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Strage del bus, l’ex di Aspi Castellucci condannato definitivamente a 6 anni

E’ definitiva la condanna a 6 anni per l’ex ad di Aspi, Giovanni Castellucci in relazione al procedimento legato alla

I giudici hanno fatto passare in giudicato anche le condanne per gli altri dirigenti della società e dipendenti del Tronco. Pena a 9 anni per il proprietario del Gennaro Lametta e la condanna a 4 anni per l’allora dipendente della motorizzazione civile di Napoli, Antonietta Ceriola.

Nella sua requisitoria, nei giorni scorsi il procuratore generale, aveva sollecitato un appello bis per la rivalutazione della condanna per l’accusa di omicidio colposo e assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste” per l’accusa di disastro colposo per l’ex ad di Aspi, Giovanni Castellucci.

Il Procuratore generale di Cassazione aveva definito la sentenza di appello contraddittoria ecarente della rinnovazione delle prove dichiarative decisive e non si confronta con la motivazione di quella di primo grado, che sulla responsabilità dei vertici di Aspi aveva riconosciuto l’inesistenza dell’obbligo di riqualificazione” delle barriere sul viadotto dove avvenne l’incidente. La procura generale della Cassazione aveva chiesto invece di confermare la pena di 9 anni per il proprietario del bus, Gennaro Lametta. Aveva sollecitato anche la conferma della condanna per l’allora dipendente della motorizzazione civile di Napoli Antonietta Ceriola. Il Pg aveva sottolineato come il pullman avesse un certificato falso di revisione, che non veniva effettuata dal 2011 e che il mezzo “era privo dei requisiti minimi per circolare. Lametta – aveva detto la pg Passafiume – ha posto in circolazione mezzo in pessime condizioni mettendo a rischio le vite dei passeggeri”.

In appello, nel settembre 2023, la seconda Corte di appello di Napoli aveva condannato a sei anni, ribaltando la sentenza del tribunale di Avellino, l’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci, che in primo grado era stato assolto. Stessa pena anche per il direttore generale dell’epoca Riccardo Mollo e per i dipendenti di Aspi Massimo Giulio Fornaci e Marco Perna. In secondo grado è stata inoltre ridotta la pena a cinque anni per il dirigente di Aspi Nicola Spadavecchia e per il direttore di tronco di Aspi Paolo Berti. Tre anni per Gianluca De Franceschi, dirigente di Aspi e per i due dipendenti Gianni Marrone e Bruno Gerardi. Il pg di Cassazione ha sollecitato per tutti l’assoluzione dall’accusa di disastro colposo e per i membri delle Direzioni, come per Castellucci, l’annullamento con rinvio in relazione all’accusa di omicidio colposo.

Nella sentenza di primo grado, pronunciata nel gennaio 2019 dal giudice monocratico del Tribunale di Avellino Luigi Buono, Gennaro Lametta, il titolare dell’azienda del bus, fu condannato a 12 anni di carcere, in linea con la richiesta dell’accusa. Ad Antonietta Ceriola, dipendente della Motorizzazione civile di Napoli, fu inflitta invece una condanna a otto anni. I dirigenti di Autostrade, Gianluca De Franceschi e Nicola Spadavecchia, furono condannati a sei anni. Paolo Berti e Gianni Marrone, rispettivamente il direttore di tronco di Autostrade e un dipendente della concessionaria, furono condannati a 5 anni e 6 mesi. Inoltre, due dipendenti di Aspi, Michele Renzi e Bruno Gerardi, furono condannati a 5 anni. Al contrario, Giovanni Castellucci, il direttore generale di Autostrade, Riccardo Mollo e i dipendenti Michele Maietta, Massimo Fornaci, Marco Perna e Antonio Sorrentino furono assolti.

“Nel doveroso rispetto che va tributato ai familiari delle vittime, non possiamo non esprimere amarezza per la condanna di Gennaro Lametta, che riteniamo innocente e che paga le colpe di settori deviati della motorizzazione e di chi per trent’anni non ha manutenuto quel tratto di autostrada, perdendo ora, oltre al fratello, anche la libertà”. Così, gli avvocati Sergio Pisani e Leopoldo Perone, commentano la condanna definitiva a nove anni di reclusione inflitti dalla Corte di Cassazione a Gennaro Lametta, proprietario del bus che il 28 luglio del 2013 precipitò dal viadotto dell’Acqualonga nella zona di Monteforte Irpino, ad Avellino, causando la morte di quaranta persone.
«Non me l’aspettavo, mi avevano detto che tanto sarebbe andata male, che non c’erano speranze. Da questa mattina con mia figlia guardiamo notiziari e siti in cerca di aggiornamenti sull’esito del processo. E ora la giustizia, all’improvviso, con condanne che aspettiamo da anni». A commentare all’Adnkronos la sentenza è, tra le lacrime, Alba Lanuto, che nella strage del bus perse la madre, Luisa Rocco. «È morta proteggendo fino all’ultimo col suo abbraccio mia figlia Arianna, che era con lei – racconta – Per anni ho combattuto una battaglia per la giustizia e ora sono talmente felice he non mi sembra vero. Mi mangio le mani per non esser stata in Cassazione – continua Alba – Ieri sera avrei voluto prendere il treno per Roma, ma mi avevano detto che sarebbe andata male e non volevo assistere alla sconfitta finale».

Gli avvocati di Castellucci: «Decisione incomprensibile»

“Le decisioni si rispettano anche quando risultano incomprensibili. La decisione della Suprema Corte di Cassazione ci ha molto colpito. Sulla base delle prove che abbiamo fornito siamo convinti che l’ingegner Castellucci sia totalmente estraneo ai fatti e che abbia sempre svolto accuratamente i propri doveri di amministratore delegato. La censura che gli è stata mossa peraltro riguardava attività di esclusiva competenza del progettista, neppure indagato, e ritenevamo pertanto corretta la richiesta del procuratore generale della Cassazione di annullare la sentenza. Con questa sentenza, le responsabilità dei vertici diventano pericolosamente onnicomprensive. Utilizzeremo tutti gli istituti che la legge consente affinché possa essere riconosciuta la sua innocenza”. Lo affermano in una nota i difensori dell’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci, gli avvocati Paola Severino e Filippo Dinacci.

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Michela Della Rocca

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