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Cgil chiama allo sciopero l’8 marzo: si sostenga il lavoro femminile, in piazza per una vera cultura della parità

Uno sciopero in difesa dei diritti delle donne. E’ quello proclamato l’8 marzo dalla Cgil per il personale della scuola statale e non, università, ricerca, AFAM e formazione professionale “I diritti delle donne, l’uguaglianza di genere, l’autodeterminazione, la parità salariale non sono ancora una realtà per tutte – si legge nella nota della Cgil – ANZI assistiamo, e su larga scala, a un attacco, a una messa in discussione dei diritti che le donne si sono conquistate nel corso degli anni. Ciò è evidente anche nel nostro Paese che è ancora ai primi posti nel mondo per gender pay gap e per incidenza del lavoro povero e precario; per non dire dell’invisibile sfruttamento del lavoro di cura, mai riconosciuto come responsabilità sociale, sempre e ancora scaricato sulle donne. Nel frattempo, piuttosto, si sta rinsaldando il modello patriarcale, profondo, radicato, pervasivo. Basta guardare a quanta violenza, fisica, psicologica e economica ancora vi sia; ai femminicidi che si susseguono; alle molestie, alle costrizioni, ai ricatti che rabbuiano e rovinano la vita di tante donne. Una realtà, lievitata nell’ombra della pandemia e del lockdown, che trova humus nella crisi sociale che viviamo; che si continua a replicare e sviluppare nelle tante, troppe, ostentate rappresentazioni del corpo delle donne come un oggetto da usare, da abusare, da irridere; che si esprime nel replicarsi degli stereotipi, degli atteggiamenti sessisti e misogini sbandierati con insopportabile volgarità anche da uomini con cariche istituzionali; che propone immagini di donne in perenne dipendenza dagli uomini o confinate in modelli maschili cui aspirare. Lo vediamo soprattutto noi, lavoratrici e lavoratori della conoscenza nelle scuole, nelle accademie, negli atenei e negli enti di ricerca, quanto è radicata la cultura della disparità e del pregiudizio e come sia difficile scalfirla”.

“Nella scuola: occorre – si ribadisce nella nota – che una vera cultura della parità, profondo antidoto alla violenza, arrivi a permearne la vita, nel vivo della relazione educativa e dei processi di apprendimento/insegnamento. C’è bisogno di ricerca, di formazione, di cura e valorizzazione della dimensione professionale perché questo avvenga. Nell’università: non ne possiamo più delle logiche gerarchiche e sessiste. Nella ricerca: per quanto tempo ancora ci sarà bisogno di celebrare in apposite (e benvenute peraltro) giornate il contributo delle donne alla scienza a ricordarci quanta discriminazione ci sia nei loro confronti? La qualità della nostra democrazia ha bisogno che la formazione delle persone sia fortemente orientata a promuovere una cultura (antropologica prima ancora che scolastica e/o accademica) che sia davvero per la pace, contro la violenza, per la parità, per il rispetto e la valorizzazione delle diversità, per la promozione della capacità di dialogo come via maestra per il superamento dei conflitti. Con questo orizzonte e con questa responsabilità istituzionale si confrontano oggi i settori della conoscenza”.

“Sì, l’8 marzo dev’essere una giornata di lotta – prosegue la Cgil – Una giornata che si collega idealmente al 25 novembre scorso quando l’intero nostro Paese è stato attraversato da una vera ondata di sdegno popolare, larga partecipata fortissima e preziosa, a dire BASTA! dopo l’ennesimo femminicidio. Proclamiamo lo sciopero perché insieme a tante organizzazioni sindacali in Europa e nel mondo pensiamo che è possibile cambiare le cose. Come FLC CGIL, ci sembra necessario, in questa giornata, consentire alle donne e agli uomini che rappresentiamo di scendere in piazza con le ragazze e i ragazzi, di partecipare alle iniziative in campo, di utilizzare lo strumento fondamentale per le lavoratrici e per i lavoratori di questo Paese, lo sciopero, per sostenere le ragioni e le richieste di un 8 marzo di lotta”.

Di qui un’intera giornata di sciopero per:

  • affermare politiche concrete ed efficaci volte a prevenire i femminicidi e la violenza di genere e sostenere chi si trova in situazioni di rischio
  • affermare un sistema sociale che sostenga il lavoro femminile – a partire da salario e diritti – contrasti la precarietà e garantisca pari condizioni di accesso alle infrastrutture di cittadinanza dal sistema socio sanitario, all’istruzione e alla formazione
  • garantire alle donne un accesso alla pensione che consenta di affrontare dignitosamente e serenamente l’età della vecchiaia
  • contrastare riforme finalizzate a frammentare ancora di più il nostro Paese che, causando ulteriori differenze da territorio a territorio, finiranno fatalmente per determinare nuove marginalità
  • difendere il diritto di decidere autonomamente e liberamente del proprio corpo a partire dalla difesa della legge 194/1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza.

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