Lunedì, 24 Agosto 2026
03.09 (Roma)

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Com’è noto, domenica e lunedì prossimi si voterà per eleggere il nuovo sindaco e il nuovo consiglio comunale (oltre a quelli delle municipalità) di Napoli e di altre grandi città italiane, a cominciare da Roma, Bologna, Torino. Si voterà anche per il presidente e il consiglio regionale della Calabria e di tante altre medie e piccole città e paesi, tra cui anche una ventina di comuni irpini. A me spiace dal profondo del cuore di non essere cittadino di Napoli – il luogo che più amo al mondo e in cui mi sento a casa – e di non poter votare per Antonio Bassolino come nuovo sindaco di Napoli. Non sorprende quindi che il mio auspicio vivissimo e la mia speranza grande siano che Bassolino venga eletto. Sarebbe anche un fatto oltremodo positivo se fosse eletto al primo turno, tanto numerose, oggettive e serie sono le ragioni che unitariamente convergono nella scelta della sua persona. Tra queste, tre appaiono le più significative e importanti, caratterizzandosi come ragioni che illuminano le menti e, simultaneamente, come sentimenti che infiammano i cuori. Queste ragioni- sentimenti, le riassumerei così: la bella politica e la buona politica per Napoli e, andando oltre la cinta daziaria della città, la necessità di un esercizio dell’attività giudiziaria che non sia quello, come sappiamo, di cui Bassolino, come un “Christus patiens”, è stata vittima incolpevole per 11 anni e più. Processato in 19 processi, è stato 19 volte assolto con formula piena: il fatto non sussiste.

La bella politica consiste nella modalità della candidatura di Bassolino che – sulla spinta dei ceti più di diversi e dei napoletani del più vario orientamento – si è presentato come un candidato civico di tipo nuovo. Ovvero un candidato che ha in animo di unire i cittadini di Napoli, innanzitutto le donne, i giovani, l’intellettualità e le forze popolari e sociali migliori nel nome del bene di Napoli, della sua rinascenza, ricollegandosi agli anni splendidi del suo settennato di sindaco, alla fine del secolo scorso. Il bene di Napoli, per un verso, si identifica con il buon governo che, con la normale e accurata buona amministrazione, è capacità di far riemergere Napoli dalla condizione di avvilente e cupo degrado in cui trova dopo un decennio sciagurato, i cui costi sociali sono stati resi drammatici dalla pandemia che ha ridotto in povertà tanta piccola borghesia e ceti popolari; per un altro verso, si collega invicincibilmente con il progetto, a un tempo ambizioso e realistico, di utilizzare i fondi del “Recovery” per costruire la Napoli futura, capace di esprimere e valorizzare la sua straordinaria bellezza paesaggistica e artistica, l’inventiva, l’intelligenza, la creatività e la voglia di fare dei napoletani e dei centri contermini, che formano una metropoli di tre milioni di abitanti. Per la sua storia, la sua intelligenza e le capacità che ha dimostrato come sindaco, Bassolino è il leader che può e sa fare queste cose. E, nel contempo, promuovere una nuova, giovane classe dirigente politica e di amministratori. Infine, la sua allucinante, kafkiana, lunghissima vicenda giudiziaria fa si che votarlo significhi anche chiedere, con voce chiara e forte, da parte dei napoletani a nome proprio e degli italiani, che qualcosa nel profondo cambi nelle procure della Repubblica a favore della Giustizia giusta.

di Luigi Anzalone

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