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Il Caso Corbisiero, Castaldo: ho voluto restituire dignità ad un uomo condannato ingiustamente. Pizza: errore giudiziario possibile ma oggi il sistema garantisce forme di risarcimento adeguate

“L’errore giudiziario sarà sempre possibile finchè la giustizia sarà amministrata  dagli uomini. Ma la sfida deve essere quella di garantire la possibilità di riparare ad un eventuale errore nel più breve tempo possibile. Oggi possiamo contare su un sistema giudiziario accurato che tutela l’imputato, nel caso di dubbio sulla sua colpevolezza e prevede strumenti di risarcimento adeguati”. A sottolinearlo l’avvocato Nello Pizza, sindaco di Avellino, nel presentare il libro di Vincenzo Castaldo “Il Caso Corbisiero – Cronaca di un errore giudiziario (inter)nazionale” (Il Terebinto Edizioni) nel corso di un confronto alla libreria Mondadori, moderato dal cronista Attilio Ronga. La storia è quella di Carlo Corbisiero, giovane barbiere di Marzano di Nola, nel 1935 condannato ingiustamente all’ergastolo per l’omicidio a scopo di rapina di due mercanti di bestiame, Modestino e Angelo Guerriero, avvenuto l’anno prima ai piedi della montagna di Montevergine. Nel 1953, dopo quasi venti anni di ingiusta “sepoltura” in carcere, Corbisiero sarà rimesso in libertà per non aver commesso il fatto. E’ Pizza a spiegare come “non fu tecnicamente un errore giudiziario poichè i giudici furono indotti all’errore da un testimone correo dell’omicidio. A rivelare la sua innocenza sarà, poi, la confessione dell’assassino consegnata nelle mani di un sacerdote, don Aniello Conte. In questa vicenda il sistema ha funzionato perchè ha consentito, infine, di accertare la verità ma solo dopo molti anni, anche a causa della negligenza da parte di chi aveva ricevuto la confessione. E’ un libro importante poichè ci ricorda che c’è sempre nel sistema giudiziario il pericolo di condannare un innocente. Ma bisogna garantire la possibilità di porre rimedio all’errore”. Sottolinea che “La giustizia veloce non necessariamente è sinonimo di buona giustizia, i processi penali hanno bisogno di tempo perchè i giudici possano valutare le prove e le testimonianze ed accertare la verità sostanziale che non sempre coincide con quella processuale”. Pone l’accento sulle criticità rappresentate dal sovraccarico di lavoro delle corti d’appello “allungando i tempi anche solo per le udienze” e sottolinea come “assistiamo ad un’inflazione nell’uso dei sistemi scientifici, non sempre adeguati per giungere alla risoluzione dei casi”.

E’ il cronista Ronga a richiamare la lezione del giudice Livatino, ricordando come “per giudicare c’è bisogno di luce”, invitando a riflettere sull’attuale sistema giudiziario e su quanto le nuove tecnologie abbiano aiutato effettivamente a fare luce su controversi casi giudiziari. Non nasconde l’amarezza per “un’informazione a cui si rischia di mettere sempre più il bavaglio, fin quasi a impedire ai giornalisti di svolgere il proprio lavoro, limitando la possibilità di avere accesso ad informazioni da parte della Procura, a differenza di quanto accade nella storia di Corbisiero, in cui alcuni giornalisti come Crescenzo Guarino svolsero un ruolo importantissimo per giungere alla verità”.

“Il caso Corbisiero -spiega  Castaldo-ha rappresentato l’esempio più grave di errore giudiziario dell’anteguerra, capace di scuotere le coscienze tanto da costringere gli organi istituzionali a rivedere l’articolo 571 del codice di procedura penale così da garantire agli ingiustamente detenuti non più una riparazione pecuniaria a titolo di soccorso ma un equo risarcimento economico”. Ricorda come “Avellino è centrale in questa storia poichè segna l’inizio della vicenda, è da qui che partono le indagini, dopo la denuncia di Vittorio D’Argenio di essere stato vittima di una rapina a mano armata, a poca distanza dal luogo del delitto ma segna anche il riscatto poichè l’ufficio tecnico del Comune di Avellino, l’Anas e numerosi cittadini avellinesi offriranno un contributo decisivo perchè sia fatta giustizia, a partire dal calcolo delle distanze tra piazza Libertà e il luogo del delitto, con l’intera corte napoletana che giunge ad Avellino per assistere al sopralluogo, per poi recarsi a Ponza per interrogare il sacerdote depositario della confessione”. Spiega come “Questo libro nasce dalla volontà di restituire dignità ad un uomo che non era uno stinco di santo, viene più volte definito come il guappo del quartiere ma ha subito una gravissima ingiustizia. Non volevo aprire un dibattito sulla magistratura, pur ritenendo che la giustizia sia oggi troppo lenta e  spesso inefficace, come dimostrano casi come quello di Garlasco. Sono convinto che una storia del genere vada raccontata perchè può consentire di evitare errori grossolani”. Racconta di avere scoperto per caso questa storia mentre era impegnato nelle ricerche per un saggio dedicato al film ‘Il maestro di don Giovanni” girato a Lauro “Mi sono imbattuto in una serie di articoli dedicati a questo barbiere irpino assolto dopo aver scontato anni di carcere. E ho cominciato ad approfondire”. E’ quindi il Procuratore Antonio Guerriero a sottolineare come “quello del giudice è un lavoro delicato che richiede calma, passione per la giustizia ma soprattutto condivisione, mettendo da parte le contrapposizioni tra magistrati e avvocati, la giustizia la si costruisce insieme”.

 

 

 

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Floriana Guerriero

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