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Di Andrea Covotta

Difficile descrivere un personaggio come Berlusconi che ha occupato per anni la scena politica, mediatica e imprenditoriale. Nelle sue mani ha stretto un potere immenso: economico, finanziario e dal 1994 anche politico. La personalità che ha inventato e unito il centrodestra italiano e ha spaccato il Paese. A lui va il merito di aver costruito, in poco tempo, un partito personale e una coalizione vincente, anche se estremamente eterogenea; il centrodestra, infatti, ha intercettato quella voglia di novità di cui gli italiani avevano bisogno, credendo nel sogno berlusconiano come unica via di uscita da una stagione di disfacimento della politica. E’ in questa fase che avviene il passaggio dalla Repubblica dei partiti a quella delle persone, fase che dura ancora oggi. Forza Italia, però, non è riuscita ad essere quel “centro” politico di cui l’Italia aveva bisogno dalla morte di Moro; Berlusconi ha provato ad occupare lo spazio politico che un tempo coincideva con quello della DC, ma il suo limite è stato quello di aver costruito un movimento imperniato solo sulla sua figura e non un partito plurale. E’ stato il motore politico di una lunga stagione, sia al governo che all’opposizione, è stato lui a dettare l’agenda, ad essere il termine di paragone di ogni critica o riflessione, e i suoi avversari, anziché fare proposte alternative e concrete, lo hanno rincorso sul suo stesso terreno personalistico. Berlusconi è dunque, l’esempio di una cultura personalistica, un modo nuovo di fare politica, si saltano le mediazioni e ci si rivolge direttamente al popolo. Il suo primo atto di scontro con una larga parte del mondo politico è la legge Mammì che, nel 1990, nasce con l’obiettivo di riordinare il sistema radiotelevisivo italiano ed è considerato l’ultimo atto di forza dei partiti della prima Repubblica. Amico personale di Bettino Craxi, Berlusconi è vicino anche alla parte più conservatrice della Dc mentre non è amato dalla sinistra democristiana e dal partito comunista. I rapporti più complicati con Ciriaco De Mita grande avversario dell’asse Craxi-Andreotti-Forlani. Gianni Barbacetto su Micromega rivela che: “a metà degli anni Ottanta, nel pieno della battaglia per far passare in Parlamento il decreto Berlusconi – che Craxi aveva imposto per non far interrompere le trasmissioni ai canali Fininvest –, Silvio prova ad andare a trovarlo.

Va nel suo studio romano, accompagnato da due democristiani lombardi che tentano la mediazione: Roberto Mazzotta e Roberto Formigoni. Entra sorridente nell’ufficio, ma De Mita, seduto impassibile alla scrivania, continua per alcuni minuti a leggere il giornale, poi finalmente alza lo sguardo e lo saluta con freddezza. Poche parole e poi Berlusconi torna a Milano a mani vuote. Mazzotta e Formigoni si ritirano in buon ordine. La spedizione è un fallimento totale”.

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