Torna al centro dell’attenzione parlamentare l’emergenza ambientale del bacino del torrente Solofrana, i cui continui scarichi illeciti segnalati dai Carabinieri forestali sembrano siano stati collocati in secondo piano rispetto alla discussione del Progetto Faro di economia circolare di riciclo della plastica, ancora non realizzato sul territorio. Un argomento, quello dell’hub della plastica finanziato dal Ministero dell’Ambiente e definito dall’assessore regionale dell’Ambiente Pecoraro innovativo. Eppure, a riportare la discussione sulle cause vere di un territorio vessato da scarichi illeciti e dall’inquinamento da tetracloroetilene della falda idrica dell’area montorese ci pensa il senatore Orfeo Mazzella, che, dopo un nuovo sopralluogo sul territorio, annuncia di aver predisposto la sua quinta interrogazione parlamentare sulla situazione del corso d’acqua e chiede un intervento diretto del Governo.
«Da anni mi batto per il fiume Sarno, una delle vergogne ambientali più gravi del mondo», afferma Mazzella, sottolineando come, nonostante l’impegno dell’attuale amministrazione regionale, una problematica di queste dimensioni non possa essere affrontata senza una regia nazionale.
La proposta principale è quella di riclassificare il bacino del Sarno da Sito di Interesse Regionale a Sito di Interesse Nazionale (SIN), così da garantire, secondo il senatore, «una regia centrale e permanente dello Stato» e un flusso più stabile di risorse destinate alle bonifiche.
Mazzella chiede inoltre di superare il sistema degli accordi e dei protocolli temporanei, proponendo presso l’Autorità di Bacino una struttura permanente dedicata, con un responsabile unico, personale e risorse proprie, incaricata di coordinare prevenzione, controlli e vigilanza ambientale.
Nell’interrogazione viene sollevata anche la questione del Master Plan coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, dotato, secondo quanto riferito dal senatore, di un milione di euro ma ritenuto troppo concentrato sul rischio idraulico rispetto al risanamento ambientale e al disinquinamento.
Altro punto centrale riguarda i fondi statali che Mazzella sostiene siano fermi da sette anni e la richiesta di rendere pubblici i risultati dei controlli attraverso una mappa digitale georeferenziata degli scarichi abusivi, dei sequestri e degli impianti messi a norma.
«La Regione sta facendo la propria parte sulle infrastrutture, ma adesso il Governo nazionale deve fare la sua», conclude Mazzella. «I cittadini dell’Agro Nocerino-Sarnese, del Vesuviano e dell’Avellinese meritano rispetto, risposte trasparenti e, soprattutto, il ripristino del loro diritto a vivere in un ambiente sano».
Anche sul torrente Solofrana l’Arma dei Carabinieri e la Procura di Avellino hanno avviato già da tempo una incessante azione di prevenzione e di contrasto agli scarichi illeciti. Ma non solo: la Procura di Avellino, sotto la guida dell’ex procuratore Domenico Airoma, aveva presentato a ottobre del 2025 i dati di uno studio effettuato di concerto con l’Istituto Superiore di Sanità, tramite un accordo di collaborazione stipulato nel 2024. La prima parte dello studio presentato dalla Procura della Repubblica di Avellino dà corpo alle tante vicende denunciate nel corso degli anni da cittadini e associazioni. In sinergia con l’Istituto Superiore di Sanità è stata creata una mappa del rischio che coinvolge tutta l’Irpinia, che però si divide a metà. Le maggiori criticità sono state rilevate nella zona est, quella della Valle del Sabato e della Valle dell’Irno. In un dettagliato elenco è stato associato un numero da 1 a 6 a ogni comune irpino in base all’indice di esposizione al rischio ambientale. Tra le peggiori ci sono le città di Avellino, Solofra e Atripalda.
Nel primo anno di attività, ISS e Procura hanno completato la caratterizzazione ambientale degli 86 comuni del territorio di competenza, censendo 296 siti potenzialmente contaminanti. Il dato più allarmante è che il 51% della popolazione — circa 166.500 persone — vive entro un chilometro da uno o più di questi siti.
La distribuzione è fortemente disomogenea. Tra i luoghi censiti figurano:
- 5 siti con abbandono illegale di rifiuti in scavi o su suolo;
- circa 50 concerie;
- 19 discariche comunali;
- 15 industrie agroalimentari;
- 11 autodemolitori;
- e circa 60 impianti di lavorazione dei metalli o attività metalmeccaniche.
296 siti potenzialmente sorgenti di contaminazione su un’area di duemila chilometri quadrati, circa 86 comuni interessati e, in particolare, i rischi per il 51% della popolazione (166.507 persone) che risiede a un chilometro dagli stessi. La maggiore concentrazione nella parte occidentale della provincia di Avellino, mentre in 30 comuni non c’è traccia di siti industriali. I risultati finali saranno poi oggetto di un Rapporto Finale che verrà reso noto a breve. Al momento dell’avvio dell’indagine, l’ultimo anno di disponibilità dei dati di mortalità e ricoveri ospedalieri presso l’ISS era il 2021; il censimento degli impianti viene riferito al periodo 2016-2018, anche se molti di questi risultano tuttora presenti sul territorio.
LA MAPPA
Nell’intera area sono stati censiti 296 siti con potenziali sorgenti di contaminazione ambientale e il 51% della popolazione risulta risiedere nel raggio di un chilometro da questi siti. La distribuzione sul territorio di questi siti è molto disomogenea, così come il potenziale impatto delle attività presenti è molto variegato, in base alla tipologia dell’impianto”. I comuni sono stati suddivisi in sei classi di un Indicatore di Rischio Comunale ambientale (IRC), costruito ad hoc sulla base della popolazione residente nel raggio di un chilometro da questi siti e della pericolosità dei siti stessi che impattano sul territorio comunale.
Sulla base delle linee guida delle Conferenze Ministeriali OMS di Ostrava (2017) e Budapest (2023), è stato sviluppato un Indicatore di Rischio Comunale (IRC) fondato sull’Indice di Pericolosità (IP) dei singoli siti, espresso su scala da 2.500 a 1.
I punteggi più elevati, IP = 2500, sono stati attribuiti ai siti con abbandono di rifiuti nei comuni di Conza della Campania, Domicella e Montefalcione. Gli 86 comuni sono stati suddivisi in sei classi di rischio, dalla più bassa (Classe 1) alla più alta (Classe 6).
In Classe 6, ossia il livello di rischio più elevato, figurano Avellino, Solofra e Atripalda, mentre in Classe 5 rientrano, tra gli altri, Calitri, Montella, Monteforte Irpino, Montemiletto, Domicella e Forino.
All’estremo opposto, in Classe 1, comuni come Aquilonia, Caposele, Gesualdo, Sorbo Serpico e Volturara Irpina sono inseriti in Classe 1, con un rischio considerato minimo.
L’analisi sanitaria, condotta su dati ISS relativi al periodo 2010–2021, restituisce un quadro complesso.
Nel complesso, la mortalità generale e quella per i principali gruppi di patologie tumorali (apparati circolatorio, digerente e urinario) risultano inferiori alla media regionale. Tuttavia, emergono eccessi di mortalità e ospedalizzazione per malattie respiratorie acute in entrambi i generi, e un aumento dei ricoveri per asma. Si segnalano inoltre eccessi di mortalità per tumori del testicolo e del sistema nervoso centrale, nonché un incremento dell’ospedalizzazione per queste stesse patologie. Per le altre malattie, tumorali e non, i dati restano al di sotto della media regionale.
Le analisi proseguiranno con approfondimenti comunali e l’integrazione di dati provenienti dal Registro Tumori dell’ASL di Avellino, dai Registri Tumori zonali, dai biomonitoraggi umani per metalli e diossine e dalle rilevazioni ambientali ancora in corso.



