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Di Franco Festa

Ruggiero, un amico indocile e saggio ritrovato dopo tanti anni, mi scrive così: “Da quaranta anni, a causa di una vita disordinata, mi è capitato di conoscere da vicini tanti politici e in tanti luoghi diversi. Franco caro, so’ tutt’i stessi…Quando una persona scende in politica o si propone o accetta la proposta per una candidatura a una carica elettiva non lo fa per il bene comune. Non ne conosco, non mi sembra naturale, mi sembra addirittura un po’ da invasati. Nel più virtuoso dei casi, uno lo fa perché la cosa lo gratifica e gli fa piacere. E allora c’è da attendersi, sperare ed esigere che sia capace ed onesto e non trascuri ignori o addirittura leda il bene comune”. Sono parole vere, che da un lato contengono un richiamo meritato a chi, come me, ancora si illude che il bene comune possa essere la prima molla di ogni impegno, dall’altro riconducono ogni cosa alla giusta misura. Siamo a un passo da immergerci in una campagna elettorale accesa e complicata, tra le più difficili che la città abbia vissuto. Usciamo da una sbornia collettiva, dal racconto fantastico di un mondo immaginario, tutto musica e balli, tutto allegria e colate di cioccolata, finito invece nelle colate di cemento, nelle inchieste della magistratura e negli arresti. Ricostruire una diversa immagine di realtà, una possibile via di uscita, è un compito arduo, e la prima regola dovrebbe essere un invito alla moderazione, alla presa d’atto di ciò che si può e di ciò che non si può fare, e un richiamo ai cittadini ad uscire dalla passività incantata in cui sono stati immersi per anni, a farsi protagonisti, costruttori di una possibile alternativa. Ottenere questo non sarà facile. Bisogna che i cialtroni che hanno prodotto questo sfascio spariscano dalla scena e che chi si candidi eviti annunci eccezionali, proclami presuntuosi destinati a finire il giorno dopo nella spazzatura, ma si armi di ago, di filo e di una buona vista, per ricucire gli strappi più dolorosi, per recuperare ciò che è ancora possibile a una nuova trama, a un nuovo disegno. Serve un filo resistente e una pazienza infinita, un bagno di realtà, un appello alla verità. Serve un rinnovamento radicale dei partiti, di cui però non c’è traccia all’orizzonte. La città sgomenta ha bisogno di cura, non di nuovi Festa, di nuovi venditori di fumo, di nuovi salvatori della città pronti a sacrificare se stessi per la patria . Ha ragione Ruggiero: il massimo che si può sperare non è che si affermi il bene comune, sogno di anime abbagliate da troppe vane passioni, ma che almeno che ci sia qualcuno, capace e onesto, che non lo trascuri, ignori, o addirittura lo ferisca a morte.

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