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Garofalo racconta la storia dei Capone, esempio di una borghesia cruciale per lo sviluppo del Sud

Si fa omaggio a una borghesia illuminata che svolse un ruolo cruciale nella storia del Mezzogiorno il volume di Mario Garofalo “Scipione Capone.  Famiglia, potere e cultura tra Montella, Avellino e Napoli”, Terebinto, presentato presso l’Archivio di Stato nell’ambito dei Giovedì della lettura, nel corso di un incontro moderato da Gianluca Amatucci. E’ il direttore dell’Archivio di Stato Lorenzo Terzi a ripercorrere la storia della famiglia Capone, a partire dalla figura di Scipione, protagonista della vita politica e amministrativa, sindaco di Montella, in prima linea nella lotta alla brigantaggio nelle fila della Guardia Nazionale di Sant’Angelo dei Lombardi e consigliere provinciale. “Cresciuto in un ambiente fortemente patriottico, poichè il padre Andrea aveva aderito alla Carboneria, fu avviato dapprima alla carriera ecclesiastica, si iscrisse poi a giurisprudenza, senza conseguire la laurea  vivendo della rendita della sua proprietà. Tuttavia, fu fortemente impegnato nell’azione amministrativa e politica. Travolto dopo il ’48 dalla reazione borbonica, fu condannato al confino a Montella. Dopo l’unita, fu eletto sindaco nel centro altirpino, promuovendo la realizzazione di numerose opere pubbliche, incoraggiando le attività assistenziali e l’istruzione. Malgrado ciò  la sua azione politica fu caratterizzata da una concezione conservatrice del potere, inteso come salvaguardia del privilegio”. Un itinerario che si concluderà a Napoli, dove si trasferirà per curare meglio la salute del figlio Giulio riuscendo, poi, a diventare consigliere comunale della città partenopea. Sarà, però, il lutto legato alla perdita del figlio a interrompere il suo impegno politico.

E’ Giuliana Freda  del Centro Dorso a sottolineare il valore di un volume che fa della storia della famiglia Capone strumento per comprendere la storia d’Irpinia, a partire dal ruolo svolto dal notabilato e dal patriottismo sul territorio, fino al sistema di relazioni che fu anche la base dell’affermazione personale di Scipione. “Basti pensare alla corrispondenza con il Mazzini o alla collaborazione con Francesco Scandone, suo allievo, con il quale aveva progettato un volume che raccontasse le memorie d’Irpinia. Un impegno, poi, portato a termine dallo Scandone. Ma il volume ci consegna anche uno spaccato da cui emerge la forza delle professioni, perno della coesione sociale. Scipione fu un amministratore attento allo sviluppo civile di Montella, protagonista di una fervida attività intellettuale. Il mio incontro con lui risale agli inizi degli anni ’80, quando nasceva l’interesse per gli archivi privati. Mi fu assegnato da Elio Sellino che dirigeva il Centro Dorso l’incarico di descrivere i fondi presso la Biblioteca. A lui si deve, infatti, dopo la sua morte la donazione da parte della moglie Adele Solimene, di oltre 30.000 volumi che hanno rappresentato la base della Biblioteca provinciale”.

Il professore Francesco Barra pone l’accento sul pregio di un volume capace di rivolgersi a un pubblico variegato “Garofalo si conferma studioso attento, profondo conoscitore delle fonti, che si muove con disinvoltura, a cavallo tra storia e letteratura, tra memoria generale e locale con una particolare attenzione per i tempi e le figure della sua Montella, alla cui storia ha dedicato numerosi studi. La maestria nell’uso del linguaggio ci ricorda come sia stato  un allievo di Attilio Marinari”. Barra spiega come “Quella di Scipione Capone è una figura solo apparentemente semplice da analizzare, capace di lasciare tracce molteplici del suo operato in differenti settori della società. Mentre, in realtà, non rientra in nessuno dei canoni consueti di intellettuale. E’ un amministratore, un politico, un bibliofilo ma tutti gli aspetti portano il segno dell’incompiuto. E’ un autodidatta che sparge il suo ingegno in tanti campi. Ricomporre la sua personalità è  un’operazione complessa che Garofalo porta a termine brillantemente. La sua è una famiglia illustre ma poco conosciuta proprio come la famiglia materna, i Terribile, legata all’economia armentizia della Puglia. Ad Andrea, padre di Scipione, si devono le fortune fondiarie della famiglia e l’apertura alla dimensione di un nuovo impegno politico, sempre moderato, a sostegno dei Napoleonidi. Da Petronilla Terribile e Andrea Capone nasceranno i tre fratelli straordinari, Scipione, Filippo e Luca. Filippo sarà in prima linea nelle cospirazioni patriottiche e poi magistrato e senatore, Luca sarà docente all’Università di Napoli, protagonista come medico della campagna garibaldina. Scipione avrà un destino diverso e soffrira’ dell’essere rimasto confinato in provincia a fare il sindaco. L’azione politica di Scipione si incardina, poi, nella realtà complessa di Montella, divisa tra odi di clan familiari, complicata dalla divisione tra borbonici e liberali. Lui stesso sarà sempre fortemente contrastato fino a subire lo sfregio di non essere rieletto in Consiglio Provinciale”. Forte il legame con Francesco Scandone “figlio spirituale di Scipione e Adele Solimene che non rinnegherà mai il legame di riconoscenza con la famiglia che era stata sua mecenate, portando a termine quell’imperativo morale e storico che gli avevano affidato i patroni, a partire dallo studio della storia dell’Irpinia. Tuttavia, allo stesso Scandone si deve l’idea che Scipione e Filippo appartenessero alla Destra Storica mentre erano entrambi schierati su posizioni di centrosinistra, vicine a quella del De Sanctis. Questa appartenenza alla Destra Storica va intesa, invece, in senso largo, a sottolineare che i Capone non sono mai appartenuti alla consorteria meridionale”. Barra spiega come “Scipione è un bibliofilo ma non un semplice collezionista, coltiva, invece, una speciale attenzione per la storia del Mezzogiorno e dell’Irpinia e per i problemi economici del territorio. Era un economista che aveva compreso la natura del problema meridionale, legato alla bassa produttività e alla mancanza di sbocchi commerciali a causa della ferrovia. Di qui i numerosi studi di agraria e in particolare sui vini del Mezzogiorno. Collaborera’, poi, all’Inchiesta Agraria Jacini, di cui sarà giudice nella scelta della migliore monografia. Si batterà, inoltre, per il tracciato della ferrovia Ofantina, con l’obiettivo di collegare l’Irpinia alla Puglia, sottolineando i benefici che potrebbero derivare al territorio”. E sul suo ruolo di bibliofilo “Questo fenomeno si inserisce nel quadro postunitario del rapporto tra le province e cultura. Molto diffuse furono le donazioni alle Biblioteche che venivano annesse agli Archivi di Stato, a conferma del forte legame tra amministrazioni provinciali, archivi e biblioteche. Alla donazione Capone si affiancheranno, poi, le donazioni Tozzoli, Del Balzo Cocchi nel segno di un circolo virtuoso”. E spiega come “un piccolo nucleo di quella donazione fu venduto dagli eredi alla Biblioteca Vaticana per motivi economici”.

“Fin dal XV secolo i Capone – spiega Garofalo – hanno donato figure di rilievo alle professioni e arti liberali, da Giulio Capone senior, giurista insigne e possessore di una grandiosa biblioteca, poi donata. Scipione Capone è l’esempio tipico del borghese dell’800, portatore di un’ideologia conservatrice, propria delle classi borghesi chiamate a governare all’indomani dell’Unità, assertore convinto della proprietà privata tanto da chiedere l’abolizione del demanio comunale e criticare il sistema dell’istruzione statale. Pur riconoscendo l’arretratezza delle tecniche agricole, la borghesia terriera preferiva accrescere gli investimenti nelle acquisizioni di terreni, da cui provenivano rendite passive senza attuare un processo di modernizzazione. Malgrado ciò si distinse in politica e nell’attività culturale, testimoniata dal fondo Capone conservato nella Biblioteca. Lui e il figlio Giulio si dedicarono allo studio appassionato del dialetto di Montella, raccogliendo canti montellesi che poi confluirono nello studio dell’Imbriani. L’opera si ricollegava ad un genere di ricerca molto diffuso, espressione della volontà di procedere ad un’opera di recupero delle tradizioni del Sud, come espressione dell’identità unitaria”.

 

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