di Antonio Polidoro
Ringrazio Massimiliano Vernacchia, poeta di autentica vena, che mi ha fornito preziose informazioni sul Giglio di Villanova.
La bella struttura, dalle linee garbatamente gotiche, si tira il 27 agosto e si smonta il 12 settembre, una festa di fine estate che impegna e gratifica quella civilissima comunità che sa custodire gelosamente i preziosi tesori della tradizione.
Sulla “natura” devozionale di questi obelischi è stato scritto sin troppo, non di rado autorevolmente.
Le tecniche dell’intreccio hanno, del resto, un “quid” di misterioso ma recano comunque i segni inequivocabili della devozione e della poesia.
I fili del grano rispondono docilmente alla manualità e alla fantasia di un popolo che trasmette di generazione in generazioni abilita’ che non possono e non devono andare perdute.
Dal piccolo obelisco di Costantino Ciccone alle dimensioni del Giglio dei giorni nostri si sono succedute generazioni di gente fiera, eppure sempre incline a creare bellezza con il materiale più povero che si possa immaginare.
Il terremoto del 30, a Villanova particolarmente devastante, segnò soltanto in apparenza una battuta d’arresto nella puntuale realizzazione dell’obelisco.
Che non ebbero la gioia di esporre quale tenero trofeo di “orgogliosa” devozione , col valore aggiunto di uno stupefacente miracolo di sintonia tra generazioni.
Gli uomini e le donne non potevano rinunciare al momento distintivo e culminante nella vita del paese.
Anche in quegli anni drammaticamente difficili !
Continuarono , nella concretezza di una scelta civilissima e nobile, a contribuire a quei momenti di trionfale “vittoria” sulle leggi della gravità dando una mano ai flumeresi e al loro Giglio.
E’ una provvidenziale tensione che impegna gli uomini, le donne, i ragazzi e gli anziani del paese e che semina concordia, proprio come i chicchi del generoso grano irpino, nella primordiale , impagabile gioia di stare insieme.
Si intrecciano idee, rapporti umani tra orgoglio dell’appartenenza e ritorno al passato.
Con apprezzabile e lungimirante intuito l’Amministrazione Comunale ” felicemente regnante”, come si diceva un tempo, ha avvertito la necessità di pensare ad una sorta di “didattica dell’intreccio” attraverso cicli di attività laboratoriali che sapranno assicurare futuro al Giglio e ai valori che sottende, ” un monumento al raccolto trasformato in offerta votiva a San Giovanni Battista” come acutamente scrive il poeta e amministratore Vernacchia.
Un plauso al sindaco, dottor Ernesto Iorizzo e al direttore artistico Mario Ciccone.
Oggi, proprio oggi, i preziosi ricami di paglia si smontano pezzo per pezzo.
Probabilmente come la tela di Penelope… che perdeva la consistenza dell’intreccio ma diveniva efficacissimo momento di speranza.




