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1980-2024, da Sant’Angelo un nuovo patto per la prevenzione e la sicurezza

La manifestazione che ha visto la partecipazione dei ministri Musumeci e Piantedosi, di autorità da tutta l’Irpinia, della Protezione civile e degli studenti segna la presa di coscienza condivisa della necessità impellente di un sempre maggiore impegno per fare fronte alle calamità naturali
DI RODOLFO PICARIELLO

Prevenire è la parola chiave su cui il ministro Nello Musumeci costruisce il proprio impegno nel governo del territorio e della prevenzione contro i rischi sismici e le altre calamità naturali che si abbattono sulla nazione.

Concetto ribadito più volte dal ministro che è stato a Sant’Angelo dei Lombardi, insieme al collega Matteo Piantedosi per la giornata del ricordo del sisma del 1980 e per rendere onore alla Protezione civile che combatte quotidianamente le emergenze.

L’evento che si è svolto a Sant’Angelo dei Lombardi si può dividere in tre fasi. La prima che ha riguardato il riconoscimento della Protezione civile come pilastro nella lotta agli eventi drammatici e luttuosi, come i terremoti, le alluvioni o le emergenze di altro genere. A seguire il ricordo  commovente presso il Parco della memoria di quanti furono uccisi dal terribile sisma e infine il confronto su come contrastare i fenomeni.

Il bigliettino da visita è il centro intitolato al padre della Protezione civile, Giuseppe Zamberletti. I locali della Regione Campania affidati al Comune altirpino, sede della Protezione civile. In vetrina tutto il potenziale della struttura, a partire dalle associazioni di volontariato. I due ministri, attesi dal Prefetto, Sua Eccellenza Rossana Riflesso, Perfetto, dal questore Pasquale Picone, dalla sindaca Rosanna Repole, dal presidente della Provincia, Rizieri Buonopane, dalla dirigente regionale Protezione civile Claudia Campobasso e dai sindaci, sono arrivati al centro ed hanno  avviato la visita.

La visita è partita dallo stand presso il quale erano fermi gli studenti più giovani delle scuole antangiolesi e con loro hanno scherzato e cominciato a dare  indicazioni su come comportarsi di fronte ad un evento emergenziale. I ragazzini li hanno ascoltati con interesse e hanno risposto in maniera entusiasta, come solo i bambini sanno fare, alla domanda: cosa fai se c’è un terremoto?

Mi metto sotto il tavolo, oppure cerco di scappare passando per le scale. E a quel punto la dirigente Campobasso ha aggiunto: «Io dico sempre, quando incontriamo le scuole, fate queste cose a casa, con i vostri familiari». Il ministro Musumeci ha convenuto ed ha ribadito l’importanza di saper affrontare i rischi quando si presentano.

La rassegna degli stand è continuata. Presenti i volontari che operano nei territori irpini. Da Flumeri a Baiano, da Forino ad Ariano, da Sant’Angelo ad Avellino. Particolare attenzione è stata posta nei confronti dei radioamatori, Il ministro Piantedosi ha ricordato l’enorme ruolo  giocato in quelle ore terribili dai radioamatori che divennero l’unica strada di comunicazione. Allora lo fecero a livello, per dir così, dilettantistico, con i mezzi di allora e senza una specifica competenza.

Oggi gli strumenti sono migliorati e anche il livello di intervento e svolgeranno un ruolo fondamentale nelle emergenze. Presenti anche i volontari che intervengono quando avvengono le alluvioni e sono stati esposti i mezzi necessari per questo compito. C’è stata poi l’esibizione di una squadra di pronto intervento che dal tetto ha prima immobilizzato e quindi ha calato un infortunato fino a terra per portarlo poi al pronto soccorso. E ancora gli alpini, che fanno servizio sulle montagne, il reparto forestale.

La croce rossa, e ancora studenti, questa volta più grandicelli, della scuole De Sanctis di Sant’Angelo dei Lombardi, guidati dal dirigente Pietro Caterini. Infine i ministri hanno incontrato i cuochi che hanno approntato il pranzo da consumare a fine mattinata. Conclusa la fase di celebrazione della Protezione civile i due esponenti di governo hanno raggiunto, insieme alla sindaca Repole, il Parco della Memoria, dove insiste il monumento a perenne memoria di quel tragico evento del 23 novembre 1980.

E a 44 anni di distanza è stato ancora una volta un momento commovente, denso di pathos. Come ha riconosciuto lo stesso ministro Musumeci. Il quale si è detto coinvolto in maniera totale, ricordando il numero alto di vittime, di feriti, dei quali non bisogna mai dimenticare il sacrificio.

C’è stato il momento della riflessione, presso il centro sociale dove erano in attesa cittadini ed altre istituzioni. Un gruppo di giovani musicisti ha aperto l’evento suonando l’inno nazionale, ascoltato con commozione da tutti. Nella sala erano presenti sindaci assenti presso il centro regionale, e cittadini. Ma anche il consigliere regionale Maurizio Petracca, il rettore di Unisannio, professor Gerardo Canfora, il consigliere provinciale Franco Di Cecilia, l’ex presidente, Domenico Gambacorta,l’ex assessore provinciale e attuale direttore generale Arpa Campania, Stefano Sorvino e gli studenti delle scuole locali che hanno dato un contributo in termini di interventi.

In platea anche dirigenti provinciali di due partiti di centro destra, Ines Fruncillo e in doppia veste, anche di sindaco, Salvatore Vecchia, rispettivamente Fd’I e Lega. Ha aperto la sindaca Repole, la quale ha ricordato il padre della Protezione civile, «sorta proprio qui in Irpinia, l’indomani dell’immane tragedia». Non poteva esserci testimone migliore, visto che proprio Repole, ancora giovanissima, ebbe l’arduo compito di guidare il paese in quella emergenza. Ricorda la rete viaria inesistente e quindi anche i soccorsi arrivati in ritardo, ma poi ha ricordato l’enorme importanza del volontariato.

Ed ha continuato parlando del gemellaggio che deve esistere tra istituzioni e della solidarietà «che fa bene a tutti», a cominciare dalle aree interne e denuncia la desertificazione che sta colpendo questi territori, «tanti giovani vanno via in cerca di un lavoro e di un futuro».

Un passaggio sulla sede regionale della Protezione civile a Sant’Angelo, e non manca, in chiusura, una nota polemica. Lo fa ricordando che a Sant’Angelo c’era il centro sismologico «scippato poi al territorio». Chiede infine sostegno alle istituzioni più alte ringraziando i Ministri per la presenza.

Subito dopo sono intervenuti due studenti del De Sanctis. Michele Gargano che ha parlato dell’importanza di ricordare quanto accaduto e Fabrizio Maglio che ha sottolineato l’importanza della protezione civile.
L’impegno della Protezione civile è stato reso noto dal dirigente Italo Giulivo, dalla Campobasso e da un volontario del coordinamento di Avellino Francesco Della Sala. A seguire è intervenuto il rettore di Unisannio che ha parlato dell’importanza dell’ingegneria sismica. Perché si deve costruire  con quello di sui si dispone.
E chiude promettendo di tornare a Sant’Angelo per dimostrare con filmati come si lavora di fronte ad una emergenza. Il dirigente Giulivo ha parlato del sisma che colpì l’Irpinia come un fatto epocale, uno spartiacque e che grazie alla «geniale intuizione di Zamberletti produsse la Protezione civile».

Conclude parafrasando il titolo del Mattino di allora, “Fate presto”, «Oggi si dovrà dire: facciamo prima». Il ministro Musumeci ha ribadito il concetto del prevenire, unica difesa contro gli eventi tragici. Dice di essersi commosso quando ha visitato il Parco della memoria.

«Oggi c’è il dovere della memoria.  Ma noi italiani non sappiamo ricordare, perché subito dopo la commozione si apre nella nostra mente il cantiere della rimozione». Una condizione questa che per il ministro, colpisce gli italiani ed i meridionali in particolare. E perciò parla ancora di prevenzione. «Bisogna costruire una cultura della prevenzione».

E per avvalorare questo concetto ricorda che quando hanno avviato le esercitazioni nei territori dei Campi Flegrei, per essere pronti di fronte ad eventi luttuosi, su una popolazione di 500 mila abitanti solo poche centinaia avevano partecipato una prima volta e poi sono arrivati massimo a 1500. «Ma noi non possiamo fermarci a 1500, continueremo ancora fino a raccogliere adesioni congrue. Bisogna costruire  la cultura della prevenzione per ridurre gli effetti negativi. E bisogna migliorare il sistema dell’allerta.

Intanto si sta creando un coordinamento  nazionale. La cabina di regia è rappresentata da 6 ministeri e si deve capire quali sono le strutture da dover difendere subito. Ospedali, scuole, municipi, caserme ed altre strutture pubbliche.

Ribadisce ancora i concetti a lui più cari, del prevenire e della tutela dei territori. «Auspico che all’Irpinia, da Sant’Angelo dei Lombardi parta un segnale forte che si irradi in tutta Italia per capire che serve solo prevenzione». Un tema che trova, per forza di cose, d’accordo il ministro Piantedosi che ritiene giusto aver coinvolto tutti, a cominciare dalle scuole, perché i giovani devono capire  l’importanza del confronto e di avere un sistema di protezione civile  importante. Così si potranno dare risposte importanti. Ai due ministri, prima di andare via, la sindaca Repole ha donato due opere di un artista locale e quindi tutti a pranzo. Non senza aver salutato appartenenti locali ai partiti di appartenenza.

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