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Vivaldi: un genio scoperto da un altro genio

Non si sono mai incontrati, il primo, Vivaldi, veneziano, il secondo tedesco, Bach: entrambi della prima metà del Settecento. E Bach ammirò tanto Vivaldi, da trascriverne  alcuni concerti per altro tipo di strumenti solisti. E va detto che fu solo grazie a tali trascrizioni se Vivaldi fu sottratto all’oblio: perché a sua volta anche Bach fu tratto dal silenzio in cui era caduto grazie all’entusiasmo di Mendelssohn nell’Ottocento, che nel 1829 ne diresse la Passione secondo Matteo con un successo strepitoso.

Vogliamo capire che cosa Bach abbia trovato di così straordinario in Vivaldi? Conviene iniziare con l’ascolto di un brano scelto come esempio per un confronto: si trova anche su Youtube. Penso ad un concerto che dura una decina di minuti, ma assicuro che non tireremo il fiato finché non si sarà spenta l’ultima nota. Basterà digitare il concerto per quattro violini solisti e violoncello di Vivaldi (Opera 3, ‘Estro armonico’ ) e saremo travolti subito da uno splendido flusso musicale dal  ritmo infernale che non dà tregua e ci terrà incredibilmente sospesi dentro un impetuoso vitalismo, in una  gara tra solisti e orchestra. Poi, per pochi istanti la musica si acquieterà brevemente nel ‘lento’  del secondo tempo, per sollevarsi e riprendere a correre all’impazzata verso un finale di fuoco. E noi ci dichiareremo vinti: la musica ci avrà conquistati e quasi ci spingerà a gridare: la musica è vita! Verissimo. Temi e ritornelli, ‘soli’ e ‘ tutti’, (quattro violini solisti e orchestrina), si sorpassano, si fondono, si scavalcano precipitosamente in un  dialogo fitto fitto, e poi altri temi e ritornelli si afferrano, si divincolano e ripartono senza dare respiro. E forse, ascoltando successivamente la trascrizione bachiana per quattro clavicembali e archi  (sarà avvenuta per qualche commissione?) viene da chiedersi se non si sia perso qualcosa di quella italianissima solarità vivaldiana… di quei violini così audaci e sfrenati rispetto al… si potrà dire? molto ‘settecentesco’  timbro clavicembalistico… E poi, le sfumature…! A un violinista basta spostare leggermente le dita della sinistra sulle corde per ottenere una gamma infinita di possibilità: per non dire del variabile tocco dell’archetto. Nel clavicembalo, invece, le corde interne, attraverso la tastiera, emettono un suono ‘pizzicato’ e monotòno, che in confronto appare più freddo. Ma vediamo anche la funzione del basso continuo, molto distinto, penetrante, al di sotto dei violini solisti. E…. che effetto emotivo crea! Come  di un dramma incessante, che contraddice all’esplosiva gioia delle ondate melodiche. E viene da interrogarsi su che cosa succeda nel crescendo dell’esecuzione di così coinvolgente da emozionarci tanto. Forse un insostenibile scontro tra entusiasmo, vitalismo e… angoscia? E’ possibile? Come se un basso continuo venisse evocato dall’intimo? Paralizzante e assieme incalzante,  irrefrenabile? E comprendiamo come Vivaldi abbia trasfuso in quelle volate una sua percezione vitalistica della natura, cangiante e dionisiaca, che arriva a noi a distanza di secoli. Vitalismo ben rispondente a quel contesto culturale, enigmatico, indefinibile, come l’anima delle maschere veneziane. E nulla si potrebbe aggiungere a tutto quanto, mi sia consentito un timido riferimento anche a Bach, perché la trascrizione per altri strumenti dà esiti sostanzialmente diversi, a nostro avviso, come accade anche nelle traduzioni da una lingua all’altra. La sensibilità di due autori non può coincidere. E così il timbro di strumenti differenti.

Esistono anche altre esecuzioni dello stesso concerto, ad esempio per organo… ma vale lo stesso discorso dei clavicembali. E’ anche vero che l’organo, da solo, con le sue  tre o più tastiere dominate da due sole mani, consente un’alternanza di combinazioni che corrispondono alle quattro voci soliste, e l’uso dei pedali e dell’effetto di ‘ripieno’ simulano il ‘basso continuo’ e il dialogo con l’orchestrina. Ma… il risultato perde quella frivola, svolazzante e compiaciuta leggerezza che ci ha ormai sedotti grazie ai violini! No, anche l’organo è un grande strumento, ma pare voler dominare dall’alto, senza la sottile capacità di penetrare nell’anima. Bisogna ascoltarlo per rendersi conto, e youtube ce l’offre senza problemi. E la resa con ben quattro pianoforti? Se l’ascoltiamo è fantastica, perché ne viene fuori una gara… di nobiltà con inchini e piroette tra uguali, e confesso che la suggestione è forte e bellissima, anche se il senso si sposta verso un vibrante, più moderno Ottocento… ma qualche volta un’alternativa si può anche accettare!

Ci siamo incuriositi abbastanza a saltare da strumenti a strumenti… ma vogliamo un po’ conoscere qualcosa del vissuto di quel gran ‘demonio’ di un Vivaldi? Poche le notizie su di lui, ma comunque sufficienti a farsene un’idea. Sacerdote,  fu denominato il ‘prete rosso’ dal colore dei capelli… ma ben presto fu sospeso a divinis: le male lingue non mancavano… Una volta nel bel mezzo di una celebrazione liturgica gli sarebbe passato per la testa un tema musicale… e sarebbe corso a scriverlo in sagrestia abbandonando l’altare! Ma no, niente affatto, lui sosteneva! I ricorrenti ‘malori’ nel corso di celebrazioni erano dovuti a forti attacchi d’asma, da cui era notoriamente afflitto fin dall’infanzia. Tutta Venezia lo vedeva talvolta, tutto intabarrato, in gondola coperta, sembra anche in piena estate… Certo, gli attacchi non si presentavano mai durante i concerti o le tournées con allieve dalla voce incantevole, ospitate per carità dall’Ospedale della Pietà di Venezia: questa struttura raccoglieva  orfani, trovatelli… e donne, spesso deformi, o sfigurate dal vaiolo, ma che cantavano con voci d’angelo da dietro una grata. Eppure tali giovani donne diedero adito a chiacchiere…

Non si sa molto, effettivamente, della vita . Abbiamo un giudizio su lui di Goldoni, che però dispiace:il nostro Vivaldi sarebbe stato un eccellente violinista, ma un compositore ‘mediocre’. E nei ‘Mémoires il commediografo ne ha lasciato un buffo ritratto: recatosi  Goldoni, ancora giovane alle prime armi,  dal ‘prete rosso’ per chiedere un supporto musicale, e, vedendosi snobbato, lo sbalordì riscrivendo su due piedi una scena, con una prontezza fuori del comune, sicché Vivaldi, impetuoso per temperamento, per poco non avrebbe gridato al miracolo per quel genio della penna!

In sostanza, Vivaldi fu esaltato e ignorato, amato e avversato: e purtroppo morì nella miseria e nella dimenticanza. Ma giustizia ha voluto che sia lui che Bach siano stati sottratti alla polvere e abbiano ottenuto quella meritata fama che tutto il mondo riconosce loro.

Perugia, 15/5/2020

Gina Ascolese

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