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Tripoli bel suol d’amore/ ti giunga dolce questa mia canzon/ Sventoli il Tricolore sulle tuetorri alrombo del cannon/ Naviga o corazzata/ benigno è il vento e dolce la stagion/Tripoli, terra incantata/sarai italianaal rombo del cannon. Mi sono tornati inmente iversi della canzone patriottica scritta nel settembre del 1911 da Giovanni Corvetto per esaltare l’imminente guerra per la conquista della Libia quando, questa settimana il Parlamento ha approvato la missione della marina militare in acque libiche in supporto delle operazioni anti immigrazione della Guardia costiera libica. Una missione che non è ancora iniziata ma è stata giàinterdetta dal “Parlamento diTobruck”, mentre il generale Haftar, minaccia di bombardarele navi italiane se si addentreranno in acque libiche. Se il primo intervento italiano in Libia si è risolto in una tragedia, il secondo sicuramente si ripeterà sottoforma di farsa. Sempre nella settimana appena trascorsa è stato varato il cd. “codice di condotta” che il Ministero dell’interno ha imposto alle ONG che svolgono operazionidi soccorsoin mare nel quadrante libico.Il Codice consiste in una serie di restrizioni che possono avere l’unico effetto di ridimensionare l’operatività e ridurre il numero delle navi impegnate nel soccorso in mare. Si tratta di due azioni congiunte (il supporto alla Guardia costiere libica ed il codice di condotta) convergenti verso il risultato finale che dovrebbe essere quello di ridurre l’afflusso dei profughi che vengono dal mare. Ciò avverrà perché ci saranno tendenzialmente meno partenze e meno salvataggi in mare. A questo punto è interessante riportare la lettera che Medici senza frontiere ha scritto al ministro Minniti per giustificare la mancata accettazione del codice di condotta: “Abbiamo sempre sottolineato che l’attività di ricerca e soccorso (SAR) in mare ha il solo obiettivo di salvare vite in pericolo e chela responsabilità di organizzare e condurre questa attività risiede innanzitutto nelle istituzioni statali. L’impegno di MSF e delle altre organizzazioni umanitarie nelle attività SAR mira anzitutto a colmare un vuoto di responsabilità lasciato dai governi (..) Dal nostro punto di vista, il Codice di Condotta non riafferma con sufficiente chiarezza la priorità del salvataggio in mare, non riconosce il ruolo di supplenza svolto dalle organizzazioni umanitarie e soprattutto nonsipropone diintrodurremisurespecifiche orientate in primoluogo arafforzareilsistema di ricerca e soccorso. Al contrario, riteniamo cheil Codicerischi nella sua attuazione pratica di contribuire a ridurre l’efficienza e la capacità di quel sistema. (..) Le nostre unità navali sono molto spesso sopraffatte dall’elevato numero di barconi che si trovano contemporaneamente in stato di difficoltà, e la vita e la morte in mare è una questione di minuti. Il Codice di Condotta mette a rischio questa fragile equazione di collaborazione tra diverse navi condiverse capacità, comportando il rischio effettivo che le navi più piccolesiano costrette ad abbandonare frequentemente la zona di ricerca e soccorso e, nel medio periodo, addirittura a cessare di operare. ”La lettera di MSF è importante anche perché mette il dito nella piaga che nessuno vuol vedere: la sorte di questa massa di profughi che si è concentrata sulla coste libiche. “A queste osservazioni si aggiungono le preoccupazioni che già abbiamo condiviso con lei sulla drammatica situazione in Libia. Le persone di cui ci prendiamo curane i centri di detenzione intorno a Tripoli e quelle che soccorriamo in mare condividonole stesse vicende di violenza e trattamenti disumani. Le strategie messe in atto dalle autorità italiane ed europee per contenerele partenze dalle coste libiche sono, nelle circostanze attuali, estremamente preoccupanti. La Libia non è un posto sicuro dove riportare le persone in fuga, né dal territorio europeo né dal mare. Ovviamente le attività di ricerca e soccorso non costituiscono la soluzione per affrontare i problemi causati dai viaggi sui barconi e le morti in mare, ma sono necessarie in assenza di qualunque altra alternativa sicura perché le persone possano trovare sicurezza. Contenere l’ultima e unica via di fuga dallosfruttamento e dalla violenza non è dal nostro punto di vista accettabile. Ancheperquesta ragione,il recenteannuncio dell’operazione militare italiana nelle acque libiche costituisce un elemento di ulteriore preoccupazione”. E’ difficile che in Italia qualcuno possa ascoltare le osservazioni di buonsenso di MSF, dal momento che i principali partiti si stanno contendendo il consenso dell’opinione pubblica proprio sull’obiettivo di interrompere il flusso dei profughi che viene dal mare. Probabilmente a qualcuno conviene di avere un pugno di annegati in più da gettare sul tavolodella prossima competizione elettorale.

di Domenico Gallo, pubblicato su “Il Quotidiano del Sud” il 04/08/2017.

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