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Le scritte sui muri e la speranza

Di Franco Festa

Nella desolazione dello spazio intorno all’ex GIL, nella ubriacatura di scritte idiote, di ghirigori folli, di disegni senza senso, di stupri a vernice sugli antichi muri di marmo, sugli scalini, su tutti i posti possibili lasciati lì da mesi in un abbandono spettrale, capita, ogni tanto, di individuare parole che hanno un senso, che indicano un moto sincero del cuore: una richiesta di amore, un’ anatema contro un’ anima traditrice, una supplica, una domanda di ascolto. Queste frasi, spesso storpiate, con errori infantili, aprono però al bello l’anima di chi passa, costruiscono un legame tra colui che legge e colui o coloro che le hanno scritte, perché muovono ricordi, passioni, sentimenti, speranze, ardori che la vita di ogni giorno costringe a mettere da parte. Queste scritte non appaiono solo in quel luogo, sono distribuite dappertutto. Certo, sono scritte diverse da quelle del passato, in cui era il mondo a primeggiare, l’interesse agli altri, la voglia di cambiare, il desiderio della rivoluzione. Dal “noi” che in quelle scritte riecheggiava ora è il tempo dell’ ”io” e il messaggio, quasi sempre solo di amore, sembra chiuso in una dimensione privata, in cui gli altri non contano nulla. Non parliamo qui degli slogans paranoici dei novax o delle idiozie dei comunicati di Forza Nuova, che suscitano, più che rabbia, risate o sbadigli. Parliamo della relazione tra noi e le scritte, quasi sempre di ragazzi, sbattuti sui muri solo per arrivare al cuore dell’amata. E di una, in particolare, grandissima, apparsa su un muro di Valle.” Sorprendimi! Ti va di stare bene?”. Una scritta, secondo me, meravigliosa, per tutti i livelli di lettura che contiene. Non è un messaggio piagnone, di un romanticismo d’accatto, ma una sfida, una provocazione coraggiosa, a sfuggire all’ordinario, a usare l’amore come un grimaldello per la felicità, in un mondo che tutto questo sembra avere bandito. Sorpresa, scelta, ricerca del bene che lega entrambi. E allora mi sono chiesto: e se quella scritta non riguardasse solo i due amanti? Se quella scritta fosse un monito a tutti? Se in quella provocazione al nuovo si condensasse, ad esempio, tutta la richiesta di radicale cambiamento al candidato del campo largo, ad oggi ancora sconosciuto dopo l’improvvisa uscita di scena di Benny De Maio e finora simile a una bambola cinese nelle mani dei suoi creatori, alcuni accettabili artigiani, altri rozzi burattinai? Sfuggire al teatrino della politica, che ha stancato oltre ogni limite, scendere in campo con quella capacità di sorprendere tutti, con quell’impegno a ricostruire un bene comune smarrito, a percorrere, con la collaborazione dei cittadini, strade nuove e coraggiose: questa è la vera sfida. Non contro Festa, ma per un’idea positiva di città. Perché uscire dal buio è possibile, perché la rassegnazione può essere sconfitta, perché gli avellinesi vogliono tornare a respirare, uscendo dal clima stregato e artificiale di questi anni. Certo, quella frase sul muro contiene un poco di retorica, come alcune nostre speranze. Ma essa illumina quel tratto di strada, lo strappa al grigiore, lo rende diverso e splendente di vita. Così vorremmo che tornasse ad essere, per tutti, la nostra città.

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