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Verbavelata al castello di Gesualdo, tra cromatismi e dissonanze la dimensione dell’animo umano

Michele Zarrella

L’8 marzo, nel giorno della festa della donna, l’artista Vivian Belmonte si appropria di uno dei luoghi più suggestivi della Campania. Alle ore 17.00, al castello di Gesualdo, sarà inaugurata la mostra dal titolo suggestivo VERBAVELATA.

Verba velata a volerla tradurre letteralmente sarebbe “Parole nascoste”, ma l’artista specifica che Verbavelata sono quelle parole non dette, quegli attimi non vissuti, quelle foto non scattate, quelle immagini mai dipinte; sono la pausa di ciò che non è stato; sono il tempo che si ferma tra le cose che sono e le cose che non sono. Belmonte è un’artista profonda che vuole cogliere l’imponderabilità e il senso della vita umana. È docente di Discipline Pittoriche. Lo scorso anno è stata premiata fra le eccellenze campane al parlamento italiano.

Ma l’8 marzo è anche l’anniversario della nascita del grande compositore Carlo Gesualdo definito Principe dei musici, che visse l’ultimo ventennio della sua vita proprio in quel castello ove è stata allestita la mostra. La musica di Carlo Gesualdo è visionaria, eccentrica, ossessiva e rivoluzionaria le cui note polifoniche ancora oggi suscitano vive e forti emozioni. Una musica che lo toccava nel profondo, dove c’è l’esaltazione e il dramma nella ricerca audace del nuovo e dell’inusitato fino all’esasperazione dei cromatismi e delle dissonanze in una diretta rispondenza tra l’anima e le note musicali, fino a mettere in vibrazione le corde più segrete e inaudite della sensibilità umana. La pittura di Vivian Belmonte dalla natura artistica ambiziosa e intransigente, ci racconta quanto sia complicata e sfuggente la descrizione profonda dei sentimenti che si affollano nell’animo umano. La pittura nelle mani dell’artista diventa mezzo potentissimo di esplorazione di indagine minuziosa del nostro mondo più intimo. È una pittura confacente alle sue inclinazioni culturali, estetiche e psicologiche, temeraria e coraggiosa dove c’è la ricerca del nuovo e dell’inusuale.

Allora, colpito da questa circostanza che accomuna i due artisti – l’8 marzo! – ho sognato un loro incontro nel cortile del castello. Una possibilità che si potrebbe realizzare veramente in uno degli universi paralleli previsti da alcune teorie della fisica moderna. È l’incontro fra due epoche distanti, è l’incontro fra due pionieri: la pittrice che scandaglia gli angoli più intimi e nascosti della vita umana e il compositore che indaga e fa vibrare le corde più segrete dell’animo con le sue composizioni, le note e i cromatismi della sua musica sacra. Due mondi apparentemente distanti nel tempo e nell’arte che nascondono in realtà insospettabili analogie. È il sogno dell’incontro fra due esploratori dell’animo umano.

E adesso vedo i due che, vicino alla vera di pozzo del cortile del castello, come nella storica foto di Igor Stravinsky e Robert Craft, si scambiano opinioni sulla loro visione del mondo.

 

Foto tratta da Internet al link: https://www.google.com/search?sca_  (URL visitato il 3/3/2025)

«Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni», e con questa frase iniziano la loro discussione: «In ogni visibile c’è qualcosa di invisibile: è il sacro, l’ignoto, il mistero.» «Anch’io in ogni nota ho cercato il sacro, l’incognito, il mistero e il perdono». «Ma il bene più prezioso è l’impercettibile». «Certamente il tenue, il lieve, l’immateriale». «Le immagini appaiono sulla tela e sono pura luce e pura immaginazione». «Le note compaiono sullo spartito e quando vengono suonate sono pura energia, pura propagazione». «Io cerco di riparare il sogno con la cura di sé» «Io cerco di riparare l’anima con le note della musica sacra». «L’arte deve educare ad avere cura di sé e il dolore è il sentimento più importante». «Anche l’amore è dolore ed è una cosa individuale». «Quando dipingo sono cieca, sogno, mi emoziono poi…  vedo un quadro. Bisogna perdersi nei sogni, nei sentimenti». «Quando compongo sono sordo al mondo: le note, il cromatismo, le dissonanze la potenza del suono vanno sentiti, appresi e seguiti e alla fine sento l’intera composizione. Noi siamo stranieri a noi stessi e anche i silenzi sono fondamentali nella musica». «Dialogo talvolta col mio silenzio e in quel momento sono in tutti i luoghi con la mente. Libero i miei desideri dipingendo e non interpreto i sogni». «Questo dialogo è fondamentale: è fondamentale parlare con sé stesso e sentirsi contemporaneamente parte infinitesima dell’Universo ma anche parte attiva dell’immensa umanità». «Le emozioni sono fatte dai miei sogni e i sentimenti mi posseggono». «Gli istinti però ci allontanano dalla nostra umanità. E io ne so qualcosa. Il terribile assassinio che ho “dovuto” commettere ha lasciato solchi profondi e incolmabili nell’animo. Per questo cerco e chiedo “Perdono”. È l’arte che mi fa ancora vivere mi eleva e consente di riscrivere la vita in bella copia». «Ciò che non si spegne sono i nostri sogni trasformati nella nostra arte. Essa scaturisce dalla necessità di dire qualcosa». «È ritrovare sé stessi quando togliamo gli orpelli» «È mettersi a nudo». Un pennacchio di fumo nasconde la scena. Un soffio di vento mi sveglia. Il sogno è finito.

Ma esso mi dice che gli sguardi con cui i vari artisti indagano il mondo non sono tanto diversi fra loro, perché lo strumento principale che usano entrambi sono i sogni, le emozioni, una grandissima fantasia e una grande immaginazione. Certo devono seguire regole e studi rigorosi, ma all’interno di certi binari prestabiliti sono liberi di praticare la più esaltante delle creatività. Solo così si possono avventurare in territori totalmente sconosciuti e cercare di immaginare l’indicibile, nei limiti e nella caratteristica della loro genialità e capacità di astrazione e rappresentazione. Gli artisti sono corpi speciali della conoscenza che la società manda in avanscoperta a capire come funziona l’animo umano e il mondo. Sono menti curiose, elastiche, senza pregiudizi, consapevoli che occorre liberarsi di ogni residuo di senso comune e pronte ad accogliere ogni scoperta e avventurarsi in regioni sconosciute.

Ora che son sveglio posso visitare la mostra e ammirare i quadri. Mi ascolto mentre li guardo a uno a uno come accade per tutte le cose che mi emozionano. Perché, come insegna uno studio clinico famoso in tutto il mondo, per una visione completa dobbiamo imparare a vedere. Così vivo: gioco la mia partita della vita insieme all’artista, insieme ai visitatori della mostra, insieme al mondo. Immagini, emozioni, suoni, silenzi: è il più bel libro che vale la pena leggere: il libro della vita. E l’artista Belmonte con questa mostra ci dà le carte per giocare la nostra vita insieme a lei e a tutti i visitatori.

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