo una ricaduta per gli operatori storici e per quelli che verranno alla ribalta e per la stessa visibilità dei singoli comuni i quali si rendono protagonisti di una “riscrittura” del proprio territorio attraverso la realizzazione di una cartellonistica didascalica, una segnaletica omogenea, nonché la sua diffusione nel mare nostrum della Rete, dove oggi si possono intercettare flussi di interesse inimmaginabili per numero e provenienza fino a qualche decennio fa.
In tale contesto la recente esperienza de “ Il Cammino di Guglielmo-Il percorso dell’anima” sta acquisendo una crescente e meritata notorietà coinvolgendo comuni, parrocchie, associazioni, organizzazioni sportive, nonché operatori della filiera turistica.
Un progetto fortemente voluto dal lungimirante Abate di Montevergine S.E. Padre Riccardo Luca Guariglia e attuato grazie all’impegno dell’infaticabile architetto Angelo Verderosa, rispettivamente Presidente e Vice Presidente dell’ omonima APS e di un gruppo di volenterosi delle tre regioni interessate che da tre anni sono impegnati in una quotidiana azione organizzativa che l’ha portato a costituirsi come Associazione e ad annoverare circa ottanta soci.
Un percorso composto da 15 tappe, che tocca tre regioni (Campania, Basilicata e Puglia) il quale partendo dal Santuario di Montevergine giunge fino alla “Porta d’Oriente” di Barletta toccando l’Irpinia per una percorrenza di circa 139 chilometri, suddivisi in sette tappe, ricoprendo un quinto della superficie provinciale e interessando ben 21 comuni.
L’intitolazione riguarda il Guglielmo da Vercelli pellegrino ed eremita che attraversò e visse l’Irpinia nei primi decenni del XII Secolo fondando, tra l’altro, i Santuari di Montevergine e del Goleto, che nel tempo diventeranno importanti centri della cristianità.
Pur essendo il Patrono d’Irpinia fino a qualche anno fa non ha assunto la centralità di altri Santi legati a vario titolo con le nostre terre per cui l’istituzione del Cammino sta consentendo un importante attività di riscoperta del Santo tanto che si intensificano gli studi, le pubblicazioni , le celebrazioni, le attenzioni da parte dell’ informazione e dell’editoria.
Una crescita continua in termini di notorietà, partecipazione, coinvolgimento del territorio, innalzamento della qualità del progetto, tanto che ora si pone un problema di crescita di come, cioè, gestire e coordinare le diverse opportunità a partire dal procacciamento delle risorse finanziarie, dall’utilizzo dei bandi, e dal coinvolgimento dei diversi soggetti territoriali.
Purtroppo, come confermano gli ultimi dati statistici, la provincia di Avellino è una delle ultime in Italia come flusso turistico. Le cause non sono da ricercare nell’assenza di beni paesaggistici, ambientali e culturali, tutt’altro, ma nella carenza di un sistema di promozione e gestione dell’offerta turistica e di una adeguata rete di servizi, a partire dall’ospitalità e dalla logistica. Non a caso prevale ancora il modello dell’evento e non quello dell’investimento strutturale ragion per cui fioriscono le sagre ma c’è penuria di agenzie, di guide, di apertura continuativa dei luoghi aperti da visitare.
Il Cammino guglielmino certamente non può risolvere i problemi profondi di questa provincia ma di certo può concorrere a veicolare la buona immagine dei nostri territori e a favorire una rete integrata di servizi in questo settore. .
Purtroppo sul suo sviluppo e sulla sua efficienza pesa il forte ritardo che si registra nell’ambito del trasporto pubblico, in particolare ferroviario, al momento sospeso, e su gomma, che presenta storici problemi nell’interconnessione tra i diversi comuni a differenza dei Cammini del Centro e del Nord Italia dove questi servizi sono efficienti e garantiti e dove lungo i percorsi sta fiorendo anche una rete di supporto e di servizi commerciali di filiera.
Riguardo alla normativa oltre alla legge nazionale vi sono quelle delle regioni Campania e Puglia mentre la Basilicata registra ancora una vacanza in tal senso anche perché non esiste un apposito assessorato essendo la materia in capo alla Presidenza.
La Legge 13 febbraio 2026 n. 24 ha introdotto il primo quadro normativo nazionale sui Cammini d’Italia. Il provvedimento riconosce ufficialmente il turismo lento e la mobilità dolce come risorse strategiche per lo sviluppo culturale ed economico, puntando a valorizzare le aree interne e i borghi.
I punti chiave del novellato sono :
- Nuovi Organi di Gestione con l’istituzione di una Cabina di regia nazionale per definire standard minimi riguardanti la manutenzione e la segnaletica dei percorsi, nonché la rete di accoglienza e ospitalità.
- La definizione e le modalità di percorrenza e la loro intersezione con altri percorsi, come quelli fluviali.
- I finanziamenti, prevedendo risorse per 5 milioni di euro per il primo triennio e un ulteriore milione per il 2029, destinati in particolare alla realizzazione di infrastrutture necessarie e di quelle relative all’accoglienza.
I Cammini in Europa hanno una lunga datazione ma essi esplodono con il viaggio di Papa Giovanni Paolo II a Santiago de Compostela, per cui noi in Italia ci siamo arrivati, nonostante ci fosse una lunga storia millenaria in tal senso, quarant’anni dopo.
E l’inizio non è stato dei migliori in quanto gli stessi comuni erano restii ad avviare u confronto perché ritenevano il cammino un qualcosa di superfluo, riservato a pochi per cui si rischiava anche di introdurre nel territorio problemi di compatibilità ambientale.
I primi cammini, organizzati e riconosciuti, sono stati quelli della Via Francigena e di San Benedetto.
In Italia a oggi ci sono oltre 150 Cammini ma non tutti ne hanno compiutamente i requisiti, a partire da quelli tecnici in quanto, ad esempio, esiste una grande differenza tra escursionismo e Cammino che ancora oggi si fa fatica a riconoscere anche in sede autorevoli come quelle legislative.
Un cammino per essere tale deve avere una correlazione con il territorio fino a diventane parte integrante e valore, rispetto al patrimonio materiale, immateriale e paesaggistico, nonché di lavoro con le istituzioni e le comunità locali. L’escursionismo, invece, è il conoscere, il vivere un’esperienza che non apre relazioni con il contesto antropico-culturale.
Ciò che manca ancora sono i Decreti attuativi in quanto costituiscono un prezioso strumento interpretativo nel definire una regolamentazione tecnico-operativa del provvedimento legislativo.
Persistono, manco a dirlo, problemi di municipalismo per cui occorre far capire alla classe dirigente locale che i Cammini sono delle opportunità per aggregare e pianificare ovvero per introdurre in modo strutturale nella cultura amministrativa il principio costituente della concertazione territoriale.
Opportunamente questa dinamica è stata chiamata “mappa delle connessioni tra comuni” e tra questi e i soggetti territoriali perché si abbiano ricadute dal punto di vista della sostenibilità ambientale, della valorizzazione delle risorse in modo che gli stessi pellegrini/viaggiatori non siano percepiti come degli intrusi e i luoghi interessati diventino anche dal punto di vista dei resilienti un sentimento di orgoglio e di appartenenza al progetto.
Di tutto questo si è discusso nella tre giorni del 3° Forum Nazionale dei Cammini storico religiosi svoltosi di recente a Mercogliano presso la suggestiva cornice dell’Abazia del Loreto, promossa dai diversi artefici di questo progetto
Un momento di alto confronto che ha visto protagonisti relatori di rilievo e un pubblico composto di Autorità religiose, Sindaci e Amministratori locali, oltre che di esperti, esponenti del mondo dell’informazione e aderenti all’associazione che hanno fatto il punto della situazione e ragionato sulle prospettive di questa significativa esperienza nel contesto più generale nazionale ed europeo dove si sta strutturando una rete organizzativa e partecipativa davvero interessante.
Viviamo tempi difficili e incerti e il cammino se non è la soluzione esistenziale risolutiva costituisce certamente un esempio di comunità in movimento alla ricerca di un senso spirituale e umano di vita tra la voce del silenzio dei suoi tortuosi e suggestivi sentieri.



