di Antonio Polidoro
Ci lascia don Mazzi, un grande ” uomo di Dio” , apostolo dei ragazzi in difficoltà e, antesignano della riabilitazione dei ragazzi vittime della tossicodipendenza. La notizia della sua morte, e’, probabilmente , passata in un certo senso, in secondo piano in forza della contestuale scomparsa di un grande giocatore “a misura d’uomo” come Franco Baresi.
In realtà tutte le grandi testate hanno ricordato questo grande operatore di bene, gran comunicatore e campione in un impegno difficile e controverso come tutto ciò che e’ riconducibile al disagio giovanile. Vatican news ha scritto che don Mazzi ” non e’ morto perché la sua missione continuerà..”
Intanto tra le tante persone che lo conoscevano al di là dei meccanismi della visibilità televisiva c’era padre Pio Falcolini, il colto frate minore progressista che ha animato la vita religiosa e culturale avellinese, in particolare attraverso gli incontri che, con un altro gigante della storia religiosa irpina, don Michele Grella, vivacizzavano, tra lo sconcerto dei soliti…benpensanti, le stanche “atmosfere ” di una provincia sonnacchiosa. Le vicende di quella bella pagina di storia religiosa in città scritte dalla Comunità di San Ciro ci porterebbero lontano.
Nella civettuola e moderna struttura di San Ciro, nel cuore dello splendido viale dei Platani, prese corpo un luogo deputato al dialogo, alla riflessione politica…il tutto sempre legato ad una visione religiosa avanzata , frutto prezioso della freschezza delle recenti conquiste del Vaticano II.
Quei giovani universitari sono poi diventati in Magistratura, nella Medicina, nella Scuola, nelle professioni tecnico-scientifiche, brillanti professionisti che hanno continuato a mettere in campo quella formazione al dialogo e alla riflessione alta che avevano maturato grazie allo sguardo lungo di Falcolini che coltivava solide amicizie tra il clero colto e progressista italiano e straniero. Avevo avuto modo grazie a lui di conoscere padre Ernesto Balducci, intellettuale e scrittore dell’ordine degli Scolopi. Intanto nel 1979 riuscii a laurearmi in Lettere. Avevo studiato nei ritagli di tempo che il mio lavoro di insegnante nelle scuole dell’obbligo di Nusco e di Bonito mi lasciavano.
Subito dopo la laurea, essendo unico patentato in uno dei gruppetti che frequentava la casa di Falcolini, mi offrii di portarli con la mia nuova Peugeot 315 (a nafta, come si diceva un tempo) a Milano.
Eravamo, con me e Pio, un allegro quartetto di vecchi amici: Mario Cesa, compositore emergente e il direttore delle Scuole di Mercato San Severino Emilio Pesce, raffinato intellettuale. Prendemmo un albergo non proprio elegantissimo nella zona di Porta Genova-Navigli. Pio ci raccomando’ di non prendere impegni nel pomeriggio : ” voglio presentarvi una persona che vi piacera’ ”
Alle tre ci avventurammo lungo il centro vorticosamente trafficato di Milano. Raggiungemmo come Dio volle la zona del Parco Lambro: non esistevano i…navigatori digitali. Nella Casa dell’ Opera di don Calabria in via Pusiano ci aspettava don Antonio Mazzi, sorridente e felicissimo di rivedere Pio. Fu un’ora intensa nel corso della quale con sorridente e fiduciosa determinazione ci raccontava del progetto Exodus e delle metodologie di contrasto alle tossicodipendenze giovanili.
Io avevo provveduto a portare in dono al misterioso personaggio che avremmo dovuto conoscere a Milano una ricca “dotazione ” di torroncini di Dentecane. Il dono dal nome particolarmente suggestivo, “Attimi”, fu accolto con grande gioia da don Antonio. Esamino’ le tre confezioni e ,col luminoso sorriso che lo ha distinto fino alla morte , esclamò: “Bastano per tutti (pensava al gruppo di giovani che lo aiutavano a risanare il Parco..) ma uno lo assaggio subito…”



