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Omaggio a Muscetta, la pronipote Manuela: amore per le radici e ricerca della verità ma questa città lo ha dimenticato

“Sono l’amore per le radici e la ricerca della verità ad attraversare tutta l’esistenza di mio zio Carlo Muscetta. Pur vivendo lontano, non ha mai reciso il legame con la sua Avellino ma questa città, fatta eccezione per il Centro Dorso, non ha saputo custodire la sua memoria. Il suo essere allineato lo rendeva un personaggio scomodo, ancora di più in una provincia democristiana come questa”. E’ Manuela Muscetta, docente di lettere al liceo scientifico Mancini, presente in sala insieme alle sorelle Monica e Katia, a consegnare una preziosa testimonianza del critico letterario Carlo Muscetta nel corso del confronto tenutosi questo pomeriggio a Villa Amendola, inserito nel cartellone “Gli scrittori e la città” promosso dal settore cultura dell’amministrazione comunale, rappresentata dal dirigente Gianluigi Marotta in collaborazione con Quaderni di Cinemasud. “Era il fratello di mio nonno Sabino. Per noi era il professore – spiega la pronipote Manuela – ci appariva irraggiungibile, per la forza morale e intellettuale che lo caratterizzava. Lo ricordo come un uomo sempre brioso ma anche profondo, quasi a rappresentare l’anello capace di riunire le due anime della famiglia, quella imprenditoriale e quella più accademica. Ammiravamo il suo antifascismo, al quale sono state educate anche le ultime generazioni, il suo essere di parte ma con le radici salde. La stessa Erranza diventa un modo per tirare le fila della propria famiglia e consegnare una storia da valorizzare, dai luoghi della Ferrovia in cui era cresciuto all’attività commerciale del padre. Era un polemista, che finirà con il prendere le distanze anche dal Pci, dopo i fatti d’Ungheria, un cane sciolto, una voce fuori dal coro. Amava i luoghi della sua memoria ma detestava la mentalità provinciale, lo scendere a compromessi e il servilismo che pure caratterizzavano la città di Avellino. Lo faceva molto soffrire constatare come la città si fosse trasformata dopo il terremoto. Il suo impegno per il Sud, anche grazie al legame con Dorso è stato costante, era convinto che senza il rilancio del Mezzogiorno non ci sarebbe stato nessuno sviluppo per l’Italia intera”

Il vicepresidente del Centro Dorso Nunzio Cignarella ricorda la preziosa biblioteca da lui donata all’istituto di ricerca, oggi ospitata nella cornice della Casina del Principe e l’omaggio resogli nel 2015 “con la partecipazione del professore Alberto Asor Rosa che pure aveva avuto in passato aspri scontri con lui ma che ebbe per Muscetta parole di grande ammirazione. Dieci anni prima era stato l’allora presidente del Centro Dorso, Antonio Maccanico, suo grande amico, a ricordarlo in un convegno di cui abbiamo pubblicato gli atti. Siamo, inoltre, in trattativa con alcune case editrici per la ripubblicazione della Rivoluzione Meridionale di Dorso che ebbe in Muscetta uno dei massimi dostenitori, fu lui a scrivere una preziosa introduzione che vorremmo riproporre in questa edizione”. Una grandezza, quella di Muscetta, che ha abbracciato molteplici campi “dalla critica letteraria al dibattito sul Mezzogiorno, raccogliendo la lezione di Dorso ma poi distaccandosene. Riteneva che il Sud non avesse bisogno di cento uomini d’acciao ma di una presa di coscienza delle masse. E’ stato al tempo stesso un ecologista antelitteram, tra i primi a lottare contro l’installazione di una centrale nucleare in Italia”

La storica Cecilia Valentino ricorda l’uomo conosciuto negli ultimi anni della sua vita, in occasione delle riunioni del Centro Dorso “Era dolce e insieme severo, ricordo i suoi capelli bianchissimi, il suo parlare in maniera appassionata dei propri progetti, dei suoi allievi con i quali aveva un legame forte. Quasi si commosse nel rievocare le parole dedicate da De Sanctis all’allievo morto durante i moti liberali. L’immagine che conservo è quella di uomo sempre dinamico, convinto che lo studio e la curiosità fossero il modo migliore per mantenere attivo il cervello e non invecchiare”

Tocca al critico letterario Paolo Speranza soffermarsi sul legame di Muscetta con cinema e teatro “Fu tra i primi a credere nelle opere di De Filippo che aveva molto apprezzato, sollecitando Einaudi a pubblicarle, dimostrando in questo modo anche un fiuto comerciale. Anche sul neorealismo e sul rapporto tra cinema e politica arrivò a scontrarsi con gli amici Guttuso e Trobadori difendendo a spada tratta opere come Luci della ribalta e Riso Amaro. Ed ebbe ragione. Aveva compreso come il cinema fosse diventato uno strumento di formazione”

A chiudere il dibattito Enrico Ardolino, docente dell’Università La Sapienza “Parlare di Muscetta è un’occasione per chi vuole avvicinarsi a una delle figure più importanti del Novecento letterario italiano, capace di stabilire rapporti con i grandi della storia italiana, da Sandro Pertini a Leone Ginzburg, da Alfonso Gatto ad Eugenio Montale. Il suo sguardo è militante, a partire dall’adesione al crocianesimo fino ad arrivare al marxismo. Cruciale è la sua attenzione al Sud, è stato tra i maggiori divulgatori del meridionalismo, si è confrontato con Dorso, ha vissuto in Sicilia, ha fatto i conti durante il ’68 con il problema della riemersione della destra ed è morto ad Acitrezza. Ha vissuto in prima persona i problemi del Sud”

La speranza, spiega Paolo Speranza, è quella di aprire la rassegna dedicata a Gli scrittori e la città alle scuole, perchè conoscano gli scrittori che hanno dato lustro all’Irpinia

 

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