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Si annunciano giorni estremamente complicati, soprattutto per le questioni aperte all’interno della maggioranza. I dossier più spinosi (Autostrade, prescrizione, Alitalia, Ilva) dovranno trovare una composizione, se i partner vorranno davvero che il governo possa andare avanti. C’è però un confronto non meno complesso, che interessa anche le forze di opposizione. Quello sulla legge elettorale. Vera partita della vita per molti parlamentari. Con le annesse richieste di referendum. La prima, avanzata dalla Lega per Salvini premier, con cui si chiede l’abolizione della quota proporzionale della attuale legge, il “Rosatellum” renziano di non beata memoria. L’altra, presentata da 64 senatori (di cui la maggior parte di FI), per sottoporre  a referendum la legge che ha diminuito il numero dei parlamentari. Il tutto in un quadro politico gravato dal timore di molti deputati e senatori di non essere ricandidati o rieletti. E dalle crescenti difficoltà, per i leader, nel controllare i propri gruppi parlamentari.

L’avvicinarsi delle competizioni elettorali in Calabria, ma soprattutto in Emilia-Romagna, tiene con il fiato sospeso segreterie e stati maggiori. Eppure, in una democrazia matura (e l’Italia è  ben lontano dall’esserlo) una elezione di questo tipo –  mirata a scegliere solo i migliori amministratori regionali – non dovrebbe avere alcun peso sugli equilibri politici nazionali. Anche per l’estrema variabilità delle scelte elettorali.

In campo M5S, sembra che una strana vendetta del destino si sia abbattuta sul Movimento. Aveva cominciato la sua presenza parlamentare con la battaglia sugli scontrini per i  rimborsi. E rischia ora di sfracellarsi sugli scogli dei mancati versamenti da parte di alcune decine di parlamentari. Senza aver mai avuto il coraggio di sciogliere le sue ambiguità. La incerta collocazione. La mancata scelta tra movimento e forza-partito. Il ruolo oscuro della Casaleggio associati, con potenziale conflitto di interessi. La mancanza di una vera struttura collegiale di vertice. La non contendibilità della leadership. La linea dura di Di Maio sulle espuisoni,  rispolverata con Paragone, non è stata accompagnata dallo scioglimento dei più importanti nodi politici. E i metodi bruschi rischiano di essere un rimedio peggiore del male! Con  la fuoriuscita dell’ex ministro Fioramonti, tra defezioni ed espulsioni ha già perso una ventina di parlamentari. Ormai il M5S appare vittima di un progressivo, inarrestabile stillicidio. Fatto di silenzi. Di mancati chiarimenti. E di vendette trasversali.  Nel centro-destra poi, paradossalmente proprio mentre si afferma la leadership di Salvini, i rapporti si fanno non meno complicati. La crescita della Meloni non resterà senza conseguenze sugli equilibri interni, mentre  si intensificano gli abbandoni in FI. E vengono meno gli argini moderati. Debole appare perciò la promessa di Berlusconi di essere garante in Europa del leader leghista, che ora irride anche il Papa! Ci vorrà ben altro per rassicurare le cancellerie europee.

Dietro le quinte, si combatte intanto un’altra e ancora più delicata battaglia. A cui ciascuno partecipa per conto suo. Quella per la legge elettorale. Da cui dipendono tanti destini personali.  E addirittura la sopravvivenza, per forze minori come Italia Viva. O Leu, che potrebbe però salvarsi grazie a un patto di desistenza con il Pd.

In questa atmosfera da “si salvi chi può” si vanno delineando vari gruppi di presunti “responsabili” pronti a stabilizzare la situazione. Tuttavia ci sono forze – appartenenti anche a schieramenti diversi – che non vedrebbero male uno scioglimento anticipato. Ciò per evitare la mannaia di un futuro Parlamento formato ridotto, che non potrebbe certo vedere rieletti tutti gli uscenti! Prospettiva di non facile attuazione. Malvista dal  Quirinale. Sostanzlalmente truffaldina, perchè destinata ad allungare la vita ad un Parlamento destinato ad essere decimato. E perciò di corto respiro. Ma si sa, in politica, primum vivere…Speriamo, comunque, che le forze politiche democratiche non smarriscano il vero loro compito di questo tempo. Varare una legge elettorale equilibrata. In modo da impedire a chiunque di pretendere – e di ottenere – pieni poteri !

di Erio Matteo

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