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Di Mario e Alessandro Ciarimboli 

I tendini sono una sorta di “tirante”, resistente ed elastico, fatto di tessuto connettivo che permette di collegare il muscolo all’osso. Una infiammazione del tendine viene definita “tendinite”: essa può verificarsi nella zona di contatto con l’osso (in tal caso si definisce tendinite inserzionale) o può localizzarsi lungo il tendine, tra la guaina che lo avvolge e il tendine stesso (in questo caso viene definita tenovaginalite). Le cause di tendinite sono molteplici. Possono essere di origine traumatica per una contusione da urto diretto o per un “allungamento” come nel caso delle distorsioni. Più frequente è il trauma ripetuto nel tempo come accade per un gesto che viene continuamente reiterato per lavoro (ad esempio con l’uso computer o di un attrezzo di lavoro come le forbici o mezzi analoghi) generando un sovraccarico funzionale che provoca infiammazione. Tuttavia, esistono molte situazioni cliniche di tendinite che rientrano nelle malattie “sistemiche” di ambito reumatologico come l’artrite reumatoide, le artriti sieronegative, le artriti dismetaboliche come la gotta o quelle favorite dal diabete. La tendinite si manifesta con dolore localizzato nel punto di giunzione tra osso e tendine o lungo il decorso del tendine stesso. Una pressione esercitata con la mano sul punto dove è percepito soggettivamente il dolore acuisce la sensazione spiacevole. Inoltre, sono presenti tutti i parametri dell’infiammazione: “dolor, rubor, tumor e functio lesa” così come i vecchi clinici li identificavano in latino. Più semplicemente dolore, rossore della cute sovrastante il tendine, calore e riduzione della funzione muscolo tendinea ovvero del movimento della articolazione servita dal muscolo con tendine infiammato. Con il passar del tempo un tendine infiammato non adeguatamente curato può ispessirsi e presentare calcificazioni e, per questo motivo, divenire meno elastico e più fragile. Tra le tendiniti più frequenti va ricordata la tendinite di De Quervain, localizzata al tendine degli abduttori ed estensori del pollice, spesso insorgente nel periodo successivo a gravidanza e parto. Anche altri elementi muscolo tendinei del polso e del gomito sono frequentemente interessati da flogosi come avviene per i tendini flessori ed estensori del polso e per gli epicondiloidei ed epitrocleari del gomito. Questi elementi sono sovente sottoposti a trauma acuto e cronico da attività sportiva (gomito del tennista e gomito del golfista, cioè rispettivamente epicondilite ed epitrocleite) o attività lavorative come l’uso del computer e del mouse in particolare. Situazioni analoghe possono crearsi agli arti inferiori come avviene per il tendine di Achille o per gli adduttori (tipica la pubalgia del calciatore) o per la “zampa d’oca”, espansione tendinea posta sulla faccia interna della tibia, poco al di sotto del ginocchio. Questi tendini sono facilmente soggetti a movimenti particolarmente traumatizzanti e ripetuti frequentemente nella giornata e per tempi lunghi nel caso di attività sportive o lavorative di forte impegno fisico. Curare una tendinite è molto importante e va fatto precocemente per evitare la cronicizzazione (una infiammazione è considerata cronica se supera i sei mesi!) che espone al rischio di rottura del tendine stesso. Indispensabile è la valutazione del Medico che identifica il livello della lesione, cioè il tendine interessato, l’entità e la fase dell’infiammazione. A diagnosi fatta, eventualmente anche con ecografia, si procede alla terapia fatta, in prima fase, di ghiaccio (per 20’ quattro volte al dì), somministrazione di farmaci antiinfiammatori (FANS o cortisonici, questi anche per infiltrazione peri tendinea) e prescrizione di riposo funzionale. Questo riposo si ottiene con un bendaggio elastico o con un tutore. Il Medico provvede inoltre ad indicare al Paziente la fisioterapia più adatta affidandolo al fisioterapista per le cure del caso. Queste sono TECARTERAPIA, Laserterapia, Ultrasuoni ed Onde d’urto (queste, se focali, sono eseguite dal Fisiatra). Oltre le applicazioni di terapia fisica è molto utile la terapia manuale con allungamenti (“stretching”) del giunto muscolo tendineo interessato. Nel caso delle forme ribelli al trattamento, fortunatamente poco frequenti, o croniche si può ricorrere, dopo valutazione RMN, alla chirurgia. Generalmente gli interventi si eseguono in anestesia locale e con dimissione in giornata (“day surgery”). In qualche caso più complesso può essere necessaria la ospedalizzazione con intervento e successiva immobilizzazione con tutore per 15 – 20 giorni.

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