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80 passi in Rete, Balestra: le mie storie di speranza. Piantedosi: restituire valore alla persona. Legalità non può essere fredda applicazione della legge

Questa mattina la presentazione del volume del giornalista al Polo Giovani. Il vescovo Aiello: abbiamo bisogno di narrazioni per affrontare il presente e sperare nel futuro

“Non ci può essere speranza per una società che non mette l’uomo al centro. E’ il compito che ci proponiamo di portare avanti anche come istituzioni”. Lo sottolinea il ministro dell’interno Matteo Piantedosi nel presentare al Polo Giovani “80 passi in Rete, Vite oltre gli ostacoli” del giornalista Aldo Balestra, edito da Terebinto, viaggio tra temi e storie che hanno segnato la memoria collettiva, tratte dal blog “Diritto&Rovescio”. Un’esigenza ribadita con forza anche dal vescovo Arturo Aiello “Questo libro è un viaggio intorno al mondo ma quando parliamo del mondo, parliamo dell’uomo, della possibilità di guardare al futuro, al di là di noi stessi. Il decremento della popolazione è il segno della nostra incapacità di proiettarci al di là del presente”. Aiello spiega come il libro pone l’accento sul potere del racconto “alcuni fatti diventano storie quando sono raccontati, perchè la narrazione presuppone tempo per riflettere. Sono 80 storie di persone che senza il racconto sarebbero morti più volte”. Ribadisce come “il racconto ha il potere di restituire eternità a un fatto che rischierebbe, invece, di nascere e morire in un istante, si fa convergenza di valori e idealità. Oggi più che mai  si avverte la mancanza di narrazioni, una  mancanza che ci fa sentire inermi. Poichè è proprio la narrazione a darci forza di fronte alle difficoltà della vita”. Di qui l’impegno a ripartire dall’umano e dalla speranza che si fa simbolo della possibilità di guardare al futuro.

Piantedosi ricorda scherzando la passione che lo accomuna a Balestra per Gigi Riva e pone l’accento sulla formula felice che contraddistingue il volume “che consegna l’esperienza di passaggio della scrittura dalla Rete alla carta, attraverso riflessioni che accompagnano le storie”. Ribadisce come “Dobbiamo essere riconoscenti alla Rete che è una fonte di conoscenza. Proprio perché non è controllata e controllabile, ci costringe ad attivare un forte spirito critico.  Così accade con queste storie che partono dalla velocità della Rete per trasformarsi in elementi di sollecitazione della coscienza, dallo spopolamento che si fa segno di una società in costante trasformazione fino alle vite spezzate dalla violenza, come quella di Gio Gio per una lite banale “La violenza giovanile lascia emergere un’assenza di speranza, di un qualsiasi credo laico. E’ questa l’idea che ci guida nel nostro impegno, creare condizioni per restituire ai giovani punti di riferimento come è accaduto a Caivano dove abbiamo portato avanti progetti che potevano essere un presidio di legalità e socialità, a partire dalla riqualificazione del centro sportivo. Caivano è un esempio di quella sperimentazione che vogliamo attuare in altri centri. Le istituzioni non possono limitarsi a una fredda applicazione della legge, c’è bisogno di una legalità intesa anche come narrazione che restituisca una guida”.

E’ il giornalista Generoso Picone a sottolineare come la narrazione di Balestra consegni anche lo spaccato di un giornalismo che deve fare i conti a fatica con la transizione dal digitale al cartaceo e non sempre riesce ad affrontare questo passaggio.  “Ma è chiaro che c’è bisogno, oggi più che mai, di uno sguardo caldo e intelligente, capace di comprendere le storie e ragionarci sopra”. L’editore Ettore Barra pone l’accento sulla forza di un libro che diventa uno spazio di resistenza nel campo del giornalismo, esempio di un giornalismo etico che conosce il potere delle parole, che va al di là del giornalismo mordi e fuggi”. E’, infine, Aldo Balestra a sottolineare come “questo libro è aperto alla speranza, nella consapevolezza che il cambiamento è possibile. Lo testimonia una storia come quella di Luca Abete che sogna di poter tornare a Gaza per consegnare doni ai piccoli. Lo testimoniano le esperienze di persone vissute per un obiettivo o un ideale, che hanno lottato per un ideale, anche a costo di perdere la vita”. Un libro, con la bella copertina realizzata dal giovane Marco Del mastro, che affianca alla storia il commento di figure di primo piano, così da andare al di come Massimo Adinolfi, Domenico Qurico, Franco Arminio, Maria Luisa Iavarone, Titti Marrone, Marco Ciriello, Pietro Gargano, Monsignor Raffaele Nogaro.

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