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Strage scampata sulla A16: “Il bus che volava giù, noi vivi per miracolo”

Grottaminarda.  Sono stati trasferiti,  di prima mattina, presso l’auditorium” Francesco Flammia”, una parte  dei passeggeri che, questa notte, sono stati coinvolti nell’incidente avvenuto sulla A16, nel tratto tra, Vallata e Vallesaccarda, del pullman della Flixbus, partito da Lecce che doveva arrivare a Roma.

L’autobus che trasportava 38 passeggeri, compresi i due autisti, cercava di evitare l’ impatto con altre due macchine, che si erano scontrate poco tempo prima, andando a finire prima sul guard rail e poi si è capovolto andando a finire in un dirupo. I soccorsi, arrivati dopo, poco, perché a causa del buio,  erano le tre e mezza di questa notte, non erano ancora in grado di localizzare il punto giusto dove era avvenuto l’incidente.

I passeggeri che hanno subito danni più gravi sono subito stati portati negli ospedali di Ariano Irpino,  Avellino e Benevento mentre è stato subito approntato un centro di accoglienza nella cittadina ufitana. Nell’autobus c’era chi, dopo le vacanze di questo inizio mese stava tornando a Roma, dove abitava, lavorava o stava studiando o chi doveva prendere un’altra coincidenza e proseguire per Milano o per l’estero. E c’era anche qualche extracomunitario.

L’unica vittima di questo incidente, che ha coinvolto cinque veicoli, è proprio un extracomunitario che si trovava in una delle due macchine ferme. Gli investigatori adesso sono al lavoro per stabilire se la morte sia dovuta all’incidente di prima oppure all’impatto con il pullman. Comunque una tragedia sfiorata raccontata da chi, tra le cure della pubblica assistenza di Grottaminarda, scuote la testa e ripensa a quegli attimi terribili.”

Quel tratto di autostrada- dice Biagio Mennella, luogotenente della Guardia di finanza, di Copertino, che tornava nella Capitale insieme ai due figli- è particolarmente pericoloso perché scosceso e curvo. La fortuna ha voluto che c’era una folta vegetazione che ha frenato l’impatto. Grazie al finestrino rotto, le porte erano bloccate, siamo potuti uscire gattonando”. Urla, panico,” uno addosso all’altro, le valigie che ci cadevano addosso. Ho gridato il nome dei miei figli che erano seduti dietro, in penultima fila. Chi era in ultima ha avuto conseguenze peggiori”.

Il luogotenente, una volta sentite le voci dei figli, mentre stava cercando di far uscire gli altri.” Nel mio piccolo ho cercato di dare una mano. E tutti cercavamo di uscire da questo incubo”. E ringrazia la Polizia, i vigili del fuoco, le ambulanze dei volontari che li hanno soccorsi.” Mentre qualcuno che passava in quel momento ha tirato dritto”.” Quella strada è molto pericolosa. Se non si rimedia all’avvallamento e si mette un deterrente, le disgrazie si ripeteranno. Certamente non è da paese civile”. Mennella è rimasto freddo,” ma il sangue mi ribollita. Il terrore è stato grande. Io mi sono infortunato solo alla spalla.

Ma il danno, anche per gli altri, è più psicologico che fisico. Se vedete, non hanno più voce per parlare.E non credo sarà facile rimuovere dalla mente quei momenti “. Luca Rollo, 26 anni, di Lecce che stava tornando a Milano.” Io stavo dormendo. Quando ho aperto gli occhi ho visto l’autobus che si girava per sei volte. Stavo dietro ed ho pensato di non vedere più i miei genitori. Che, poi, più tardi ho chiamato a telefono per tranquillizzarli”.

Luca ha sentito il fumo tossico che usciva,le urla,” non vedevamo l’ora di uscire. Dai finestrini rotti. Il giovane pendolare è rotolaro giù per la scarpata e, adesso, ha un piccolo collare al collo.” Ma sto bene. Adesso per arrivarea Milano- dice con un pizzico di ironia- prendo il treno” . Laura, giovane militare dell’Aeronautica, stava tornando da Brindisi a Roma, dove presta servizio.

” Mancavano dieci minuti alle cinque e dopo aver urtato contro una macchina abbiamo fatto qualche giravolta e ci stavamo ribaltando. Siamo stati fortunati,  perché siamo potuti uscirecfuori dai finestrini rotti. Io ero in terza fila, siamo rimasti vivi per miracolo”.

D. B., ingegnere informatico, invece da Bari tornava in Polonia, dove ha trovato lavoro :” Quella è una strada piena di burroni, di ponti, chi la conosce sa che, questo incidente sarebbe avvenuto qualche centinaio di metri più in là, sarebbe stato fatale per tutti i passeggeri”.

Giancarlo Vitale

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