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La morte inattesa e repentina di Giuseppe Galasso (solo domenica scorsa era apparso un suo articolo sul ”Corriere del Mezzogiorno”) segna il definitivo tramonto di un’irripetibile e pressoché unica generazione di storici del Mezzogiorno che hanno segnato in maniera quanto mai significativa la storiografia italiana ed europea: Giuseppe Galasso, Pasquale Villani, Gabriele De Rosa, Rosario Romeo, Giuseppe Giarrizzo, Gaetano Cingari, Francesco Renda, Augusto Placanica.

Tra tutti questi, però, Galasso occupava un posto del tutto particolare, non solo per la lunghissima e fecondissima militanza storiografica, oltre che pubblicistica, interrotta solo dalla morte, ma anche per aver saputo coniugare a questa un’intensa attività politica, parlamentare e di governo, che ha prodotto tra l’altro quella famosa quanto spesso disattesa “Legge Galasso” dell’8 agosto 1985 n. 431, per la protezione dell’ambiente naturale, e ora di fatto abrogata dal nuovo Codice dei Beni culturali e paesaggistici. Di questa personalità di straordinario spessore culturale e umano, che ha segnato la vita politico-culturale dell’Italia del secondo Novecento, e che ponendosi nella scia di Benedetto Croce e a fianco di Giovanni Spadolini, di Rosario Romeo e di Francesco Compagna ha rappresentato al meglio gli ideali dell’Italia laica e liberale, occorrerà, come è giusto e doveroso, parlare approfonditamente e a lungo, non appena la commozione per la scomparsa del Maestro lascerà spazio alla riflessione critica.

Basterà per ora dire che Napoli, il Mezzogiorno e l’Italia intera perdono con Giuseppe Galasso una voce libera di altissimo rigore morale e di eccezionale livello culturale, umano e politico, il che lo ha reso sotto tutti i punti di vista una personalità di livello europeo. Restano e resteranno invece le sue opere monumentali, frutto di una vita d’intensissimo studio, che costituiranno sempre un punto di riferimento essenziale per chiunque voglia conoscere e approfondire la storia del Mezzogiorno, che nessuno come lui seppe investigare e amare.

di Francesco Barra edito dal Quotidiano del Sud

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