Riproponiamo di seguito un articolo di Peppino Pisano e Carmine Cioppa dell’11 marzo 1861 dedicato alla storia di Atripalda:
di Peppino Pisano e Carmine Cioppa
Se cercate di tratteggiare in poche chiare linee gli aspetti principali di Atripalda, forse non ci riuscirete: perché Atripalda ha un carattere complesso e difficilmente definibile. Un Paese a metà fra il paesotto di Provincia e la Città moderna e piena di vita, Indubbiamente ciò dipende dalla sua posizione geografica a ridosso del Capoluogo, di cui risente l’influsso, da una parte, e strettamente legata a zone a carattere prevalentemente agricolo, come il Serinese, Manocalzati, San Potito e Prata dall’altro.
Dalla vicinanza con Avellino à scaturito il carattere eminentemente commerciale ed industriale dell’economia atripaldese. Gli abitanti della cittadina sulle rive de Il Sabato vanno giustamente fieri di questa loro indipendenza, basata su una lunga tradizione storica e su motivi di natura pratico perché autonomia in questo caso vuol dire anche ricchezza ed elevatezza del ceto medio.
Ma indubbiamente fra i due centri esiste uno stretto legame che, rapportato a nozioni di carattere astronomico e data la maggiore estensione del territorio di Avellino ci fa raffigurare Avellino come una città satellite : il che risponde . d’altra parte, a moderni criteri di urbanistica che consigliano la costituzione di centri industriali attigui ma autonomi alla periferia della città per decongestionare il traffico dei mezzi pesanti e per allargare la struttura della città stessa (NB Il Consorzio ASI di Avellino deputato a questo compito, sarà costituito solo nel 1962).Ed è quasi fatale che questa situazione di satellitismo tra Avellino ed Atripalda sia sorta così naturalmente, laddove invece negli altri importanti centri si è costretti a cercarla artificialmente con il pericolo di non centrare la posizione; ed in questo alterare la naturale vocazione commerciale ed industriale. Altrimenti non potrebbe spiegarsi come un paese di poco più di 10mila abitanti possa contare su un numero di industrie molto alto. E se il benessere collettivo non è ossessivamente su di tono, ciò è dovuto ad altri motivi che cercheremo di esaminare. Un carattere complesso quindi, come le origini della cittadina Varie e suggestive teorie si contendono il campo circa l’etimologia del nome “Atripalda”.
Un tal Camillo Petrino nelle “Castigazioni delle cronache di Falcone, sostiene che originariamente sulla riva sinistra del Sabato sorgeva Avellino. Un tale Paldo edificò una torre sul colle principale per scorgere anche da lontano l’arrivo dei nemici. Di tutta Avellino, molti dei suoi abitanti si stabilirono al di là del fiume in un luogo , che, dalla Torre di Paldo, si chiamò Tripalda. Non così la pensa Padre Giordano (libro I delle Craniche di Montevergine, fogl. 50) secondo il quale presso il Sabato sorgeva un tempio a Pallade che andò distrutto unitamente ad Avellino. Intorno alle rovine di questo tempio sorse un centro attivo e fiorente che, sebbene imposto per la maggior parte di cristiani prese come insegna l’immagine che stava sul frontespizio del tempio, cioè un’asta cui sono legate tre palle. Ipotesi questa che trova una certa attendibilità nel fatto che l’attuale stemma della cittadina del Sabato è costituito da una mano che regge uno scudiscio con tre palle alla punta. Dalle tre palle sorse il nome di Atripalda . Filippo Belli dice invece che Atripalda formava un tutt’uno con Avellino, ma che poi la Città al di là del fiume fu chiamata Tribus Alta perché posta in posizione più elevata. Padre Bellabona nei “ragguagli” sostiene una triplice ipotesi : nella prima fa derivare l’etimologia del nome da Isacco Truppualdo che l’avrebbe fondata nel 1060; nella seconda il nome è derivato da Atra Palus, cioè palude nera in considerazione del fatto che il paese si trovava al fondo di una valle ed attraversato da un fiume che, se oggi è incanalato nel suo alveo, non lo doveva essere certamente allora. Infine, secondo una tesi che farebbe rabbrividire anche l’autore di “Psyco”, il nome sarebbe derivato da Tripaldio, cioé luogo dei patiboli. Una tesi di origine arcaica sostiene einvece Adriano di Ruggiero, nelle sue “Relazioni su Atripalda” : Sem, figlio di Noé venne in Italia e, dopo aver edificato Siponto e Sannio costruì un castello sul colle. I suoi discendenti si diedero all’idolatria e fecero sorgere sul castello un monte dedicato a Pallade: Quindi Atripalda deriverebbe o da Atrium Palladis, cioè Tempio di Pallade o dalla Tritonia Pallas ( ed in questo l’autore si riallaccia alla tesi di P. Giordano).Il periodo del sorgere di questo tempio si aggirerebbe incontro al 270 d.C. Secondo una tesi molto in vogaa nel primo ‘700 Atripalda sarebbe sorta nel secolo XI come contrada di Avellino. Tesi più accettabile sulla scorta di alcuni documenti che dimostrano come Atripalda sia stata sempre un centro autonomo. Infatti sappiamo che Ferdinando del Balzo, conte di Avellino, litigò nel 1329 con Romano Orsini, Conte di Nola e padrone di Atripalda perché questi celebrava la fiera ed aveva eretto la Dogana .Sappiamo, altresì, che dal 1532 al 1586 i due centri furono sempre sotto padroni diversi e che addirittura nel 1592, quando Ferdinando il Cattolico, Re di Spagna e Luigi XII, Re di Francia, si divisero il Reame di Napoli e paesi annessi ad Avellino stavano i Francesi e ad Atripalda gli Spagnoli. Un anno prima (nel 1501) presso Pianodardine si ebbe una cruenta battaglia tra francesi e spagnoli che vide vincitori i secondi. I francesi, invece, durante la ritirata saccheggiarono Tufo. Ma le cronache del tempo, già dal 1251, quando cioè Manfredi, per sfuggire alle ire del Papa Bonifacio VIII, si trasferì da Acerra al Castello di Lucera e fu ospite di Corrado Capece Signore di Atripalda. Il quale Capece era già intervenuto in favore degli Svevi nella battaglia di Benevento ed aveva sollevato la Sicilia contro gli Angiò. Una manovra che gli costò cara, perché, fatto prigioniero, fu accecato ed impiccato. Poi dai Capece il feudo passò agli Orsini di Nola che ne furono privati in seguito ad una ribellione insorta nel 1480, Il Feudo dei signori Orsini comprendeva, oltre Atripalda, anche Montefredane, Lauro, Baiano, Avella, Forino, ecc. Nel 1512, il Cardinale Sorrentino, vicerè di Napoli, vendè il Feudo per 2500 ducati al conte Alfonso Castriota. Che ebbe il titolo di conte di Atripalda, trasmissibile agli eredi. La figlia Camilla, nel 1557, sposò Ferrante Caracciolo e nel 1559 vende il Feudo a Giacomo Pallavicini Basadonna da Genova, che, nel 1564, lo vendé a sua volta a Domizio Caracciolo. Questi fu il primo duca di Atripalda dal 1572. I Caracciolo avevano allora un palazzo, lungo la via di Serino, Dal 1512 in poi il feudo comprendeva anche casali di Aiello, Cesinali e Tavernola (cioè gli attuali paesi che compongono il collegio per la elezione del Consiglio Provinciale), Marino Caracciolo accompagnò Giovanni D’Austria nella battaglia di Lepanto nella quale i Turchi furono debellati dai Cristiani. Secondo Duca fu Marino I: a lui successe Camillo nel 1591, Marino II nel nel 1598, Francesco Marino, Marino Francesco Maria nel 1671, Marino Caracciolo II nel 1727 e poi un altro Marino Marino Francesco Caracciolo nel 1781. L’ultimo feudatario fu il nonno duca Giovanni Caracciolo dal 1798 al 1808. Seguirono , poi, , con caratteristiche mutate in seguito alle conseguenze della Rivoluzione Francese, Marino IV, Francesco Marino, e Marino Caracciolo V, dodicesimo ed ultimo duca. In questo periodo il Regno passò a Gioacchino Murat e la struttura dei Feudi fu conseguentemente completamente mutata. Dal punto di vista culturale è da aggiungere che, nel 1642, fu fondata ad Atripalda l’Accademia letteraria degli Incerti, di cui l’attuale poliedrica amministrazione comunale avrà dovuto risentire fortemente gli influssi.


