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Colloquio con Giuseppe Soriero, autore di “Sud, vent’anni di solitudine”

Colloquio con Giuseppe Soriero, autore di “Sud, vent’anni di solitudine”

 

La provincia di Cosenza isolata dalla neve perchè sul tratto non ancora riammodernato della Salerno-Reggio Calabria mancava il sale diventa il paradossale paradigma della solitudine del sud. Giuseppe Soriero, oggi nel comitato di presidenza della Svimez ma anche politico e parlamentare di lungo corso dal Pci al Pd, sul tema ha scritto un saggio intenso e circostanziato. Il mancato approvvigionamento di sale, rispetto ad una calamità largamente prevista, lo fa riemergere dalla cronaca: “Il tema della solitudine si supera costruendo le infrastrutture più moderne ma prima ancora assicurando una governance più avanzata ed efficiente. Se ci vuole il sale per sciogliere la neve, il Sud ha bisogno di molto pepe per tirarsi fuori dalla condizione in cui versa”.
Soriero registra che il Mezzogiorno esce dalla solitudine rispetto al dibattito nazionale, ma resta imprigionato in quella territoriale: “E’ importante che questo accada dopo che per anni è stata ignorata e derubricata come un male endemico, quasi antropologico da ascrivere ai meridionali. E’ stato possibile aanche grazie al fallimento del teorema secondo il quale era prevalsa l’illussione nordista che la crisi italiana si potesse superare ancorando la parte forte del Paese al centro dell’Europa, ignorando tutto il resto. Il teorema si è rivelato falso, come era facile desumere perchè la crisi che abbiamo conosciuto dal 2007 al 2015 ha scosso tutto il sistema nazionale: il Sud ha sofferto di più, ma anche il Nord non ha potuto godere”. L’altro teorema finito sbriciolato che Soriero richiama è quello della “palingenesi federalista. “Una pia illusione. Abbiamo infatti assistito al doppio binario del federalismo predicato e ad un centralismo praticato attraverso il depotenziamento del ruolo delle regioni, a cui sono rimaste intestate flebili iniziative, mentre abbiamo registrato il riavvinghiarsi pezzo a pezzo del meccanismo statale”. Se questo accade, è anche perchè persiste nel Mezzogiorno il problema delle sue classi dirigenti, “che non incalzano Renzi, che non interloquiscono in maniera dinamica con il governo, limitandosi a giustificare i ritardi e sottolineare le singole misure”. Soriero affonda: “Trovo singolare che Renzi sia il più avanzato nel dibattito sul Mezzogiorno. Bisogna riconoscerglielo. Il 7 agosto dell’anno scorso, nella direziona del Pd che a caldo ha discusso il divario drammatico segnalato dal rapporto Svimez, il presidente del Consiglio ha illustrato una impostazione aperturista e di sensibilità al problema: ha annunciato il Masterplan, ha detto che l’alta velocità non si può fermare ad Eboli.  Il Masterplan è la visione di un grande piano per il Sud per affrontare, come ha fatto la Germania venti anni fa, il tema della unificazione e della coesione, che in Italia è stato solo formale e non sostanziale. Trovo incredibile che Renzi, che dovrebbe essere punto di mediazione del confronto, non venga incalzato da posizioni più radicali, persino più estremiste. Come è possibile che dalle regioni meridionali nessuno voglia sfidarlo ed anche scavalcarlo?”. Il discorso si sposta sulla non facile interlocuzione che il governo, e Renzi per stare al Pd, hanno con governatori e sindaci del Sud: “Le classi dirigenti meridionali -sostiene Soriero- sono ancora frastornate e avviluppate in vicende regionali rispetto ad anni fa, quando i presidenti delle regioni si erano mossi insieme. Oggi continua invece a trascinarsi la logica del protagonismo soggettivo, sfumature localistiche che non danno forza al Mezzogiorno nel momento in cui il governo nazionale ha indicato un obiettivo strategico molto impegnativo”. Una spiegazione c’è e viene da lontano. “Negli anni abbiamo accumulato un deficit della coscienza nazionale e della coesione sui problemi dello sviluppo del Mezzogiorno. In alcuni era prevalsa addirittura l’idea che la vera questione fosse quella settentrionale. A sinistra c’era chi ,come Cacciari, Chiamparino, Fassino, aveva teorizzato anni fa l’esigenza di creare un partito del Nord, in riferimento al Pd. Il problema, come si è visto, è invece un altro: se l’Italia vuole assumere definitivamente come obiettivo strategico quello della coesione nazionale. Si tratta di predisporre con continuità politiche e investimenti, ma soprattutto politiche”.
Soriero condivide la strategia di Renzi che dovendo guardare all’Europa deve necessariamente recuperare il Mezzogiorno che rappresenta la metà del Paese: “Renzi ha colto che per pesare di più in Europa, per avere una maggiore influenza nelle strategie dell’Unione, deve far pesare tutta l’Italia, dunque quella sua parte che affaccia sul Mediterraneo e che ha potenzialità finora inespresse o sottoutilizzate. Su questo si deve misurare una classe dirigente, perchè altrimenti i tempi non sono neutrali”. In attesa almeno della bozza del Masterplan, annunciata in settembre ma ancora attesa, ci sono i segnali della ripresa che dicono di un Paese che sta recuperando e ripèartendo. Le rassicurazioni di Padoan però non bastano: “Su quale obiettivo strategico -si chiede Soriero- si lavora? Dedicheremo i prossimi dieci anni per ridurre sensibilmente il divario e per rfforzare la coesionne nazionale? Questo deve essere un obiettivo dichiarato e previsto, corredato da cifre, numeri che riguardino non soltanto gli obiettivi di riduzione del debito, ma la crescita dell’occupazione, il programma di investimenti ordinari e non solo dei fondi europei. C’è bisogno di un impegno che veda anche una intensità differenziata degli investimenti a second della distribuzione territoriale dei problemi da affrontare. Siamo stati contrari ai tagli lineari ma siamo anche contrari ai salti lineari. Per stare alla qualità della pubblica amministrazione, che vede in coda le regioni meridionali, al Sud bisogna concentrarsi di più per rimuovere gli ostacoli che rallentano e bloccano gli investimenti”. (n.v.)

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