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Vera è Montefredane, Vera è tutti i paesi

Di Monia Gaita

Oggi per l’Irpinia è un giorno triste. Ci lascia la dottoressa Vera Trasente, validissima direttrice per molti anni del reparto di Geriatria all’ospedale Moscati di Avellino e punto di riferimento insostituibile per tanti malati.

Chi era Vera? Vera era l’angelo buono di tutti, non aiutava solo i malati, elargendo disponibilità e supporto a chiunque glielo chiedesse. Non era solo la dottoressa energica, scrupolosa, sensibile, sorridente e cordiale, ma anche la politica leale, sana e appassionata del nostro bel paese, Montefredane, in cui non viveva da semplice abitante. Sì, perché puoi abitare un luogo e non amarlo, puoi abitare un luogo e sentirti esule in patria, puoi popolare un quartiere, un vicolo, una borgata in modo impopolare, da profugo, da straniero, da estromesso. Vera no, era profondamente innamorata di Montefredane, non è mai stata una a parte, non è mai stata la coltivatrice diretta del suo campo. Aveva a cuore anche i campi degli altri, e le vicende che capitavano attorno, la coinvolgevano come fossero sue personali. Dal 2006 al 2011 svolse il prezioso ruolo di vicesindaco con l’amministrazione guidata da Antonio Panza. Poi tante accese battaglie elettorali e tante magnifiche avventure condivise: Fredane in Borgo, magica festa che combinava l’enogastronomia autoctona agli spettacoli degli artisti di strada. Avventura, questa, intrapresa con successo insieme al fratello Gerardo e al carissimo Elveno Mauriello.

Non possiamo dimenticare le edizioni del Presepe vivente in cui dispiegava un entusiasmo bambino, mobilitando frotte di volontari per allestire le postazioni e riprodurre nelle cantine gli antichi mestieri e le scene della notte di Betlemme. E che dire del suo talento recitativo? Insieme a un gruppo di compaesani animava e innervava la compagnia teatrale “Parlanno parlanno”. Vera era tante cose insieme, una donna poliedrica, libera, fiera e umana che sapeva accogliere e ascoltare.

Ma non mi dilungo perché non voglio immergermi nelle sabbie mobili dell’esaltazione retorica o dell’encomio stucchevole di circostanza.

Mi ha colpito però, vedere tanti giovani turbati dalla sua morte, sentirli dire: “Che peccato per Vera!” Forse allora dalle reti dell’affetto e della solidarietà che lei ha provato a rafforzare col suo esempio di vita, si è generata qualche traccia resistente. Forse questo radicamento alla terra, alla salvaguardia e alla crescita della sua terra, diventa una stella luminosa cui accodarsi, una stella della quale dobbiamo fiutare e seguire la scia. Chi ha cura del proprio paese ha cura dell’universo, chi difende il suo paese difende l’universo. Questo Vera l’ha fatto e l’ha fatto con continuità, ininterrottamente, senza sosta, ogni giorno. Ci stringiamo al dolore della figlia Gaia, dei fratelli, delle sorelle e dei familiari. Oggi piange veramente tutto il paese perché Vera non era di Montefredane, Vera era Montefredane. Oggi piangono anche le città e i paesi in cui non ha abitato. Perché non sempre abitare si lega al verbo amare o al verbo fare, e lei che non è stata cittadina di quei luoghi, li ha amati lo stesso: amare un luogo equivale ad amarli tutti. È stata, senza rendersene conto, la maieuta di un mondo diverso e possibile. Perché se ci fosse una Vera in ogni paese, stiamone certi, avremmo un mondo migliore.

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