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Un anno di Trump caos o nuovo ordine mondiale?

di Egidio Leonardo Caruso 

Il 20 Gennaio 2025 ha avuto inizio il secondo mandato del Presidente Repubblicano Donald Trump al grido:”Make America Great Again”, il tycoon ha da subito rispolverato la politica dei dazi già attuata nel suo precedente mandato, per riequilibrare la bilancia commerciale con la Cina e non solo, basati su aliquote progressive dal 10 al 20% fino al 145% su alcune categorie di prodotti. Anche l’Unione Europea vede l’applicazione di tariffe complesse che variano per settore, successivamente gli USA hanno imposto una tariffa unica del 15% su molti beni UE (esclusi acciaio/alluminio), per parte sua l’Unione Europea ha azzerato i dazi su auto e componenti e ha promesso l’eliminazione su altri beni industriali, pur mantenendo tariffe più alte sull’agricoltura.

Tale strategia volta a favorire una ripresa del comparto industriale a cominciare dal settore auto, basti pensare che lo stesso gruppo Stellantis è tornata a produrre negli USA gran parte dei propri modelli in particolare il marchio Jeep, proprio per evitare la scure dei dazi, il tutto però si ripercuote negativamente sull’intera industria europea e per quanto riguarda il settore automotive sugli stabilimenti italiani, che sempre più frequentemente vengono dismessi o nella “migliore delle ipotesi”, ridimensionati nella produzione e nel numero degli addetti, il tutto  ulteriormente aggravato dalle ripercussioni negative di una transizione green piena di contraddizioni che stenta a decollare. Inoltre abbiamo assistito all’uscita degli Stati Uniti da diversi enti e organizzazioni internazionali, come l’Oms, gli accordi di Parigi sul clima, con il conseguente aumento delle estrazioni di petrolio, gas e carbone. A­d oggi infatti secondo i dati dello European Joint Research Centre, riferiti al 2024: “le importazioni di GNL in Europa hanno raggiunto il 35% delle forniture, con una quota maggioritaria detenuta dalle aziende americane, come Cheniere Energy, Venture Global tramite contratti a lungo termine, rendendo l’UE un acquirente strutturale di GNL dagli Stati Uniti, mentre il carbone ha fatto registrare un più 15% di esportazioni”.

In politica interna si è assistito alla stretta sui migranti clandestini rimpatriati utilizzando aerei militari, hanno fatto il giro del mondo le immagini di persone in fila ammanettati e in catene. La lotta al narcotraffico internazionale volta al contrasto delle grandi rotte della droga Colombia e Venezuela su tutti, che mediante la diffusione del potentissimo oppioide sintetico il Fentanyl, originariamente utilizzato come farmaco nella terapia del dolore, appartenente alla stessa famiglia dell’eroina e della morfina ma molto più potente, sempre più utilizzato illegalmente, che negli Stati Uniti sta causando una strage silenziosa: tra la fine degli anni Novanta e il 2022, infatti ha provocato quasi un milione di overdose letali.

Anche in quest’ottica rientrerebbe la recente cattura di Nicolas Maduro Presidente venezuelano, operazione condotta dalla Delta Force in collaborazione con la CIA, con l’accusa di narco-terrorismo e traffico internazionale di droga, tuttavia occorre registrare la divisione di politica e opinione pubblica mondiale, fra coloro che ritengono che siamo di fronte ad una palese violazione dei principi del diritto internazionale Cina e Russia in testa, e chi invece, sostiene che il diritto internazionale valga sì, ma fino ad un certo punto. Inoltre ricordiamo che alle ultime elezioni l’ormai ex Presidente venezuelano, aveva ottenuto il 51,2% dei voti superando il suo sfidante Edmundo González, fermatosi al 44,2%, non senza polemiche e accuse di brogli elettorali, oltre alla feroce repressione del dissenso politico con settanta persone arrestate prima delle elezioni e la drastica riduzione della libertà di stampa nel paese.

Le difficili trattative di pace per la risoluzione dei diversi conflitti: Russia-Ucraina, Israele-Palestina oltre alle diverse rivolte in corso contro il regime dittatoriale di Teheran, i raid contro lo Stato Islamico in Nigeria, le mire espansionistiche sulla Groenlandia, la cui acquisizione è ritenuta strategica per la sicurezza nazionale dalla Casa Bianca, che rischiano di incrinare ulteriormente i rapporti con l’Unione Europea già ai minimi storici e conseguentemente le basi dell’Alleanza Atlantica, che rischia seriamente di sgretolarsi con la potenziale uscita di uno dei paesi fondatori ridisegnando completamente la mappa della geopolitica mondiale, senza trascurare la corsa al riarmo che vede in prima linea Francia e Germania che paiono intenzionati a soffiare sempre più sui venti di guerra animate da uno spirito interventista, con la partecipazione alla missione denominata Artic Endurance (Resistenza artica), che vede fra gli altri la partecipazione di Gran Bretagna, Svezia, Norvegia, Finlandia si tratta solo di un’esercitazione per ora, certo è che siamo ai limiti della fantascienza, nella peggiore delle ipotesi ovviamente ci si augura che non si concretizzi mai un tale scenario, saremmo di fronte ad un conflitto paradossale senza precedenti fra alleati, l’Italia sembra voler assumere una posizione attendista. Obiettivamente è molto complesso cercare i giusti codici interpretativi nel tentativo di decifrare i possibili sviluppi di situazioni altamente complesse in cui si intrecciano potere e interessi economici e geopolitici, risuona prepotente nella mente l’antico detto:” Si vis pacem, para bellum”, che le si chiami “guerre ibride”, commerciali, o minerarie, quello che pare configurarsi con passi lenti, molto caotici ma costanti, è una sorta di Big Bang da cui probabilmente nascerà un nuovo ordine mondiale, che vedrà fronteggiarsi su larga scala, l’Impero del Dragone con all’interno i cosiddetti Paesi del gruppo dei Brics da un lato, e l’Impero a Stelle e Strisce dall’altro, vincerà chi riuscirà ad accaparrarsi quante più risorse possibili (petrolio, gas, oro, cobalto, litio), da rivendere sul mercato a caro prezzo, mentre l’Europa pare essere destinata alla marginalità, quasi debba solo scegliere quale dei due contendenti abbracciare. Se al contrario l’Europa vuole continuare ad esistere riaffermandosi come entità socio-politica realmente unita e unitaria, è chiamata a compiere un cammino di ripresa e riscoperta delle proprie origini culturali greco-romane, in cui la politica è considerata un’arte che non tutti possono esercitare, l’arte del tessitore come suggerisce Platone nel Politico, il buon governante è colui che sa abilmente intrecciare fra loro la trama e l’ordito (le diverse componenti dello Stato), creando un tessuto armonico e ben ordinato, secondo il criterio della giusta misura.

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