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Strage delle donne, Felice Graziano: “Non ero d’accordo con quel massacro”

Nuovo clan Graziano, nella giornata di oggi, presso il Tribunale di Avellino, dinanzi al collegio presieduto dal Giampiero Scarlato, a latere Lorenzo Corona e Giulio Argenio, è stata celebrata una nuova udienza del processo che vede imputati Fiore e Salvatore Graziano, Antonio Mazzocchi e Domenico Ludovico Rega accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo camorristico.

Ad aprire l’udienza di oggi la testimonianza di Graziano Felice, l’ex boss pentito del Nuovo Clan Graziano, sgominato da un blitz della Dda di Napoli e dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino nel luglio 2019. Il teste dell’Antimafia, in aula e’ stato esaminato dal pm che ha condotto le indagini, il sostituto Luigi Landolfi. “Ho scelto di collaborare con la giustizia dal 2008, volevo cambiare vita. Io facevo parte del clan della mia famiglia. Il clan Graziano non era strutturato come un clan classico, a comandare erano i più anziani, Arturo Graziano, padre di Fiore e Salvatore. Ho commesso omicidi, ho commesso estorsioni. La faida con il clan Cava è iniziata nel 1990. Fiore e Salvatore Graziano hanno partecipato alle attività del clan, a cominciare dalle estorsioni nella zona del Salernitano e nel Sannio. Abbiamo preso denaro dai cantieri. Nei primi anni del 2000, dopo che sono stati scarcerati, abbiamo agito soprattutto nelle zone alluvionate come Quindici e Sarno”. Felice Graziano fa riferimento alle indagini che consentirono di scoprire il tentativo di infiltrazioni della camorra nei lavori per la costruzione e messa in sicurezza anche a Sarno, Siano e Bracigliano e nel comune di Quindici nell’avellinese. I provvedimenti restrittivi furono emessi, tra gli altri, nei confronti di Arturo e Adriano Graziano, già detenuti per altri reati, tre imprenditori del napoletano e ad altre otto persone dell’agro nocerino sarnese.
“Non sono a conoscenza, invece, di partecipazioni di Antonio Mazzocchi al clan. So che il padre di Mazzocchi è stato ucciso dai Cava a causa di un diverbio familiare, ma sempre riconducibile alla faida che era in corso tra le nostre famiglie”.

Dopo,il collaboratore di giustizia ha risposto alle domande dell’avvocato Raffaele Bizzarro e ha ripercorso alcuni momenti della sua attività criminale, sottolineando il fastto che mai più tornato nel Vallo di Lauro. Successivamente, Graziano si è soffermato sulla della strage del 26 maggio 2002, quando tre donne della famiglia Cava furono uccise, e due ferite. A perdere la vita, la sorella del boss Biagio Cava, detto Biagino, Michelina Cava, la cognata Maria Scibelli, 53 anni, e la figlia Clarissa, di soli 16 anni. “Ritengo che quella strage fu un errore, lo dissi immediatamente che era stata una barbarie, non fummo diversi dai Cava”, ha dichiarato Felice Graziano.

La prossima udienza, adesso, è attesa per il 28 maggio 2024.

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