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Sud, l’appello dal Forum delle Comunità, il presidente D’Avenia: tra le priorità la questione abitativa e la coesione sociale

Il presidente SVIMEZ Adriano Giannola: “Solo una visione unitaria tra aree interne e metropoli può salvare il Mezzogiorno dallo svuotamento”

Non un semplice incontro, ma un segnale politico e culturale. Il Forum delle Comunità Attive e delle Reti Solidali, promosso dalla Fondazione Super Sud, ha aperto nella città di Napoli uno spazio reale di confronto, costruzione e visione. Due giornate intense, partecipate, vive. Tre tavoli tematici – rigenerazione urbana e inclusività dei luoghi, inclusione sociale, innovazione e contrasto alla povertà educativa – hanno messo a fuoco sfide, pratiche e contraddizioni. Ma soprattutto hanno fatto emergere una volontà condivisa: superare la frammentazione, fare rete, costruire un nuovo modello di sviluppo territoriale fondato sulla giustizia sociale.

Non si rigenerano i luoghi senza rigenerare i legami. Non si cambia il volto delle città senza cambiare il modo in cui si fa politica pubblica. È questo il cuore di quanto emerso nei lavori, come ha ribadito Giovanni D’Avenia, presidente della Fondazione Super Sud: “Il Sud è pieno di potenzialità, ma resta intrappolato in compartimenti stagni. Ognuno lavora per sé: istituzioni, università, sindacati, terzo settore. È ora di passare dalla retorica alla corresponsabilità, dalla solitudine all’alleanza. Con il Forum vogliamo rompere l’inerzia e costruire una rete stabile, concreta, capace di incidere sulle politiche pubbliche. Basta eventi vetrina, servono co-progettazione, governance condivisa, una regia che dia continuità. Siamo pronti a fare la nostra parte con proposte operative da sottoporre alle istituzioni. Senza una visione condivisa, continueremo a sprecare risorse e speranze. Il tempo dell’attesa è finito. Adesso è il tempo delle scelte”.

Dal confronto è emersa l’urgenza di riportare la questione abitativa e la coesione sociale al centro dell’agenda pubblica. Un’urgenza che Raffaele Paudice, segretario CIGL Napoli e Campania, ha rilanciato con fermezza: “Il diritto all’abitare è diventato un tema cruciale. Napoli si svuota nei suoi quartieri centrali, mentre le aree interne si desertificano. È una crisi sistemica che tocca dignità, cittadinanza, qualità della vita. Servono nuove politiche pubbliche che mettano al centro la persona. Non possiamo più ignorare questa emergenza. È tempo di agire, di costruire città più giuste e inclusive”.
Raffaele Sibilio, sociologo della Federico II, ha sottolineato come il nodo decisivo sia quello culturale e relazionale: “La rigenerazione urbana, per essere davvero trasformativa, deve radicarsi in una rigenerazione sociale. Non basta ridisegnare gli spazi: bisogna attivare legami, capacità di progettare insieme, anche tra soggetti molto diversi. Il rischio che corriamo è quello di sostituire vecchie marginalità con nuove esclusioni. Serve un humus culturale che dia senso all’azione e che permetta alle comunità di riconoscersi protagoniste. La vera innovazione sta nel riconoscere che le persone, nei loro contesti, sono portatrici di risorse e competenze. Senza di loro, nessuna rigenerazione è possibile”.

La necessità di strutturare una rete competente e stabile, fatta di soggetti diversi ma uniti da obiettivi comuni, è stata una delle principali sollecitazioni emerse dai tavoli. A partire dal riconoscimento della formazione come leva strategica, per rendere davvero attivanti – e non assistenziali – i percorsi di inclusione. Ma anche dalla consapevolezza che solo una vera alleanza tra pubblico e privato sociale può garantire efficacia e continuità. La regia pubblica, il monitoraggio, la visione devono integrarsi con l’operatività e la prossimità dei soggetti sociali, per produrre impatto reale.
La riflessione si è allargata anche alla scala regionale, con l’intervento di Adriano Giannola, presidente SVIMEZ, che ha richiamato il tema delle aree interne come terreno strategico per la coesione territoriale: “Il rischio vulcanico dei Campi Flegrei deve diventare un’occasione per rigenerare anche le aree interne. Non si tratta di due temi distinti, ma di un’unica sfida: garantire sicurezza e futuro al territorio, pensando in modo sistemico. Le aree interne sono una risorsa vitale: hanno storia, bellezza, identità. Ma vengono lasciate indietro. Serve un piano che tenga insieme area metropolitana e dorsale interna, Napoli e Irpinia, Benevento e costa. Solo così evitiamo lo svuotamento sociale e demografico del Mezzogiorno”.
“Alla fine di questa due giorni, non resta una semplice “restituzione”, ma l’inizio di un percorso. Un percorso che richiede continuità, ascolto, concretezza. Le esperienze ci sono. Le competenze pure. Ora serve una visione condivisa e il coraggio di costruire alleanze reali. La rigenerazione, se vuole essere vera, deve diventare un progetto collettivo. Un’opportunità di giustizia, di cittadinanza, di bellezza” -conclude D’Avenia-.

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